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I miti Platonici

 Con Platone il ”mito” (storia,discorso orale) diventa “logos”(espressione del pensiero,studio) e viene usato per la conoscenza. Platone (Atene 428 a.c. 347 a.c)
Scrive trentasei dialoghi, in cui il protagonista è quasi sempre il suo maestro Socrate e tredici Lettere. Fonda una scuola importantissima per lo sviluppo della filosofia che gli sopravvive fino al 528 d.c. La filosofia è un impegno civile e rappresenta il processo di crescita dell’uomo come membro della polis. Per Platone il mito ha una funzione allegorica e didascalica ma è anche un mezzo per superare i limiti al di là dei quali l’analisi razionale non può andare. In questo senso esso diventa strumento di verità ed è la via alternativa quando il discorso logico risulta insufficiente. Secondo il filosofo l’uomo sa di non sapere ,è eternamente insoddisfatto,aspira alla verità forse perché l’ha perduta. Apprendere è ricordare,l’anima deve essere riportata alla memoria del mondo delle idee (teoria della reincarnazione) e sarà l’Eros,principio di unificazione del molteplice la spinta alla via della conoscenza. Infatti dall’amore per un corpo si passa all’acquisizione del concetto di bello e poiché “kalos kai agazos”(il bello è anche buono) ci s’innalza sempre più verso il mondo delle idee. Accanto all’amore come mania umana che ricerca il piacere,vi è dunque l’amore come tensione divina verso la verità.All’interno dei dialoghi platonici vengono inseriti sedici miti,tra cui abbiamo trattato “Il mito della biga alata”,”il mito della caverna “ e “Il mito di Er”.
Il primo rappresenta l’anima come una biga alata tirata da due cavalli e guidata da un auriga. Il cavallo bianco rappresenta l’anima irascibile,la volontà,il coraggio;il cavallo nero è l’anima concupiscibile,passionale,la gola,la lussuria ed infine l’auriga raffigura la ragione,guida essenziale delle passioni e dei sentimenti umani per innalzarsi verso l’iperuranio,dove ha sede la verità.
Nel settimo libro de “La repubblica” Platone illustra il famoso mito della caverna.L’allegoria è questa: degli uomini vengono rinchiusi fin da bambini in una caverna,incatenati in modo da poter guardare solo verso il fondo. Dietro di loro vi è una luce alta e lontana e tra questa e i prigionieri si trova un muretto che corre lungo una strada. Qui passano persone,portano oggetti,parlano. Non avendo mai visto gli oggetti reali i prigionieri credono che le ombre siano cose e gli echi voci. Poi un prigioniero si libera e risale dalla caverna verso la luce con un processo lungo e doloroso;solo allora potrà vedere la realtà e la sua missione sarà di ridiscendere nella caverna per diffondere la sua conoscenza. Ovviamente il prigioniero liberato simboleggia il filosofo,gli schiavi sono gli uomini tutti, le catene rappresentano l’ignoranza e le passioni che ottenebrano e la luce del sole è l’idea del bene.
 
Nell’ultimo mito, il racconto di Er,Socrate narra la storia di un guerriero valoroso che,morto in battaglia,dopo dieci giorni viene ritrovato intatto fra i cadaveri. Mentre lo stanno cremando torna in vita e racconta la sua esperienza ultraterrena. Uscita dal corpo l’anima era arrivata in un luogo divino dove stavano due voragini, in mezzo a cui si trovavano i giudici delle anime che facevano salire i giusti e scendere i peccatori. Questi ultimi dovevano iniziare un viaggio di espiazione temporaneo in cui le pene si rivelavano dieci volte più grandi delle colpe agite. In seguito le anime camminavano fino ad arrivare alla luce dell’arcobaleno, dove si trovava Ananke (il destino) con un fuso,accompagnata dalle tre figlie, Moire o Parche che filavano, tessevano, recidevano i fili. Ogni anima doveva qui scegliere il suo “Daimon”(fato) liberamente e dalla scelta dipendeva la bontà della vita futura. Secondo questa teoria della metempsicosi l’”eudaimonia” o” libertà di scelta” è essenziale e ognuno deve farsene carico perché ciò che siamo deriva da ciò che scegliamo di essere.
 
Per concludere l’amore platonico nelle sue tre forme (eros,filia e agape) è il motore del mondo, dalla vita terrena al mondo delle idee,l’importante è per l’essere umano completarsi nell’altro,riempire la propria mancanza come ci indica il verbo “sunballein” che appunto presiede al termine SIMBOLO.
 
Putroppo queste dispense sono necessariamente molto riduttive ma mi auguro che possano costituire un fil rouge sul quale ristrutturare le riflessioni che abbiamo fatto insieme. Grazie per la vostra presenza che ha arricchito e migliorato le lezioni.
 
Danila Corlando
 
 
 
 

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a cura di Ezio Falcomer

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