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blog di Clivia

Orli di lingue

Ciottoli vegliano ricordi
d'acqua nel deserto.
Su orli di lingue ancora
vive c'è forse un impensato
da stanare.
 
Fogli e corolle, polline
d'idee e sassi d'ami
infilati su steli di vento.
Il respiro tiene insieme
arabeschi, librandoli d'ali.
 
Ogni voce ha denti
per masticare
e fare a pezzi parole,
raccolte e curate
agli angoli della mente
da chi sa ascoltarle.

D'aspre gemme

Giallo di foglie cadute
ottobre ha tutto il colore
da stingersi intorno.
Nel folto di un sentiero
aperto da un raggio
pungente e caldo di luna.
 
Occhi rossi di braci
appena dietro il cervello,
e sulla cima del ventre
odoroso di calicantus
pulsa il cuore verde
d'un prato alcova.
 
Lungo le gambe nude
al tepore del fuoco
è sciolta ebbrezza
che ti piovo linfa dentro
questo caleidoscopio vivo
d’aspre gemme amate.
 

Bosco di luce

Bosco di luce
la neve sopra il muschio,
bacio del gelo.
 

Calici d'inverno

L’arida terra
beve dalle tue labbra
calici infranti.
 

Scuro di terra

Il sole brucia ieri
in cenere di vento
fra le ciglia distratte
di chi sbadiglia il cuore
e televisivamente vitreo
d’angoli in maschera
rimbalza finti sorrisi
dal sapore vuoto.
Mentre la notte stinge
l’aria nel vivo di chi
ha perso ogni andare.
 
Solo un po’ di fuoco
ai fianchi ed una croce
nel sangue che spurga
e pesa il suo calvario
celeste di spine dentro
un cielo strappato d’oblio.
Quando ai poveri cristi
resta solo il colore
appassito della terra.
 
Fiori sepolti i tuoi occhi
in una tomba di foglie
e una scritta improvvisa
di luna sul muschio.
 

Riflessi in noi

Grotte marine
abbrividite dal sole
che bruciando cresce
nel profumo della notte.
Il tuo sguardo piove
tenere gocce smeraldine
su lingue di fuoco vermiglio
da attraversare avvolta
in una tremula vertigine
per arrivarti incontro.
Quando sciolto ogni trucco
fra ciglia bagnate di luna
e sudore mi bisbigli
nei riverberi inestricabili
del cuore un sorriso di baci
oltre il buio in fondo
agli occhi, improvvisi 
scrigni riflessi in noi.

Sguardo d'infanzia

Due bottoni d’oro
cuciti su una nuvola
di seta corvina.
Piccoli soli intrisi
di luce e agguati
fra gli alberi stenti
sulla riva di ieri.
Ma uscivi per sempre
in quel pomeriggio
estivo che affogava  
il suo fuoco celeste
nell'acqua scura.
Svanendo dietro l'angolo
in cerca di un giaciglio
fresco d’edera e ruggine,
dove posare infine
il tuo vecchio sguardo
e indossare due pietre
scavate dai germogli
nella rugiada del mattino.
Dolce Sfinge da guardia
ai miei ricordi d’infanzia.
 

Pupille di sogni

Ognuno ha il suo sguardo
da dire e tacere accanto,
espressione lustra
che suggerisce parole
in fruscio di ciglia
al silenzio veggente.
E ognuno ha palpebre
diverse da adagiare
su lacrime d’asfalto
aggrovigliate di strade,
che occhieggiano beffarde 
le direzioni mai prese.
Vivendo in un guscio
assediato da folti incubi,
per svegliarsi più in là
dentro pupille di sogni.
Senza muri intorno
né porte, chiavi o soffitti
a guardarci le spalle.
Solo due finestre aperte,
come occhi sinceri
che danno sull’anima.

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