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blog di Bruno Amore

Rughe di...gioventù.

 
Dicono ci sia del buono
in queste grinze scolpite
tra le tempie e gli occhi
e ai lati della bocca.
rughe d'espressione dicono
che testerebbero vissuto
quindi saggezza esperienza ma
c'è chi - molti - non le vuole.
Gli sorrido, allo specchio
cercando di ricordare
dove l'ho guadagnata
questa o quella
come fossero medaglie, poi
lentamente
s'incupisce lo sguardo:
è lo specchio a ridere
che sa quanto era più bella
l'espressione mia
prima di quelle.

Mare nostrum

 
l'onda sulla secca
s'infrange e scroscia
nebulizzando salmastro
e chimiche sostanze aliene.
i pini marittimi scheletriti
oramai nudi grigi testano
l'effetto micidiale della miscela.
sormonta l'arenile e ritirandosi
ne trascina via e le correnti
veicolano la rena ed altro
lungo la costa.
in altri siti in anse quiete
fluendo lambisce deposita
ripascendo la riva.
la natura si spoglia e versa
ossi di seppia vuote conchiglie
piume e penne sulla battigia
che col tempo dissipa
l'uomo lascia vuoti gusci indistruttibili
di unguenti creme profumi
illusorie promesse di bellezza
salute e giovinezza.

Nuovi angeli

siede sulla grata d'areazione
ai piedi della falesia metropolitana
formicaio vetro e acciaio
regalmente assiso nella postura del loto.
ciglia rasate e palpebre come valve
chiuse, di taglio esotico
bistrate in tonalità d'azzurro chiaro.
pelle ambrata senza età
spunta dall'abito consunto
in mille piccole rughe.
è congenere e alieno
al fluire apparentemente caotico
che lo aggira lo supera va oltre.
attira magnetico quasi avesse
un'aura che lo pervade a nudo per
l'assenza di beni evidenti, soltanto
una ciotola di legno poggiata a terra
consumata dal lungo uso.
poi scompare e lo sguardo lo cerca
al suo posto resta un cartone azzurro
gualcito dall'impronta sedile
sul quale campeggia l'acronimo
TWA.
 

Il barbone inconsistente.

 
mi chiamano barbone
non lo sono.
non mi cresce neanche più
rada spinosa
come quella d'un cane
incrociato col procione.
si è vero bevo
vorrei veder voi con quello che...
bevevo anche prima lo sapete
per stordirmi non pensare
che non ero all'uopo acconcio.
lei voleva questo e quello
me brillante intraprendente
ed io ero soltanto capace
di leccare il suo sudore eccitante
di quando tornava dalla corsa
insieme a quanti come lei
spendevano la vita
a fare niente.

Il tempo buono

 
è tempo buono questo
per vivere una stagione nuova
ha cosce e seno di pane bianco
soffice profumato appena sfornato
un sorriso accattivante complice
una voce sommessa appena un alito
quando ti abbraccia e sfiora il collo
e ti racconta della vita che corre via
di quanto lunga sarà da oggi ancora
sa far da dio l'amore lieta e serena
e dopo una sua sigaretta e un goccio mio
aleggiano indifferenti discorsi di poesia
musica prosa politica e religione
finché il ticchettar dell'ore non dice
è tempo.

Il mare degli occhi

 
Cercavo di perdermi nei tuoi occhi
specchi di mare sensuali
che il velario di ciglia d’oro
nascondeva il tuo pensiero.
Navigare verso il nuovissimo
che era lì appena oltre
allettante sconosciuto travolgente
equanimità di vissuto in marosi o bonacce
saliscendi vitali legati a te.
Seduzione rinverdente fragrante
di odori per te ovvi, per me smania
e quando salmastre stille irroravano
le tue gote bianche, concupivo
la dolce debolezza di un attimo
amandoti con tutto me.
Tuttavia nell’albore di un giorno vago
ancora pregna di profumi e sentori della notte
distese le bianche braccia a cingere
le ginocchia asciutte con lo sguardo
divertito allegro fanciullesco, dicesti
vado via!
Le mie, stavolta, le lacrime scoppiate
dal cuore gonfio, spaventato dall’algore tuo
di oggi e non voglio dirti addio
almeno in questa età senza fortuna.

Vivere di vento

 
vivo di vento giramondo
che non ha sostanza
e quella sola forza
spesso senza potenza
strappa insensatamente fiori
dai prati verdi della mia esistenza.
mi porta sensazioni incespicanti
insieme ad effluvi forti inebrianti
e quando lieve a sera si fa brezza
trasporta all'anima dolci le risa
gioir di contentezza.
ma passa inesorabilmente
porta via quel che sentivo bello
lascia foglie secche ammucchiate
là nell'angolo scuro come fossero
speranze inutili a far futuro.
 
 
 

Il piacere dal seno

 
sempre vorrei poggiare
il capo sul tuo petto
abboccare i capezzoli
suggere sotto gli occhi tuoi
dolci amorosi e sentire ridestarsi in mente
quando copioso il latte ne sgorgava.
provare poi nel tempo
a mano a mano un sapore diverso
un brulicare di sensi ormai lontano
dal primo approccio al seno.
eppur seno rimane morbido sensuale
che il suo lindore glabro
libidinosamente fa salire un desiderio
altro dal poppare.
la vita mi dette la voglia di succhiare
ora la rendo facendoti godere cosicchè
un altro desiderio nascerne potrà
una bocca nuova s' aprirà
sull'aureola vellutata e
un capo liscio da una mano carezzata
godrà di quel calore appassionato
che renderà nuovo un piacere usato.
 

Poecanto

 
è forse un brivido
un lamento o una malia
che t'avvicina spesso
a pensieri di follia
graffi profondi che versano
e mai rimarginano davvero
perché lungo è il cammino
verso l'anima che vesti
di colori sempre diversi
sbiaditi oppur sgargianti
qui e là sporchi di sangue
tuo e spesso d'altra gente
che la speranza è solo
un blando detergente.

Tre anch'io

volge la sera
il volto calmo bruno
verso il cuore
 
 
inizia l'anno
soffiando agghiacciato
vento lontano
 
 
il bucaneve
aprirà nella coltre
la vita nuova

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