Filosofia | Rosso Venexiano -Sito e blog per scrivere e pubblicare online poesie, racconti / condividere foto e grafica Rosso Venexiano -Sito e blog per scrivere e pubblicare online poesie, racconti / condividere foto e grafica

Login/Registrati

Sostieni l'associazione

iscrizioni
 
 

Filosofia

el tempo ciapà vanti xe bon pei soti

Quando vegnerà beo
El ceo xe verserà,
me vesto de festa.
Doman, se se pol far, farò.
Doman xe vederà,
an cuo,come el tempo
so gnognoeo e me fermo
sora a bagoina a pensar:
"che el tempo ciapà vanti,
xe bon pei soti".
 
 
Il tempo che s’avvantaggia
è buono per gli zoppi
 
Quando verrà il bel tempo,
il cielo s’aprirà,
mi vestirò di festa.
Domani se si può fare, farò.
Domani si vedrà,oggi,come il tempo sono malinconico e mi fermo sopra un bastone da passeggio
a pensare: “CHE IL TEMPO CHE S’AVVANTAGGIA  è buono per gli zoppi.”

Storie e memoria.

 I ciottoli
del torrente
lisci consunti
come gradini di
una cattedrale antica
indirizzano la corrente
da uno all’altro verso valle
un flusso vitale inconscio deviato
a tratti interrotto si riprende sempre
senza meta apparente però scontata: il mare.
Così la storia dei desideri dei sogni - ansiosi spesso
che precipitano rimbalzano tra pietre lise di gaudio paure e opportunismi
giù fino agli arenili lisci ordinari dove si acquietano con la fine di tutto: la memoria..............
 

Epigramma 2

 
se scelgo di me
quello da scartare
resta poco o niente ma
mi piace assai.

Cado

Ho paura di sprofondare
nella nuvola piena
di sogni e timori.
Mi lasciano cadere,
in questo enorme baratro
del mio pensiero.
Scivolo,
è troppo profondo,
non credo di farcela.
Buio, notte infinita,
abbi pietà di me.
Vuoto, enorme vuoto,
abbi cura di me,
rendi la mia caduta un volo.
Brezza,  pura aria,
dammi conforto.
-Tornerai a galla.-
Prima o poi.

Sapere in realtà

sto con le braccia appese
ti leggo e penso
a quanto tempo ho perso
a rincorrere sogni
meteore come astronavi
formicai d'alieni
infantile Achille alle Porte Scee
solitario e pugnace
a improbabili guerre esiziali
mentre la battaglia
era qui nel giorno lungo
d'esistenza glabra.

E cosi mi sovvien l'eterna felicità

Attrazione vincente del nulla
fra la punta di un tacco e i passi di una smorfia
Persuasioni di metafisica dimensione
riposano in altari sepolti
Incombi malevolo spettro di carne
cosi che Io possa farti lo sgambetto
Là, nel letto di fasce mortali
intonerò canti di aspersione disposti alle ceneri
Nella paresi di immobili vezzi visionari
divorerò il tuo ricordo
mangerò il tuo sangue avvelenato
Tesselli di ossa sbriciolati
si confonderanno all'inesaudita morte tua profana
Dolce mi pare questa uccisione carnale
a sugellar lo spirito di anime vaganti.

Non ho paura

Non ho paura del buio.
Ho paura del buio in solitudine.
 
L'oscurità ride di me
nelle lunghe notti
d'aprile mentre
sospiri d'angeli neri
si susseguono.
 
Non temo la morte.
Temo la morte nel buio.

Quando perdo

quando perdo
quella serenità dei sensi
che la tua presenza o il sogno
la notte mi consentono quieta
non mi basta continuare
ad intrecciare la canapa
della lunga corda
di vicende
che ormai mi lega
a questa vita.

ci sono degli occhi senza sguardi che stanno vigili

 
sul retro del palco per proteggere lo scrigno.
pin ,con lieve coscienza
osservo
che per quanti passi
uno pensi di fare
si trova sempre
nel mezzo di un percorso.
il presente è perno centrale
che viene trascinato
da una visione futura
che apre cauta le sue porte.
fa scoprire le sue forme,
a spizzichi,
come bocconi
di un cibo morsicato
ma che ancora triti
per conoscerne il gusto.
ma vengo al contempo sospinto
dal vento passato,
che è fiero 
di avere avuto
ferree orme.
ma cammina ormai
sopra il tempo con aghi consunti
 che ne lacerano i ricordi.
ed il sentiero si snoda
e non capisci, a fondo,
se sei tu che lo scegli
ad istinto
o qualcuno ti ha già dato prefisso,coordinate e mete.
ma, intravedo
un piccolo avallo
nascosto sotto la gran massa
che trova la forza
 di venire alla luce.
allora ,pur padrone di eterno dubbio
vado alla fonte del movimento
e penso:"fu Ercole che nascose
sulla conca
lo scrigno d'Ippocrate,
che rabbrividì svelandosi
solo al tatto 
di mani esperte.
 

 

Passano i giorni

giorni come tomi
non ne aprirò più uno
non leggerò una pagina
un rigo in futuro, li metto
impilati sulla mensola
a raccogliere polvere
nel tempo che mi resta
perché se quelli che ho scorso
non sanno darmi serenità
e mi sembra di aver perso
il tempo a trasportar acqua
con un paniere di vimini
allora siedo sotto una ficaia
aspetto qualche frutto fatto
e se per l'impazienza
memorabile ansia goliardica
qualche volta mi urticherò le labbra
aspetterò di cogliere quello dopo, morbido
appena grinzo con la goccia di ambrosia
e mi addolcirà la bocca più
della solita marmellata.

Cerca nel sito

Cerca per...

Sono con noi

Ci sono attualmente 2 utenti e 1845 visitatori collegati.

Utenti on-line

  • woodenship
  • live4free