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Saranno dolori e petali

Languivano. Nel torpore della saletta della crio
le pupille, nelle loro orbite di compostaggi
ormai maturi tra cui spiccava il verde di erbe tagliate di fresco,
di foglie di fico condotte con equilibrio e biodiscrezione
andavano cercando spiragli in qualche possibile
crepa di una parete, del soffitto. Di ciò che
una volta posizionata sul lettino
da un volto ridens stereotipato, una volta le braccia strette
nelle modernissime fraudolente cinture, le rimaneva.
Uno specchio della baldanza, del calore, della Nestlè passata
sugli occhi di un mezzogiorno appena trascorso, giù alla stazione poi
via di corsa nel gesto estremo di uno sportello aperto e richiuso
senza rumori assordanti, di tranci di rose divenuti steli di margherite,
il petto a cappello di un esterno fluorescente
che le aveva invaso un cuore fattosi piccolo piccolo.
Era rimasta in ascolto di uno stridio di gomme d'altri tempi
di uno sferragliare di calandre, quando s'era seduta, lampi di fulgidi sedili in similpelle
dove s'era rannicchiata, quelli con le perle che scorrevano giù
dalla nuca fino al sudore sul quale s'era chiesta, piacersi o non piacersi.
Risolvendosi che sarebbe bastata una bella doccia dopo la seduta,
una volta tolto il magone. Ci siamo, sentì l'esclamare di una voce maschile, accenti,
dal fondo di un angusto corridoio esterno.
Cambio, giuro, tutto cambierà nella mia vita dopo questa esperienza,
intanto via la Nestlè, ma le sue dispense già erano piene di quanto per sempre
avrebbe voluto portarsi dietro. Nella sua prossima vita niente lame di coltelli,
avrebbe addentato vetri, orli di pensieri trasparenti, molliche piuttosto,
che le sarebbero rimaste tra le labbra fino allo spazzolino elettrico.
Estetismo di una visione menzognera, ingrata, quello della Nutella, di una nazionale sbordante
dai piani degli armadi, lassù in alto, dove le pupille non riuscivano ad arrivare.
Me ne farò una ragione, forse, mormorò la signorina Fidelius sdraiata dolcemente sul lettino.
Forse domani è mercoledì volò il suo pensiero. Probabilmente un uomo lo agguanterò anch'io.
Per lui saranno dolori e petali. Un giorno rose, lo stesso spine.

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