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Ritratto di donna - 6

 
 
            Che me lo dicesse qualcuno di voi! Spiegassero, i più sapienti, quale altro viso è patria di quegli occhi inusuali: il nocciola circoscritto al nero è un marcatore di frontiera così tondo e rigido che mai vi passerà un uomo diverso da me.
            Sappiatelo prima che io lo dica, qui, a voi!
 
            Lessi le sue interiora, dove entrarono le mie schiere. Assediai le sue torri, in cui aprii brecce a parole. Parole! Eserciti di verbi invasori e aggettivi lanzichenecchi, al soldo dell’abbandono, le avevano tumefatto la bocca. Mi aprì il suo cuore; si gestì col mio l’unione. Fu questo l’errore. Per mille giorni, un errore.
            Conobbi la sua anima dalle punte del no che, non estratto, mi ferma il sangue da allora. E provai le dita in gola per tirare fuori la virulenza di quella infezione. Non uno solo di voi pronunciò unguenti opportuni. Non uno!, a prova che nel disastro è contenuta la solitudine delle ricostruzioni. Sì, furono in molti che usarono il deuteronomio della riconvesione sul dolore: chiodo scaccia chiodo, si diceva; chiusa una porta si apre un portone, era il ritornello ottuso, ottundente; ma niente che provenga dal fiato riesce ad abbassare la fiamma che devasta i soli.
            Lo sapevate anche voi: allora perché l’olio inefficace della consolazione?
   
            Oh, la conobbi, certo!, e non grazie a voi. Voi che non mi diceste, a quel tempo, quanto rapido è il vero a mutarsi in frammento di falso - che sempre attualizza il dolore -, appare certo oggi, da quanto racconto. A me no, anche a riviverlo da distante - da altri continenti di tempo -, quanto fosse inattuale mentre crollavo, quanto illusorio si mostri calmare i tremori con le frasi sonore e, se conviene ad acquietare dubbi, si tace e non si muove la mascella del perdono.
           
            Mi chiedete: perché vuoi rivederla ancora?
 
            Ha fianchi belli, lei. Zittiscono i tormenti le sue forme acquattate nelle gonne corte. La cruda ansia che mette nei gesti è al netto delle parole, una lingua portata all’osso. Senza essere l’acqua irrora l’aria della sua pelle. La circonda di intransigente follia d’esistere e l’esistenza stessa è escussione d’occhi, verifica delle pulsioni. Andirivieni di pose. Adorazioni. Si capirà che l’amo più avanti, dove ha traguardo il senso in quel fianco che ruota altrove.
 
            Fu d'agosto, mi lasciò anche il calore, che non cerco se non viene quel sole.
 

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