Scritto da © Antonella Iuril... - Mar, 26/11/2013 - 21:28
Quando la vita di una donna diventa statica, è un momento molto pericoloso, la sua indolente passività speso associata vittimismo è un ingrediente importante della violenza che si finisce con il subire. In tali momenti è fondamentale tracciare il territorio, riallacciarsi al proprio branco, attingere agli innati poteri femminili di intuizione e sensibilità.
Il nostro Ego interferisce costantemente con la nostra naura istintiva; una splendida persona entra nella nostra vita e noi cominciamo rapidissimamente a dimenticarci di noi, cominciamo a vivere in sua funzione, a volte facciamo un lavoro che non ci piace solo per amore dei soldi, oppure siamo portate a pensare che se faremo quella data cosa, la vita di qualcun altro diventerà di certo migliore; questo tanto per citare alcuni esempi di perdita di contatto con la nostra parte istintiva, ed è proprio in questi termini che si finisce con l'abituarsi a vivere al di fuori dei propri cicli-confine, piuttosto che al loro interno.
I cicli sono rappresentati da : nascita, luce , energia, esaurimento, declino e morte, ad essi fanno seguito: incubazione e nascita di un nuovo ciclo vitale. Tutto quanto è vivo è soggetto ai medesimi cicli, siano essi nostri figli, il nostro lavoro, il nostro corpo, le nostre emozioni. Quando una donna è in contatto con questo tipo di sensibilità mistica e pratica chiamata istinto, saprà riconoscere quando è il momento di lasciar vivere o piuttosto è giunto il momento di lasciar morire.
Con questo tipo di autocoscienza tipicamente femminile, possiamo riscoprire la nostra essenza più profonda, il nostro istinto primordiale e le vecchie idee, e le vecchie storie potranno essere sostituite da innovazione in una sintesi creativa che va dal nostro mondo razionale a quello dell'imaginario e viceversa.
"La porta chiusa dietro di me, davanti il vicolo, la strada, la città, la terra e una voglia di vivere e costruire"
Quando la vita di una donna diventa statica, è un momento molto pericoloso, la sua indolente passività speso associata vittimismo è un ingrediente importante della violenza che si finisce con il subire. In tali momenti è fondamentale tracciare il territorio, riallacciarsi al proprio branco, attingere agli innati poteri femminili di intuizione e sensibilità.
Il nostro Ego interferisce costantemente con la nostra naura istintiva; una splendida persona entra nella nostra vita e noi cominciamo rapidissimamente a dimenticarci di noi, cominciamo a vivere in sua funzione, a volte facciamo un lavoro che non ci piace solo per amore dei soldi, oppure siamo portate a pensare che se faremo quella data cosa, la vita di qualcun altro diventerà di certo migliore; questo tanto per citare alcuni esempi di perdita di contatto con la nostra parte istintiva, ed è proprio in questi termini che si finisce con l'abituarsi a vivere al di fuori dei propri cicli-confine, piuttosto che al loro interno.
I cicli sono rappresentati da : nascita, luce , energia, esaurimento, declino e morte, ad essi fanno seguito: incubazione e nascita di un nuovo ciclo vitale. Tutto quanto è vivo è soggetto ai medesimi cicli, siano essi nostri figli, il nostro lavoro, il nostro corpo, le nostre emozioni. Quando una donna è in contatto con questo tipo di sensibilità mistica e pratica chiamata istinto, saprà riconoscere quando è il momento di lasciar vivere o piuttosto è giunto il momento di lasciar morire.
Con questo tipo di autocoscienza tipicamente femminile, possiamo riscoprire la nostra essenza più profonda, il nostro istinto primordiale e le vecchie idee, e le vecchie storie potranno essere sostituite da innovazione in una sintesi creativa che va dal nostro mondo razionale a quello dell'imaginario e viceversa.
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- Blog di Antonella Iurilli Duhamel
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