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Canova Antonio

PARTE TERZA
Dopo una prima serie di lavori dove l'artista esibisce le sue eccezionali capacità tecniche, ed alcuni ritratti improntati su di un acuto ed a volte ironico verismo, tra il '781 e '783 il Canova esegue, su di un blocco di marmo donatogli dall'Ambasciatore Zilian , il Teseo sul Minotauro. Egli doveva dimostrare di saper comporre alla maniera neoclassica per garantirsi i consensi ufficiali. Alle sua presentazione essa viene infatti accolta con grande favore dalla critica ed uno scultore francese Suasy definì il Canova «scultore veneziano tradotto in greco». Dopo Teseo sul Minotauro, l'opera che segna l'inizio definitivo del suo successo ed addirittura la gloria e' il Deposito Ganganelli (tomba di Papa Clemente XIV). Le masse architettoniche del monumento, nette e stagliate in forme geometriche pure e sapientemente equilibrate svelano, la conoscenza della moderna architetture francesi, attraverso le stampe e disegni di G. Soufflot, J. Chalgrin e unitamente ai tipi fisionomici delle figure, un chiaro riferimento alle fonti classiche. Il gesto solenne del papa simile a Marco Aurelio equestre sul Campidoglio, la Temperanza, l'Umiltà nella loro dignitosa compostezza e l'esecuzione dei loro panneggi, tutto sembra avere rapporti evidenti con la scultura antica. I consensi furono enormi e il Milizia di esso scrive .«Io in coscienza mia fra tanti mausolei che quì esistono per Papi e non Papi non veggio il piu' ben inteso e nel tutto e nelle parti e nell'invenzione e nell'esecuzione...». Effettivamente tutto sembra rifarsi all'antico, ma se consideriamo la statua dell'Umiltà o Mansuetudine (come amava chiamare il Canova) e il bozzetto che e' servito alla realizzazione siamo portati a dare all'opera valutazioni diverse, quanto meno a chiarirci i momenti successivi nel suo divenire. Per fare questo dobbiamo dedicare particolare interesse alle cosi dette così chiamate dal maestro. Esse conservate con altre opere e gessi, presso la gipsoteca di Possagno, sono delicatissimi bozzetti in terra cotta di figure o gruppi di figure alte poco piu' di venti centimetri. Per il Canova modellare questi bozzetti, farli cuocere era estremamente importante. Come se in essi, egli liberasse tutta la poesia, la musicalità, il ritmo che erano insiti nella sua natura, e il legame mai rinnegato con la cultura veneta riaffiora in queste creazioni pervase di sensismo. Spesso v'accenna del suo diario, «a due ore andiedimo a casa ove mi misi a inventare» o ancora, «...andati che fu questi mi misi a fare invenzioni...». Anche Missirini nella sua monografia così lo descrive, «sempre che ei modellava alcuna invenzione lo avresti visto investirsi di passione del suo oggetto coll'alterazione della fisionomia, col pianto, con delizia, con una convulsione generale del corpo». Realizzato il bozzetto, il Canova lo conservava gelosamente e quando questi doveva essere trasformato in grande, incaricava gli aiutanti di formare la statua nella grandezza desiderata,interveniva per finire ed rifare alcune parti, interveniva una seconda volta quando questa era formata in gesso ed una terza quando veniva, sbozzata nel marmo dall'abbozzatore. Si giunge a questo modo dalle freschissime invenzioni del bozzetto alla esecuzione finale «esecuzione sublime»di cui parla anche il Missirini che interpretando i concetti del maestro così scrive «Questa e' l'unica convenzione che v'ha nelle arti e nelle lettere, l'esecuzione sublime. Mentre l'invenzione e la disposizione vogliono sempre unirsi strettamente nella natura e nella ragione, solo nella elocuzione o sia nell'esecuzione, si e' convenuti scostarsi dalle volgari vie dell'uso e trovare una eloquenzia grande, sublime e composta dal più' bello che sia nella natura e nell'idea». L'opera del maestro analizzata fin dal suo nascere