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Quadro delle pulizie di Pasqua

Come risplende, Lubi. Disastra
l'ordine dei piedi per terra e della polvere.
Allora rido, perchè non ho dove posare il capo
e i cuscini in terrazza fanno finta, son coriandoli sono
in questa nibula d'ossidi e di piombi, ma lei dice: al sole.
Tu dici tante cose che non vedo.
Io vedo come spazzoli l'Arcangelo: con piume
e come sposti il lume dietro la Donna slava, spiga e azzurra
di farsi azzurro sugli anni di siberie, sui cavalli lasciati, imputriditi
nel disgelo. Allora Lubi conta: un padre avvelenato
un figlio fichi e mogli, una casa soltanto
che era sua. So che socchiude gli occhi e sono laghi.
Le mani no, durissime.
Non indovinerei il dolore del parto della pietra per i sassi
per piccole cose scivolate da rimettere a sesto; e così dice
"sembri ragazzina" alla mia giacca, alle gonne bassissime
ma io ascolto. Andare venire le maree
da questo ponte lento e palafitto
venire e andare un mare.

(a Ljuba l'iperborea, con affetto)

E auguri affettuosi a Tutti, e lode all'Uno che ci abbraccia.

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