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Bianco

Assenza di colore che in sè tutti li assorbe
sei tu bianco davvero segnale per il lutto
così il sudario t'ha perchè simile a morte
mostrata dallo scheletro dal riso cavernoso
il bistrattato nero non è perciò a temere
chè stelle e mondi tanti tiene nell'universo
e nella scura terra s'addorme il nuovo seme
per rifiorire vita slanciata verso il cielo.

Querelle di Budapest

Sono un ragazzo fosfolipidico, alquanto triglicerico, adeguatamente glicemico, politicamente tallassemico. Epatico ed empatico nelle notti di luna piena. Un simpatico adiposo tiroideo, pseudoapollineo, non manicheo.
La mia concezione dei rapporti fra le sinapsi rasenta lo scetticismo.
Adoro assumere sostanze psicotrope come la serotonina, o l’endorfina, o l’adrenalina, o la mia nipotina.
Sono percorso e devastato da processi metacognitivi invalidanti ma esuberanti. Da recessi conativi, incoativi, cogenti; da riflessi speculari ipomaniacali e ancestrali.
In fondo, mi adagio in questa comoda ed ergonomica ciclotimia bipolare per un senso d’innata autodifesa.
Eterogabile, più che omologabile. Non tanto fallocratico, quanto falloliberaldemocratico. In fase postanale e postorale. Epidurale quel tanto da fondere l’inguinale e il supercorticale.
Sono un ragazzo complesso, munito di vocalist, basso, chitarre, batteria e tastiere. Una persona di devastante e ridente espansività leucemica. Con metastasi liriche incontenibili. Con neoplasie espressive risentite e visionarie, fra il dadaismo zurighese, il futurismo russo e il bullismo iraniano.
Ho frequentato la Scuola di Praga, quella di Francoforte. Nel ’68 ero alla Sorbona, nel ’77 alla Sor Maria. Attualmente vado e vengo fuori e dentro la Sor Angelica.
Ho conseguito anche dei Master in linguaggi non verbali a Budapest, L’Avana e Bangkhok.
La mia Bildung è complessa, arabesca, stratificata. Un castello di carta, una rondine primaverile, una paglia infuocata, un polo artico che si dissolve e autoassolve.
Un novyo de la muerte, un picaro de la vida. Una testimonianza vivente delle aporienovecentesche o delle rinascenze romano-barbariche.
Io, Angelus Novus e Homo Consumens, mi godo questo sole geneticamente modificato, tranquillamente seduto nel pergolato, qui ad Eumeswil, nella Terra del Tramonto.

(autunno 2007, dalla raccolta inedita "Querelle di Budapest. Post comici, demenziali, ludicomaniacali")

lo sguardo

L 'abbraccio del mio rimmel
in quel minimo spazio
di buona creanza
scioglie l'assenza negli occhi
carezzando le tempie.
 
Lo sguardo.
Non conosco altra via
per giocarti

come se adesso il futuro sia passato

 Difficoltà irrisorie di un tempo che è stato.
Uno sguardo, smarrito come chi di speranza non ha.
Come chi si è rassegnato al suo destino avverso.
Come un animale circondato, smarrito e braccato ma si immagina ancora un futuro roseo.
Come una nuova vecchia speranza sempre così lontana, così assurda, così malvagia.
Speranze infide a tal punto da strapparti dalla vita, così irreali da sembrare vere, così semplici da sembrare impossibili.
Come la follia che si annida negli angoli oscuri del cervello che distorce la realtà.
Come un caleidoscopio infrange la vita in migliaia di sguardi in un viaggio lungo un occhio.

Un occhio che brillava, un occhio che osservava, un occhio aggressivo che incuteva terrore, un occhio che ne accompagnava un altro, un occhio che divenne opaco.

Un occhio che ora rimarrà per sempre chiuso e con lui tutte le vane speranze. 

pace

La mia gatta riposa sul letto.
E' silenziosa e dolce come non mai.
Un filo invisibile ci unisce.
E' semplicemente perfetta.
Contemplarla nella magia
della notte, sommerso in
questo Silenzio REALE,
mi restituisce la Serenità
tanto agognata in questi giorni.
I miei punti di domanda,
che periodicamente bussano alla
mia Porta,
finalmente possono entrare
nella stanza del Riposo.

E T'Immergi Fino Al Collo Nell'Inutile Girare

E t'immergi fino al collo nell'inutile girare
degli affanni d'ogni giorno che riempiono il tuo tempo
per colmare dentro al cuore quel gran vuoto, quell'assenza,
quel silenzio lancinante che t'insegue dapertutto.

La cadenza batte svelta il tuo ritmo quotidiano:
da una cura passi a un'altra senza mai riprender fiato,
ché se provi a soffermarti sul tuo stato e il tuo prospetto
stringe in pancia la paura del futuro buio e spento.

Passa un'ora dopo l'altra, bene addentro nella notte,
poi si spegne  la candela ed il vetro ti riflette
quello che tu già sapevi: d'improvviso sei svuotato

d'ogni forza, d'ogni senso, sei deluso e scoraggiato
ed esausto ti ritiri accucciandoti nel letto
e rimpiangendo quando avevi il caldo abbraccio dell'amore.

      loripanni

Dormo di te

E dormo in una pace
che non c'è più
dove parole
cedono il suono
e le distanze saltano
il tempo,
dove la luce
si gonfia all’eterno
e sostiene
un filo sottile per mano.
 
Dormo di te
latitante al mio destino
e quella pelle vestita di cera
muta in nulla
come la gioia di un bimbo
in fumo
il canto del mare
in silenzio
il tepore del sole
in neve.
 
Dormo di te
in pensiero
per non amarti adesso
e poi basta,
dormo
per lasciarti riposare
all’infinito
e non sfuggire
in incognito al destino.
 
 

mani

 

Insieme, finalmente

 

abbiamo fatto lo stesso cammino
percorrendo tante strade diverse
ci siamo incontrati che era mattino
due disperati, due anime perse

occhi bassi come cane bastonato
unghie rotte han scavato il profondo
ti ho rivisto e il cuore si è fermato
ti avevo perso, vecchio vagabondo

ti ho indossato, vestito mai smesso
ma la taglia mi andava un po’ stretta
poco importa, ho ritrovato me stesso
per il mondo la sembianza è perfetta

 

-Nera-

Non vengo questa sera per il tuo corpo,o Bestia!
Non mi accosto alla tua bocca
per mangiarti come sabbia cocente
e stamparti sulla forma della mia lingua silenziosa
Smuoverò il peccato intriso della terra dai tuoi occhi
e solcherò gli sguardi Tempestati di Impurità
a cui hai Donato Fertili Ombre
..per mani gelide
..per Cuori feriti
Sotto il tedio incurabile che versa il Tuo bacio
chiedo al letto il sonno pesante,senza sogni
librato sotto il velo segreto
dei rimorsi accolti sulle ciglia
proiettandomi come spruzzo di Luna
su di un marmo dagli Incisi Antichi
e gusterò nella mia fine
il tuo tormentato assenso 
fatto di Indecenti Menzogne
"Nere"
come il Nulla che è ormai impastato nelle mie vene
donato piu' che ai morti
alla Tua stessa Vita
-Runa-

incipit da "Angoscia" di Spephane Mallarmè

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