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introspettiva

Canopo

Danzano fra coriandoli di ammoniaca
le fate del trapasso
si nutrono dell’ombra della notte
stridono i gangli della mano meccanica
che arpiona gole di predestinati
a placare gli dei.

 

dove si leva, d'orgoglio la prima stella del mattino

dimmi, lo chiedo
[e ho poca voce, ormai]
alla conoscenza delle tue vene
 
dove germina la punta di luce
che attraversa la mia attesa?
 
ho sentito il sillabare di accenti
levarsi a calice, nei tradimenti di mille albe

Nel segreto del cuore

tenere in serbo scomparti
colore del vento che oblìa
memorie: rossi
come il sangue della passione
verdi come le prime primavere
azzurri come il manto di madonne
 
custodirvi gocce di poesia
cavalli di nuvole ed arco

Non fumo...più, grazie

…una sigaretta?
 
[una briciola di tabacco
e una lettera d’amore
spiegazzata nella tasca
dei pantaloni della festa]
 
            -perché?-

In ricordo di Voi e per Voi

Come stai?

Come state?

Di Noi si perse il giorno,

Il perché del pagliaccio

Che cosa è
Il pagliaccio?
 
Una maschera!
Per dire delle piccole
Verità
 
Nasconde
La vera anima
Tra risa e battute
 
Il vero motivo?
 

Lucida

Lucida del corpo
primordio che sa
della mente figlia
un’amante stria
paziente, fremiti
al suo uomo.
Non è giorno, sera, notte.
 

D'innocenza e altero coraggio, forse

hanno
tagli sbiechi, le porte
al passaggio di luce
 
si potrebbe dire; forse
un ghigno, che stride
all'innocenza di primavera, o
a quello stare altero
di una rosacea, che 
segna il coraggio
laggiù, alla solitudine

Pasqua

Tra le immancabili mimose
e i cimiteri di campagna
Pasqua
è una sospensione
l'attimo incatturabile

E’ difficile se pure possibile arrivare

 
C’è un limite nelle isole che esubera da un tesoro
di convogli, come pure, in ciò che credo cuore,
la vita trascorre sfiancata, recessa,
quasi abbandonata al corallo aggressivo
della permanenza. Quindi, permanere è una doglia,

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