e via via nel suo completamento, evidenzia il trapasso fra queste due opposte tendenze; prima fase rappresentata dall'invenzione o bozzetto dove la sensibilità visiva tattile, il gusto pittorico della luce, il senso musicale del ritmo si liberano in tutta la loro passione e la fase conclusiva dove l'opera si realizza attraverso una rigorosissima ricerca formale. E in questo suo divenire, essa sembra riflettere l'evoluzione stessa del pensiero europeo, di questo scorcio di secolo e dei primi dell'800. Passaggio dal sensismo all'idealismo evidente anche nel pensiero di Kant, massimo filosofo dell'inizio dell'età moderna che da un primo momento sensista (precritico), passa al (criticismo) della ragione pura. Per meglio definire e comprendere la poetica Canoviana dobbiamo studiarla alla luce della teoria del tempo. Nell'ultima fase del suo pensiero (la critica del giudizio) Kant sente il bisogno di superare la divisione dei due concetti, mondo della natura legato a delle regole e libertà creativa dalla quale l'uomo è costantemente attratto. Formula così la teoria del genio. Il genio (ingenium da genius, che significa lo spirito proprio di un uomo) e' la disposizione innata dell'animo, per mezzo della quale la natura dà la regola all'arte. 1) Il genio è il talento, arte naturale, di produrre ciò di cui non si può dare una regola determinata, non un' attitudine particolare a ciò che può essere appreso mediante una regola; per conseguenza, l'originalità è la sua prima proprietà.
2) Poiché vi possono essere stravaganze originali, i suoi prodotti debbono essere insieme anche modelli, ciò è esemplari; quindi, benché essi stessi non nati da imitazione, devono tuttavia servire gli altri a ciò, come misura e regola di giudizio (da Estetica moderna di G.Vattimo). Le riflessioni critiche di Kant relative all'arte verranno elaborate da Schiller nei suoi studi filosofici. Esso elabora la teoria, secondo la quale essendo l'uomo insieme natura e ragione, appare dominato da queste due tendenze contrastanti. Esse vengono conciliate dalla disposizione al gioco, che mira a realizzare la «forma vivente», ciò è la bellezza (gfr.N. Abbagnano, op. cit., pag 344). La poetica Canoviana esprime un tipo di bellezza assai vicino al concetto espresso da Schiller. In opere quali Adone coronato da Venere e in Amore e Psiche egli raggiunge, attraverso la raffinata, perfezione della tecnica, il ritmo delle linee, dei volumi delle ombre, il sottile pathos che le pervade, un perfetto equilibrio tra sensismo ed idealismo. Pertanto esse vanno considerate come punti culminanti della sua arte. Se ancora una volta analizziamo fra i tanti bozzetti quello che al gruppo di Amore Psiche si riferisce; ove le due figure giacenti sono allacciate con un impeto di una vitalità, pieni di slancio passionale, ci rendiamo conto che esso non ne lascierebbe mai supporre la straordinaria conclusione. Il concetto di «bello ideale» maturato dal Canova, oltre che in queste due opere è  espresso mirabilmente anche nella Paolina Borghese, eseguito tra il 1805 e il 1808. La bellissima sorella di Napoleone è raffigurata nell'aspetto di Venere vincitrice. Immagine idealizzata eppure viva ove il supremo dominio della materia plastica, l'assoluta padronanza del mestiere ancora una vota consentono al maestro il il raggiungimento delle vette più alte della sua arte, e in questi capolavori egli ci appare lontano da ogni pedante ricordo archeologico, e in grado di farci sentire il sentimento stesso dell'esistenza, sublimato dalla assoluta perfezione della forma.
© Daniele Del Rosso
 
- Associazione Salotto Culturale Rosso Venexiano
- Direttore di Frammenti: Manuela Verbasi
- Testo di © Daniele Del Rosso
- Editing:  Anna de Vivo
 

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a cura di Ezio Falcomer

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