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Edicole Votive !!

Callabiana pilone votivo Madonna Oropa presso frazione Nelva  Wikipedia.jpg
Il sistema viario del paesaggio rurale è punteggiato di edicole votive: strutture di piccole dimensioni, architetture minimali, che hanno una valenza religiosa, con la funzione di ospitare e proteggere, in una nicchia, il simulacro della Madonna, di Cristo Gesù o di un Santo.
Talvolta la loro eccessiva essenzialità e contenuta grandezza rischia quasi di passare inosservata agli occhi del viandante distratto, eppure è facile ritrovarle sul ciglio, lungo le strade di campagna, molto spesso in prossimità dei crocevia, incastonate nei muri a secco, che delimitano i campi, o raramente anche all’interno dei poderi, magari contornate da una pergola.
L’edicola votiva, sia essa rurale che urbana, è il segno tangibile di un’arte povera, la testimonianza di una religiosità popolare di antica data, realizzata per svariati motivi, quasi sempre su iniziativa privata, o per un gesto devozionale, o come ex voto, per una promessa fatta o una grazia ricevuta o molto semplicemente per un bisogno di protezione da ogni male.
Il termine deriva dal latino “aedicula”, diminutivo di aedes che significa “tempietto”. In origine si trattava precisamente di un tempio in miniatura, che ospitava la statua o la raffigurazione di una divinità.
L’archetipo di questa struttura, infatti, risale al tempo degli antichi egizi, collocato fuori o dentro i templi come dimora per le divinità minori. L’edicola vera e propria, tuttavia, si svilupperà nel periodo greco-romano, riprendendo e sintetizzando gli elementi essenziali dell’architettura che compone la facciata dei templi, in particolare il timpano, che nello specifico definisce proprio il fronte a capanna.
A partire dall’epoca medievale, invece, il termine edicola votiva diviene sinonimo anche di tabernacolo o capitello votivo o, in alcune aree geografiche, di santella, come viene detto in Lombardia, assumendo quel modello di struttura architettonica che oggi conosciamo, legato alla protezione di un’immagine sacra oggetto di culto, sia sulle facciate delle case dei centri abitati sia lungo le strade di campagna.
La parola tabernacolo, dal latino tabernaculum, diminutivo di taberna, ossia dimora, nella tradizione ebraica e cristiana significa il luogo della casa di Dio presso gli uomini. Comunemente, con tabernacolo si intende la Teca, presente in tutte le chiese cattoliche, nella quale viene custodito il Santissimo Sacramento dell'Eucarestia con le Particole della Comunione  Consacrate, lì collocate dopo la Celebrazione Eucaristica.
Le edicole votive rurali all’apparenza sembrano tutte uguali, perché il prototipo che, di volta in volta, viene riprodotto è molto semplice: una pila muraria dalla rigorosa essenzialità nella cui massa è ricavato il tabernacolo, la nicchia, che offre alla raffigurazione sacra, pittura murale, statuetta o più frequentemente santino, la difesa dalle intemperie e crea, al contempo, un supporto per un cero o per omaggi floreali e oggetti legati alla preghiera come rosari. Infatti, al riguardo, è tradizione, in particolari momenti dell'anno liturgico, raccogliersi in preghiera per la recita del Santo Rosario, davanti ai tempietti situati nel borgo, soprattutto nel mese di maggio, mese dedicato alla Madonna. Può anche succedere vi venga celebrata la Santa Messa.
Ricordo le Pie donne del mio quartiere, quando si riunivano, nel mese di maggio, nel cortile delle Case Popolari, per la recita del Santo Rosario ai piedi della statua della Madonna di Lourdes, ivi edificata negli anni cinquanta del secolo scorso; un rito che si rinnova ancora oggi. Alla fine del mese il Parroco celebrava e celebra la Santa Messa.
In realtà ogni edicola è differente dall’altra, soprattutto nei rapporti dimensionali che ne determinano poi la forma. I materiali, le finiture e i colori utilizzati, invece, costituiscono il palinsesto minimo di un linguaggio espressivo che contribuisce a restituire carattere e decoro al manufatto, dando luogo, a seconda dell’uso, ad esiti diversi nelle linee e nel disegno.
Molto spesso sulla pila muraria, in basso, sono riportate le iscrizioni con la data e i nomi degli esecutori oppure appare incisa o dipinta la scritta “Ave Maria”, segno che il culto della Madonna è molto diffuso. Difatti pur se nel tabernacolo compare la figura di Cristo o di una serie di Santi, le immagini più ricorrenti raccolte nelle nicchie delle edicole sono quelle dedicate alla Madonna di varia iconografia.
A questi “tempietti” la cultura popolare ha attribuito, nel tempo, una funzione protettiva nei riguardi della casa, della famiglia, della proprietà, e ciò sta a giustificare la loro diffusione capillare sia nel paesaggio urbano che rurale.
Nonostante l’edicola rappresenti il “segno” esteriore di un privato o di una famiglia, diviene poi nel tempo patrimonio della comunità, in quanto sistemata all’esterno della casa o di una proprietà rurale; si apre alla collettività, diventando così espressione corale della religiosità popolare della stessa  comunità.
Queste architetture minimali fungono anche da punti di riferimento sul territorio e la presenza di Madonne o di Santi nelle piccole teche sembra rassicurare il viandante lungo il suo peregrinare, accompagnandolo durante il viaggio o mentre va a lavorare.
 
Fonte: Primo Piano e mie considerazioni.
 

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