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La triste storia di Utòpia

Nella città di Utòpia, tutto si svolgeva come sempre.
Ognuno, come un indistinto chiunque, era immerso nelle proprie faccende e non trovava il tempo per un sorriso.
Utòpia era una città ridente, una città allegra, una città in cui si stava bene in fin dei conti, ma erano i suoi abitanti a non renderla affatto ospitale. Di questo, Utòpia, non era certo felice.
Vi chiederete come sia possibile che una città sia scontenta, ed effettivamente sembra un'idea abbastanza folle cui dar vita, eppure Utòpia viveva e cercava, continuamente, di dialogare con la sordità dei passanti.
Utòpia piangeva per irrigare i campi, Utòpia regalava estati e giornate di sole quando il freddo irrigidiva, fino a congelarli, i capelli dei cittadini, Utòpia soffiava forte il vento che avrebbe asciugato i panni stesi al mattino. Utòpia era una madre, una madre benevola finita all'ospizio e dimenticata dai propri figli.
Chissà come devono sentirsi le sorelle di Utòpia, se anch'esse patiscono un simile destino oppure se, invece, siano appagate e costantemente ringraziate per l'operato concesso; mi giunge voce che ne esistano alcune di tempra diversa, più autoritaria, quasi ostile e che pure vengono agghindate, abbellite e ripulite da qualsiasi alone di sporcizia. Ma perché, allora, Utòpia doveva soffrire così tanto? Perché Utòpia non conosceva il capriccio, ma solo il dono malriposto? Pareva non esservi, al quesito, nessuna risposta.
Utòpia, insomma, sembrava nata per se stessa, posta sotto gli occhi di tutti, ma mai osservata né vista da alcuno.
Utòpia era tutto ciò che si andava cercando, aveva il sapore della leggenda, eppure era realtà viva e senziente, ma mai occhi furono più ciechi di quelli che si tappano ostinatamente con la mano, ed era così che camminavano tutti gli utòpeiani, così come gli idèiani, provenienti dalla vicina città di Ideàlia, sorella più prossima di Utòpia. Essi viaggiavano su una realtà che non vedevano, immaginandone un'altra assurdamente migliore, si dicevano gran sognatori, quando da sognare c'era solo il mondo in cui vivevano, che avrebbero dovuto essere più attenti nell'osservare, piuttosto che dimenticarsene a priori.
Questa è la storia della triste Utòpia e questo è, insomma, ciò che voglio dirvi: non dimenticate mai che, dietro i vostri sogni ed idealizzazioni, esiste una realtà che conserva la sua nuda bellezza, una bellezza che, forse, appare un po' troppo rude e meno poetica solo perché ha forma e consistenza che ci è possibile rintracciare ad ogni sguardo, proprio per questo siamo portati a dimenticarla, ed essa non vale meno di ciò che può regalarci un'idea.
Gli utòpeiani hanno distrutto Utòpia, così, in un giorno in cui "tutto si svolgeva come sempre", e l'hanno distrutta cercando di disegnarne un'altra, a detta loro "ancora più bella", sopra la sua pelle, come se si cucisse su di una donna già bella di per sè, un'idea, un'immagine che corrisponda ai vostri intimi desideri ma che non tenga conto della naturale meraviglia della sua essenza, quindi deturpandola, smagnetizzandola, uccidendola. 
Utòpia, così, è morta e con essa quella realtà che era possibile assaporare ad ogni passo, al suo posto un triste ologramma che emana suoni, colori e forme dai gusti appetitosi ma ormai inconsistenti.
 
Alexis{A.H.V.]
15/18.06.2011
 

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