Probabilmente lontano | Prosa e racconti | Bruno Magnolfi | Rosso Venexiano -Sito e blog per scrivere e pubblicare online poesie, racconti / condividere foto e grafica

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Probabilmente lontano

 
A me non interessa niente. Guardo le persone che vengono dentro questo locale in due o tre per volta, si bevono un caffè, prendono una birra, oppure chiedono un gelato, e tutti che si guardano attorno, e intanto cercano di gustarsi il momento, la chiacchiera amichevole, lo scherzo, la battuta di spirito, e poi via, fuori da qui, per ritornarci magari più tardi, o forse soltanto domani. Sono sempre gli stessi, perlopiù. Mi dicono qualcosa ammiccando, oppure mi chiedono un parere, un pensiero che sia di loro sostegno, ma io sono neutrale, non parteggio mai per nessuno, resto estraneo alle logiche di coloro che analizzano la realtà sulla base del numero dei bicchierini di grappa, o anche dei caffè corretti al liquore, che poi vengono consumati indifferentemente sia dall’uno che anche dall’altro. Non mi riguarda, penso, sono qui soltanto ad asciugare le tazzine e i bicchieri, e a mettere sul banco quanto mi viene richiesto, senza commenti. A volte mi dispiace persino chiamarmi con lo stesso nome del bar, ma è stato mio padre a volere così, pace all’anima sua, non posso fare niente.
Avrei dovuto andarmene da questo paese quando ne avevo ancora la possibilità, e trovare un posto lontano per non guardarmi più addietro neppure per sbaglio; ma si è deboli a volte, e non ci si rende conto che sotto le apparenze di una scelta accettata, c’è soltanto l’assoggettamento ad un futuro che non lo sappiamo ma è già stabilito, dove tutto scorre come un treno sopra il binario, e non porta più variazioni, nessuna differenza tra un giorno e il seguente: le stesse persone, i medesimi discorsi, i soliti sciocchi e annoiati argomenti. Saluto sempre tutti coloro che entrano qui, ma è una clientela che non chiede molto, gente che viene qua dentro a cercare una pausa, un’oasi, una specie di zona franca, dove sentirsi più liberi e ancora capaci di qualche pensiero sganciato dalla logica delle loro famiglie o dal mestiere che svolgono. Siamo tutti uguali qua dentro, sostengono talvolta quei loro sguardi, ed io li faccio sentire sempre appagati, lasciandoli navigare nel loro oblio.
Forse non sono neppure io troppo diverso tra tutti quelli che vedo di fronte a me; mi ritraggo nel ruolo che ho assunto come una lumaca dentro al suo guscio, e lascio con gusto che il grande specchio su cui troneggiano le bottiglie di cento marche diverse, rifletta soltanto i miei gesti visti di schiena. A volte ho sognato per questa nostra cittadina annoiata un locale diverso, un luogo dove scambiare davvero qualcosa: qualcuno che suonasse una musica, delle canzoni più o meno impegnate, dei disgraziati che leggessero le proprie poesie, ma sono sempre riuscito alla fine a sorridere di una scommessa del genere, ancor prima di renderla davvero effettiva. Non ho mai trovato nessun presupposto, nessun sostegno da parte di alcuno, se non al contrario lo scatenarsi gratuito e definitivo di chi avrebbe detto immediatamente che sarei stato soltanto uno stupido a cercare qualcosa che non potrà mai essere minimamente diverso. Così ad ogni sera abbasso la serranda su tutti questi sogni svaniti, esattamente come il vapore della macchina con cui si fanno i caffè, quando forse rimane nell’aria soltanto l’aroma di qualcosa che sa di lontano, ma non si sa bene neppure da dove e per quale motivo sia davvero arrivato qua dentro.
 
Bruno Magnolfi

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