Scritto da © Giuseppina Iannello - Lun, 16/05/2011 - 09:32
Lugete, o Veneres Cupidinesque,
et quantum est hominum venustiorum.
Passer mortuus est meae puellae,
quem plus illa oculis suis amabat:
nam mellitus erat, suamque norat
ipsam tam bene, quam puella matrem:
nec sese a gremio illius movebat;
sed circumsiliens modo huc, modo illuc,
ad solam dominam usque pipilabat.
Qui nunc it per iter tenebricosum,
illuc, unde negant redire quemquam:
at vobis male sit, malae tenebrae
Orci, quae omnia bella devoratis:
tam bellum mihi passerem abstulistis.
O factum male! O miselle passer,
tua nunc opera meae puellae
flendo turgiduli rubent ocelli.
* * *
Piangete, Veneri ed Amorini,
e quanti sulla terra di gentili1...
Il passero, delizia della mia fanciulla,
è morto,
quel passero che ella amava
più dei suoi stessi occhi...
Tanto era dolce e conosceva
la mia fanciulla, quanto
un bimbo la madre;
non si allontanava dal suo grembo,
ma, saltellando qua e là,
alla mia sola Lesbia pigolava.
Ora, egli va, per un sentiero ignoto,
donde (si dice) nessuno abbia
fatto ritorno.
Ma siate maledette!... Tenebre dell'Orco
che ogni cosa bella divorate...
Avete strappato alla vita
un passero così dolce.
Ora, per colpa vostra,
gli occhi della mia fanciulla,
rosseggiano per il pianto.
Mia libera traduzione.
»
- Blog di Giuseppina Iannello
- Login o registrati per inviare commenti
- 2728 letture