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Poesia

Se l'Ikea è un terno al Lotto

Cioè, io non so
che se non ci fossero tutte queste gocce di vino
e calcio totale di formiche sulla fòrmica
e briciole a grumi,
e schizzi di agrumi
su salviette debosciate
quasi a ricordare una ricerca
un ready-made
 
io lo finirei sto hamburgher
e spengo il televisore
perché cioè
quattro volumazzi in-folio
un Topolino e un Dylan Dog
sono troppo
a saturare questa prima impollinata di primavera
e io ci ho tanto da fare
ci ho multe da pagare
e da finire la collezione delle figurine Panini
qualche foglia di insalata
per creare il consenso e abbassare il colesterolo
 
e poi buttare tutto a terra
che ci dobbiamo sfruculiare sta pinnacola
e lussureggiare su un Paroliere
e poi contarci scogliere
eczemi sul sedere
e sborate di foto vacanze
affabulare su lungospiagge
e sullo charme dei sceicchi
e i fighi delle Figi
e un Ibiza di sfizi e divieti di dormire
o di morire
con pearcing, petting, footing e Wyoming
 
mi allunghi l'accendino
che tu li fotti sempre a tutti
gli accendini
cazzo di clepto
 
me ne vado a letto
anche se è un terno al lotto
 
era meglio il mogano su cui piazzare un Subbuteo
che striminzirici su questi spazi Ikea
che ti sfarinano l'idea
che ti allontanano dall'Idumea
e che non ti ricordi più chi era
Lorenzo Lotto.

Cos'è la poesia?

 
Come posso spiegarti cos’è la poesia? Piuttosto parliamo dei poeti! Essi hanno tanti di quegli occhi che non si vedono e altrettanti cuori celati nelle parole. I poeti sono fatti di una sostanza diradata a volte, oppure condensata di suoni e fitta come gli intricati rami dei rovi silvestri. Raccolgono la gioia e il dolore di tutti e, senza trasformarli, li portano alla luce per renderli visibili. Così vivono i poeti, in questa bianca solitudine di lacrime silenziose.
 

Malinconica nostalgia

 
Tocco oggetti violentati dalla
tua assenza…
un misto di cannella e acqua marina.
Sento crescere silenziosa la pienezza
di quei giorni: il porto diventa acquatico
cimitero delle mie lacrime.
Vedo il danzare lento della nave,
il suo cullarsi beffardo.
Sapore di malinconia nei miei occhi…
 
Poesia pubblicata nell’antologia “Nostalgia. I grandi temi della poesia”, a cura di Giulio Perrone Editore, 2008

Quando manca.

Sunshine

Perché oggi c'è un sole che sorride
di una felicità piena
che trasforma i colori
li rende materia densa
    dolce lana che avvolge i corpi
o brezza estiva
su una spiaggia che non conosce scoglio.
 
Alexis
28.02.2010

Il giorno

Il giorno in cui la libertà
venne negata
molti piansero,
alcuni risero sommessamente
per soffocarsi
e trovare poi
altra via
per la felicità.
 
Il giorno in cui la libertà
venne contesa
molti lottarono,
alcuni guardarono
solo
per paura
dell'ennesima
illusione.
 
Il giorno in cui la libertà
venne concessa
molti scapparono
per timore
di perderla,
alcuni non smisero
mai di correr
lontano
per riabbracciarla,
questa libertà.
 
E il giorno in cui la libertà
rinacque,
araba fenice
risorse
dalle ceneri,
molti la rinnegarono,
tanti non ricordarono
più chi fosse
e solo alcuni
volarono
ancora
con lei.
 
Caterina Manfrini

Un'idea di ormedelcaos

 Proviamo a fare qualcosa di diverso questa settimana?
tag: parole-mobili
Cosa scrivereste su un tavolo?
 
I testi e le immagini più interessanti saranno parte di Frammenti. I testi o parte degli stessi, sprovvisti di immagine, se possibile, saranno inseriti come vedete, a cura di vanzyrock.
 
Vi invitiamo a sperimentare senza timori questa proposta di ormedelcaos. Un caro saluto a tutti!
redazione

La spiaggia dei ciliegi a mare

Sotto la collina
dove le capre
raccolgono i sospiri
delle pie donne
illuse da una preghiera;
s'andava a mare
per nuotare
rubando le ciliegie
alla donna del lentigginoso.
Sua figlia
non diceva nulla,
ma lasciava fare,
lei
con le ciliegie alle orecchie
in vanità
rubata.
Così un giorno
la presi per mano
e scendemmo ripido il sentiero
a nuotare tra saraghi e cefali
sino a un bacio di sale.
Le pie donne
sul bordo della maldicenza
con i loro rosari di peccatrici
di voglie mai vissute
andarono a rifere al padre
quel che la loro lingua perfida
non tratteneva.
La spiaggia dei ciliegi
ora è coperta da una villa
e di quella donna
ho perso folgorazione,
ma una cosa so
che le pie donne son tutte morte
con il loro rosario tra le mani
e nessuno mette fiori
sulle loro tombe.

Asia è la mia stella.

Sarà perché ero triste
molto sperduto lì presente
forse più fragile di sempre
come quelli che girano attorno
alla propria esistenza
senza farci niente.
e nasci così morbida fresca
dolcissima dagli occhi persi
di quelli che ha chi si fida
e guardano più là
della punta delle dita.
ridenti curiosi sempre
fu per me subito amore
caldo forte imprudente per chi
sa di affetti quasi niente.
sentisti il mio bisogno
come un elfo eri il buongiorno
la tua manina lieve fu d'acciaio
fuori mi portò da quella vita mesta
fissata ormai all'arcolaio.

Dioniso e la follia

 il calzare che batte il suolo
il corpo inarcato
la testa gettata all'indietro
celebro te, Dioniso,
che m'hai regalato la follia
per dimostrare d'essere un dio
 
ah, concittadini tebani,
voi che non gli credevate
guardate noi donne adesso,
come impazzite,
inebriate di vino, piacere e danze,
che corriamo tra i monti.
 
folli sì, folli di consapevolezza!
si può vivere così,
insieme alla natura e agli dei,
godendo della pioggia e del sole
dell'erba che ci accarezza la pelle facendo l'amore,
del piacere d'esistere.
 
io non voglio guarire
: lasciatemi qui, nel tiaso del nato due volte,
Dioniso figlio di Zeus e di Semele,
strappato al grembo della madre,
partorito dalla coscia del padre,
lui, che conobbe la pazzia e fu schiavo,
che lottò per rientrare nell'Olimpo.
 
e se il senso di colpa rimasto
ci trasforma in belve sanguinarie,
se come Agave uccidiamo i nostri figli
e ne infilziamo la testa su una lancia
allora ammazzateci, si.
 
ma non riportatemi dietro l'arcolaio
o nella casa a prendermene cura,
a vivere la vita ordinata di Tebe.
io non voglio la vostra civiltà
: voglio battere i piedi sul suolo
e danzare, danzare, danzare!
 

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