Scritto da © Franco Pucci - Mer, 20/07/2011 - 03:21
Nel giorno in cui tutto e tutti mi ricordano che le primavere passano inesorabili, voglio festeggiare riproponendo la mia prima poesia, scritta circa 30 anni fa, e rimasta timidamente sola e dimentica in un cassetto sino a che, due anni or sono, un Vento Rosso di laguna non le ha tolto la polvere di dosso, regalandole ali forti per volare. Seicento sorelle sono poi nate per farle compagnia…
Un minuto.
Sessanta.
Il respiro accelera.
Il sangue scorre più velocemente.
Paura. Paura di non farcela.
Il tempo costringe la mia mente,
il mio essere ad una frenesia innaturale.
Cinquantanove.
Pensieri si affastellano nella mente.
Difficile scernere, difficile focalizzare la realtà.
Tutto contribuisce a far crescere l’angoscia, l’ansia.
Cinquantotto.
Sono stato invitato alla prima di un film: da chi?
Poco importa. Il film mi riguarda.
Trama inesistente, nanosecondi di immagini.
Subliminale.
Cinquantasette.
Come un uccello volo sopra schegge di vita vissuta.
Intensamente. Flash fotografici. Ricordi.
Momenti di lucida sofferenza altrimenti
convertita in serenità apparente.
Regista ed attore, comparsa e macchietta. Recito.
Cinquantasei.
Colori. Vivi, intensi, accecanti.
Ferite profonde, lacrime mai piante.
Figure a me note e comunque
mai conosciute scorrono veloci.
Manca poco, non c’è tempo.
Quello che rimane l’ho già consumato.
Un minuto.
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