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Fine ricreazione

Sento come se la ricreazione stia per finire.
E, nemmeno essendo così vecchio
sia di già arrivata l'ora di rientrare in lui.
Lo sento che quasi mi pare di averci
al mattino nel lavarmi la faccia, le sue braccia
in quel movimento che getta l'acqua sul viso
: così: a palmi di mano congiunti ad incavo.
E pure lo stesso sibilo pronunciato di sterno
dagli anni, scoccati a freccia, di tra ciglia rade
sul grande bersaglio riflesso allo specchio.
Ma non si creda che, come dovuto, rientri
a fine ricreazione nella sua testa
piuttosto mi sento assorbito nei suoi lombi
prigioniero rassegnato in un corpo non mio.
Se i corpi possono anche dirsi parenti lungi da scherno
si che un DNA non rinneghi l'altro, la mente no:
estranea deambula nello sconcerto, foranea
accennando ripulse generazionali e non solo.
Del resto, come riconoscersi parenti
se alieni si è a mente come figli mai nati?
Quando poi, finita ricreazione, si fa luce:
la risposta alla domanda sta in quelle grinze di pelle
a guisa di cicatrici, sullo scroto paterno.
Consapevolezza corrugata d'aver vissuto risuona
tra sconosciuti che, solo alla fine, si son conosciuti.
Si che, supino, stringendo convulso un pugno di terra
con la campanella che mi sta risucchiando
per come insiste, tra gli steli campanula
dal vento scossa e riscossa, sento l'umido
ed il freddo che, un giorno, mi avrà ristretto in lui
come un sogno che l'abbia accompagnato in vita
già morto, perchè in definitiva abortito.

ritratto di live4free
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È forte questa tua. Di colpo riconoscere i propri tratti come quelli che sono stati di chi ci ha generati;un legame chimico, fisico, che non ne presuppone necessariamente uno affettivo.
Può il sangue legare due essere umani e in che misura? Quanto vale, a cosa serve se non é altro che quello?
Dubbi esistenziali che ci attraversano quando la paura della fine si impossessa di noi. 
Comprensibili, ma se posso, non utili a vivere al meglio i nostri giorni ;uno sguardo a tutto ciò che abbiamo costruito e donato e che rimarrà nelle mani degli altri forse ci rinfrancherà. Un caro abbraccio. 
 

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Sai una cosa, mia cara live? Proprio l'altro giorno mi chiedevo il motivo per cui avessi titolato questa mia poesia "Fine ricreazione". In fondo ero partito con ben altro titolo, quando avevo cominciato a scriverla. Poi, un po'folle come sono in certi momenti, ho optato per questo titolo. Però continuavo a chiedermi il motivo di questa scelta. Alla fine, oggi, sono arrivato alla conclusione che, ricreazione, non è altro che una reiterazione dell'atto della creazione: così è l'essere umano una volta messo al mondo, tutto intento a ricreare un abitat ideale per la sopravvivenza e ad immaginare un possibile futuro per sè e per i propri discendenti. Si è così protesi non solo verso la ricreazione dell'esistente, da immaginare di potere giungere persino alla creazione vera e propria. Così si è arrivatii alla manipolazione genetica ed addirittura alla riproduzione in vitro ed all'intelligenza artificiale. Ma tutto ciò non toglie il fatto che, ad un dato momento, tutto questo processo ricreativo si arresta. Ma non tanto perchè si muore. Bensì perchè in noi si verifica un processo di regressione di animo. Perchè nell'animo si può sempre restare giovani. La regressione è decisamente fisica: sono le cellule, invecchiando, a tradirci, ad annullare tutta quella carica rivoluzionaria che  l'esser giovani ha in sè. Quella carica che ci fa distaccare dai genitori per prendere il largo, nel tentativo di creare qualcosa di nuovo. Anzi: di ricreare qualcosa di nuovo.
Come tu ben dici: il succedersi delle generazioni nel proseguimento del processo di ricreazione, dovrebbe essere sufficiente a consolarci al momento della dipartita e quindi alla fine della nostra ricreazione. E sono d'accordo con queste tue parole. Però ciò non esaurisce l'argomento che ha per oggetto il cosiddetto gap generazionale. Ovvero: quanto c'è di vecchio in noi sin dalla nascita. E quanto di nuovo riusciamo a ricreare durante la pur breve esistenza? Ecco, per provare a risondere a questa domanda potrebbe essere anche utile avere cognizione di quanto sopravviva in noi dei nostri genitori e per quanto noi rientriamo in essi alla fine dei nostri giorni.Trovo che sia molto importante riuscire a rispondere, anche per capire quanto siamo riusciti ad andare avanti verso il processo creativo,
Grazie di cuore per gli spunti di riflessione preziosi e per l'apprezzamento molto lusinghiero, oltre che per l'abbraccio che ricambio con grande afflato amicale.
 
 
 
 

ritratto di live4free
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Le tue riflessioni arricchiscono sempre! A volte il titolo di un'opera sorge dalle viscere, racchiude il vero senso di ciò che raccontiamo e spesso non lo sappiamo nemmeno, lo scopriamo dopo, rileggendo. L'ispirazione é un'entità indipendente che si impossessa di noi e attraverso noi si esprime. 
 

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Le riflessioni arricchiscono soprattutto quando possono essere condivise. E' dalla condivisione che nascono scambi proficui. Come, a mio modestissimo parere, in questo nostro dialogare.
 

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