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blog di Bruno Amore

...grande una vita e più.

Qui trovo e trovavo sempre
dei sensi non smessi la pace
cunicolo tana covo cuccia
dopo la fuga da realtà grevi
oppure volo verso ameni
spazi riservati esclusivi.
Più su nella vita
angolo solingo per sognare
immaginare desiderare
carezzare impossibili voglie
di presenze ancora negate.
Poi campo di marte dei sensi
triclinio per la mensa d'amore
talamo e confessionale dei se
dei come e perché ero lì con lei.
Era è e sarà ansa golfo porto
dove approdare al termine di
cosa viva vibrante o sfibrante
cercarvi o trovarvi conforto
o salpare per il viaggio ultimo
dal quale nessun torna.
 

Amante mia

m'hai piantato nell'addome
dove si coalizzano gli spasmi
le contrazioni che pulsano
venendo in paradiso
un pensiero un messaggio
di piacere erotico sensuale
che non mi da più pace.
allora spendi il pudore
che t'arresta il sogno
brucialo con me sull'altare
sul colle ascoso di nemici
guardali e dammiti tutta
che ti muoia addosso
mentre mi canti quanto
sofferto è il bello.

Medusa

hai serpi in mente
e veleno alle labbra
perché vuoi vedermi
per impietrirmi, forse?
dal tuo sguardo ormai
ho distolto gli occhi
come vento libero
ho spento i moccoli
accesi alla tua storia con me.
non sa davvero amare
quello che sempre vuole
condegno di se l'altro che
pur diversamente ama.
 

I due nemici

Il Caporale Jon mastica in continuazione chewingum impeccabile nella sua uniforme estiva dell'esercito USA: camicia e pantaloni lindi. stirati a vapore, con delle pieghe talmente evidenti da sembrare la divisione del mondo e scarpe nero brillante. Appoggiato allo spigolo della porta, con aria indifferente, da atleta a riposo, si guarda le unghie delle mani, cercando qualche imperfezione. Introduce e accompagna alla porta i prigionieri che vengono escussi nell'ufficio del Comandante. Un tipo dall'aria efficiente seppur con quel vizio maniacale della cura delle unghie. Era un posto di responsabilità, eppure lui appariva quasi superfluo. Come sogliono fare gli americani, in fondo al corridoio, prima della serie di porte per gli uffici, era posto uno specchio, perché gli ospiti si acconciassero a dovere prima di presentarsi, non per vanità ma, perfezionisticamente quasi a testimoniare che la forma è sostanza e Jon, se possibile, l'ha consumato fino alla più sottile lamina riflettente. Bello, fisicamente, come deve essere bello un vincitore, Jon, sebbene non avesse sparato un colpo di fucile, era tra i vincitori della guerra.
S'accende la luce rossa sulla porta dell'Ufficio Interrogatori, Jon apre la porta e due MP escono con in mezzo un soldato in grigioverde.

Guscio per io solo.

tutto il calcare dell'universo
ho fuso per costruirmi il guscio
che perlaceo diventa intorno a me
fuso dalla mia fantasia
così che la solitudine
perfetta perla traslucida vi covi
cresca e brilli viepiù.
l'alimento dei versi più belli
con musiche inebrianti universali
di muliebri forme e caldi corpi
per molcere il sogno di vivere
in tranquille valve paradiso
entro l'invoglio glabro solingo
al riparo dalle vita che non so vivere.
 

Rintocchi

come battito di cuore cadenzato
quassù su questo greppo
cento case di sasso rinverdite
a pro di nordici discesi infreddoliti
mi segna la giornata il tocco di campana
dell'orologio della parrocchiale.
la squilla dice il priore, ormai dimesso
chiamava a raccolta i figli del signore
gli contava il tempo dell'opra e la preghiera
li riportava a casa dai campi verso sera.
ha una voce antica senza tempo
regolava la vita, il suo fermento
rasserenando le ansie ed il tormento
di viver travagliati ogni momento.
ora è la nostalgia di quel che era
non rintocca l'albe a chi si leva
né suona a dir che il sole il vespro ingoia.
batte le ore che non son più quelle
che del domestico non sono più ancelle
neppure a ricordare il dì di festa
desueto oramai il suo ufficio, bronzea resta.
 
 
 

Ricordi di carruggi.

Andando per la città vecchia, quella popolana d’una volta, la vera urbe portuale, si respira l’atmosfera umida, gravida di odori d’umana vivenza e salmastro, bitumi, vernici, opere portuali, che fa del carruggio l’elemento genitore dell’habitat cittadino genovese, più delle piazze, viali e residenze patrizie e nobili. Tra mura di casamenti stretto, che lo riparano da libeccio, tramontana e maestrale, apre la bocca ai moli d’attracco, vicino alla banchina a bagno nel mare. Le colline a ridosso , hanno limitato e reso angusto lo spazio utilizzabile, squalificato perché necessitato di impiantarvi cantieri, fondachi, botteghe di artigiani carpentieri, nonché abituri di maestranze e marineria di terra e di bordo. Fu nido, rifugio di gente presa ogni dì, dal vivere e sopravvivere pregnante presenza organica della città antica, feudale; linfa insostituita e insostituibile della potenza armatrice marittima dogale. Ora è un luogo vecchio, lì da sempre e ancora e sempre riparo di precarie esistenze, emarginate, escluse. Racconta tutto il suo tempo, nei lucidi selci, nelle ombre di certi anfratti, angoli fuori vista, pregni di sentori acidi di corporalità espulse. Gli sbreghi sui muri e l’incuria edile, sono ancora, più atmosfera che colpevole trascuratezza, segnali di precarie economie personali. Fondi nobili per attività antiche, oggi mal sopportate, divenuti bettole ricettacolo, ristori pregni di effluvi quasi domestici, acri, di tabacco, vino, fritture e fiato umano. I cento bettolieri, avvicendatisi, li hanno lasciati intatti : un po’ di calce alle pareti, agli stipiti di ingresso. Suppellettili e muri graffiti da mille ricordi: nomi, luoghi, ex voto, promesse o semplici danneggiamenti.

Contrabbasso erotico

quel contrabbasso insistente
nell'ultima di Norah Jones
che liscia carezza la pelle
come una lieve camicia estiva
quando ti agiti nel ballo
solletica un viaggio erotico
dissotterrato ma, evidentemente
soltanto sopito e allora torna
tu che della gonna di seta
facevi girandola corolla giostra
scoprendo le pudende e il pizzo
e nell'impeto mi urtavi contro l'inguine
con la tua carne profumo di selva
soda e morbida, turgida e soffice
per ridere d'imbarazzo a perdermi
in un quasi orgasmo.
Norah Jones - Chasing Pirates

Ferite di lontano

ora, proprio ora
Lennon sospira Imagine
dalla radio
ed io dall'anima confusa
subito languo.
sarà che questo mondo
mai più tondo, dove
le ferite che di lontano
vengono a sanguinare
su questi marciapiedi
cercano conforto
che non viene
non mi contiene.
tutte le ossa crepitano dentro
quasi per uscirne
e mi cadono le braccia
sfinite, lungo i fianchi.
 
 

Lui vestito di lei

 un assillo come una malattia incurabile
un progetto lungo una vita intera
una tortuosa stradicciola di montagna
interminabile e misconosciuta che
pochi sanno forse percorso goduto ma
del quale tutti parlano cantano piangono
o - come me - aspettano da sempre pur
avendone sciupato molto e molto avuto
vestito di biondo o bruno e rosso tiziano
ma, è ancora qui che l'aspetto, come dose
indispensabile a farmi campare
ancora bene.

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