(Si leva un grido) | Poesia | Gerardina | Rosso Venexiano -Sito e blog per scrivere e pubblicare online poesie, racconti / condividere foto e grafica

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(Si leva un grido)

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La mano sua scura,
avrei voluto stretta al petto mio
fino a strapparmi il cuore

voltati e guardami

indosso sì,
i colori della luna e delle fonti
trascino aghi di pino e resina
mistura atta
a ricordarti che sei seme
delle pianure all'ombra
e dell'umano essere.

Orizzonti nuovi
nella mente
e ciglia come ali
a fronteggiare il sole,
mentre nel corpo antico
tutta la stanchezza degli ormeggi
di un navigare tra le voci di sirena
e non trovare baia.

Nel buio 
luci di corallo le labbra mie
a scoprire perle dolci, i denti
e siero di cocco
a dar sapore alla notte.

Vieni,
sarò faro dei tuoi sogni.

All'improvviso la falce,
recise il volto tuo nella nebbia
con ghigno materno, forse...

Se avessi usato la sete
a sacrificio di farfalle e nuvole
oggi, la terra
non avrebbe braccia da allungare.

Niente a pretendere,
se non ancora pioggia
per poter bere.

(si leva un grido)

La voce tua, non bastò
a chieder l'aiuto giusto
se non ad esser deriso
ed oggi riconosciuto
solo in nome dell'accaduto.

Forse un gioco di memoria
o forse, tutto è perduto.
I giorni son diventati Santi,
qual'è dunque il tuo destino?

Dimenticarli tutti quanti...
e ti cancellai il nome.

Domandi a me, chi sono?

Volgo il capo al cielo
e gli occhi tuoi si fanno nebbia,
si fanno gelo

il silenzio è amaro,
sei veleno,

 tu sei la morte
ed una volta io, ero la luna.

(A segno, la mano mia
sfiora la fronte,
e l'anima assolvo
al buio eterno).

 
 
 

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