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Alda Merini

Eri una mia amica anche se non lo sapevi, adesso sì, adesso lo sai, ne sono certo!

Il tuo viso - ad Alda Merini

Alda Merini

 

 

Ristagno inquieto
nei segni sul viso
furioso il soffrire
la vita amara

di nuovo solo il sole

Beffardi e nostalgici
gli occhi s'anneriscono
al crepuscolo che
sta calando piano

 

Manuela

Quel filo sottile

quella volta ho camminato in bilico
su quel filo sottile che ci separa dall’alienazione
sospeso in una specie di limbo indolore e incolore
costretto dalla vita a percorrere un tragitto inaspettato
ho misurato la distanza che c’è tra la follia e la ragione
i miei occhi hanno visto ciò che altri occhi disconoscono
lo strazio infinito di uomini persi o presi in cupi pensieri
bianchi stanzoni ormai lerci e maleodoranti di piscio 
ectoplasmi di esseri trascinanti fardelli sovrumani
oppure sguardi sereni anelanti cieli diversi
che ti gelavano l’anima chiedendoti
ragione di un filo spezzato

(immagine da web)

Sei stata, sarai ( Per Alda Merini )

E te ne vai
nel luogo delle ombre
dove la luce spezza il raggio

Non troverai barriera al passo

feroce il tempo
selvaggio il vortice dei pensieri
di una realtà che scappa

Non troverai il silenzio della notte

per questo sogno quasi inventato
per quello che hai lasciato
strappandoci ancora al pianto

Sarai nel divenire poetico

in quel limite astratto
dove non esiste un margine
al soffio che ha spezzato il respiro.

Sarai

Alda Merini

 Una sua citazione ricorrente, davanti ad un caffè, lungo i suoi adorati Navigli milanesi, molti anni fa:
 "La verità è sempre quella, la cattiveria degli uomini che ti abbassa e ti costruisce un santuario di odio dietro la porta socchiusa. Ma l’amore della povera gente brilla più di una qualsiasi filosofia. Un povero ti dà tutto e non ti rinfaccia mai la tua vigliaccheria". I suoi testi, belli come l' aurora, o sconvolgenti come un tramonto infinito e morente, costellato di  lunghissime ombre tremolanti presenti nei suoi testi intensi e drammatici pieni di riferimenti alla malattia mentale che la accompagnò per lunghi periodi. «Sono una piccola ape furibonda. Mi piace cambiare di colore. Mi piace cambiare di misura». Era questa l’anima della sua opera dolorosa, segnata dall’esperienza della follia e del disagio fisico ed economico «Sono molto irrequieta quando mi legano allo spazio», diceva nei suoi componimenti  e la sua instabilità si traduceva in versi ad altissima intensità emotiva, spesso erotica, sin a partire dai primi componimenti, semplici, lineari, di pochi versi.
Originale, estrosa, fuori dalle regole. "Sono una piccola ape furibonda. Mi piace cambiare colore. Mi piace cambiare di misura" aveva scelto questi versi per definirsi "la poetessa degli esclusi". Visionaria, inquieta, profonda ha cantato il disagio dell' emarginato, dell' offeso, dell' indifeso.
Ha cantato gli esclusi e ha vissuto sulla sua pelle una delle peggiori forme di esclusione: Il buio dentro.
Un mio componimento dopo quel caffè:

Silenzio.
non era niente,
solo il silenzio
che sussurrava,
era silenzio.
Non esiste niente
non c’è nessuno,
solo la voce fastidiosa
del silenzio.
Non esiste, Leggi tutto »

Oh Musa

dedicata ad Alda Merini

tormento
non sente più
pulsare le vene
immobile
la mano sul foglio
resta in attesa
pensieri
sopraffanno
offuscano
si abbandonano
al nulla 
Oh Musa
dov’è
il tuo profumo
le tue carezze
il tuo senso
che mi rende viva?
senza te
sono nulla
dove i miei sogni?
sbriciolati in cenere
sparsi
tra le pieghe del cielo
corri
oh Musa
afferrali
e portali qui
li colorerò
ancora
rossi d’amore
per te.

Grazie Alda  non ti dimenticheremo

Il Paradiso è altrove

 

La perdita della primitiva essenza. Dal paradiso dell’Eden alle strade affollate, alle parole di incomprensione, alla totale assenza di empatia, alla ricerca della bellezza priva di sostanza.

Il Paradiso è altrove di Mario Vargas Llosa ci parla di Flora Tristan e suo nipote Paul Gauguin, delle loro speranze mai estinte di ricongiungimento con la matrice originaria: La natura, la madre, l’unica, la più grande.

Il suo romanzo ci trasmette in modo tangibile la loro ribellione nei confronti di tutto quanto uccide la bellezza quella vera, quella che sgorga dalla piena vitale pulsazione dell’essere quando non è costretto in abiti troppo stretti e non è ottenebrato da un pensiero antivitale dettato dalla depressione e dalla paura e dalla necessità di un allineamento formale che gli grantisca una illusione di sicurezza al riparo di quanto non ha mai un vero riparo:

 

La Vita.

 

Flora, figlia illegittima di un notabile peruviano con alle spalle un matrimonio disastrato, tre figli, refrattaria ai rapporti amorosi, Flora incarna l'emblema della proto-femminista con il sacro fuoco della giustizia e degli ideali di uguaglianza sociale... Leggi tutto »

Odo sogna

di Odo Tinteri

Il mio mestiere è costruire sogni da vendere a chi non ha fantasia. La mia fantasia costruisce avventure a chi non può comprare sogni I sogni sono nelle mie mani che parlano di emozioni…..le mie,…forse… Odo ,è un ambulante sulla costa di un mare,…. di desideri

Il giorno, il mare ed io

Il giorno, il mare ed io

saremo vivi domani.
Oltre la coltre della notte
saremo vivi anche domani
tra le vie adombrate
i nostri occhi scalcinati
lampioni dimenticati.
Il nostro futuro sempre
con la testa volta indietro.

©Carlo Alberto Simonetti

Dalla raccolta edita: Vicoli ciechi e usci

Appena un sì in un sorriso

Lirica di Vittorio Fioravanti

Fumo e un colpo di tosse
odore di pane caldo
la sigaretta stretta fra le dita
rosse mele in un cesto
marmellata di more
un fiore e un piattino
di frutta candita

Prima colazione a letto
dove abbiamo con ansia
in questa lunga notte
fatto insieme l'amore
una volta soltanto

Grazie mi dici caro
e m'accarezzi la mano
ma fissi nella tazzina
la schiuma muoversi
del cappuccino

Ero sceso in cucina
lasciandoti sola nel sonno
sul cuscino e le coltri
ricoprendoti il seno

E tu m'invochi tesoro
mentre sorseggi
sbirciando fuori se piove
un braccio teso in alto
con uno strano sbadiglio

Vano il richiamo mio
chiudendo l'uscio
per riabbracciarti
non sai più dirmi t'amo
vecchio mio seduttore
senza neanche uno sguardo
appena un sì in un sorriso
colto riflesso
sullo specchio appeso

Novembre 2007

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