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Natale 2004

Tutta la famiglia al gran completo: nonni, suoceri, genitori sorelle cognate nipoti, niente pranzo a casa mia, è deciso:

Andiamo al ristorante!

Ci assegnano un tavolo in una posizione che definire infelice è un gran complimento… ad ogni portata, ad ogni passaggio i camerieri, mi sbattono sulla sedia… qualche vassoiata leggera sulla nuca. Ero capotavola, cinque ore di pranzo alla Fantozzi… si alzano tutti… fra una portata e l'altra passa mezz'ora, e un fiume di gente mi sbatte addosso. Se c'è una cosa che odio è che mi vengano addosso.

Un cameriere a mezzo metro da me, fa cadere rovinosamente a terra due flute con il sorbetto al limone, puliscono rapidamente alla ben che meglio... non ne posso più che mi sbattano tutti addosso... tolgo la giacca dalla sedia certa che sarebbe stata  macchiata, sono incavolata nera.

C'è un rompicoglioni sui dieci anni ben tarchiato, che da un'ora e mezza corre avanti e indietro, avanti e indietro, avanti e indietro. Oltre a sbattere ad ogni passaggio sulla mia sedia, ci si attacca con le mani unte, facendo un saltello.

Gli chiedo gentilmente di sedersi al suo tavolo, ci va, dopo un minuto altre dieci corse con frenata sgommante e saltello sulla mia sedia. I suoi genitori e parenti, seduti sereni chiacchieravano beati in zona tranquilla, laterale, e nessuno di loro si curava del rompicoglioni, tantomeno gli diceva di sedersi.

Ho guardato i miei commensali con occhi insanguinati proferendo queste parole:

<<ADESSO SI FERMA!...>>

Le mie sorelle, capendo la cattiveria che era montata dentro di me, mi hanno detto in coro:

<<NO DAI, MANU!>>

Preghiera

Blog foto: Barcellona (144) 

La mia preghiera
è fatta
di parole mute
di candele accese
di sguardi imploranti.
   
        Le mie mani vuote
        le mie labbra chiuse
        la mia nullità
        è tutta racchiusa
        nel desiderio
        di una serenità
        che non mi appartiene
        ma che desidero
        con tutto il mio esistere.
 
Aspetto inerte
passiva e consapevole
che è qualcosa
di inafferrabile
così come lo è
la certezza.
              Maria Dulbecco

Anniversario

Oggi è una data importante,
mai dimenticata e nel cuore riposta.
Il tempo che passa
per me non ha frontiere
e le gocce d'acqua
della pioggia di oggi
sembrano lacrime
ma sono gocce sincere.
Sorrido guardando un fiore,
non lo colgo e gli lascio la vita,
ma col pensiero
lo poso tra le tue dita.

Franco.

 

 

Dai

Fammi godere
-lei graffia -
e lui l'accontenta,
come può.

Dammi il paradiso
-lei prega-
e lui s'improvvisa
come sa.

Dammi il sogno
-lei implora-
e lui disegna strade,
come dovrebbero essere.

Dammi un dubbio
-lei grida-
e lui ne ha tanti,
come respiri.

Fammi di più
-lei trema-
e lui ci riesce,
come se fosse vero.

....

Avevi detto dobbiamo crescere, dobbiamo affacciarci
con un un lume acceso nella notte a quelle finestre laggiù
saranno svegli di sicuro, i poeti non dormono mai.
Ma questa notte mi sorprende nell’oscurità della mia stanza
non ha petali questo silenzio non è fior di loto né una rosa.
Il mare s’è ritirato verso l’ovest, le sue navi non giungono
più al porto.Questa notte mi trova stanca amica mia,  mentre
il pensiero di te mi tiene sveglia strappandomi le palpebre.

Tu Mi Puoi Lasciare

Tu mi puoi lasciare
come e quando vuoi
purché sempre mi riprendi.
Non m'importa quanto soffro

o se dissangui questo cuore:
so che quando tu ritorni
mi ridoni pienamente
vita e meta, gioia e senso.

     loripanni

Quanto Amore Sprecato

Quanto amore sprecato,
stille perse e disperse
d'energia primigenia
solo a te dedicata

e smarrita per sempre
se tu chiudi il tuo cuore
a chi solo t'invita
il week-end a Parigi!

     loripanni

Cuore

 

Nell'inverno lungo del cuore
 non fuochi né gemme né fiori
 solo lisce distese nevose
 pini bianchi e cascate gelate.
 
 Però, vinta la fredda corazza,
 lo feconda il seme d'amore.
 
 Lenta cresce, acquista vigore
 per esploder con mille colori
 e richiami nel cielo canori
 Primavera dal dolce sorriso.
 
 La fanciulla coi palpiti al cuore
 ti riporta la vita e il calore.
 

San Giovanni non vuole inganni

Quel che
si sarebbe tentati di dire
appartenne alla specie
l'ironia insinuante delle nacchere
 
quel che
non riuscimmo
modificare l'ordine dato
chissà, l'invenzione di un flamenco

Nella luce che filtra

Denso un poema di fede
su accenti di note gravi
d'un liturgico canto

S'eleva intenso
un coro vibrante di voci
nella luce che filtra
dalle vetrate accese
d'un'astrale cattedrale
giù tra gl'incastri a colori
fra le vesti e le mani
corpi ed alberi e siepi
attraverso ali schiuse
d'angeli e d'uccelli negri
volti di santi e beati
e visi allegri di bimbi

Trascritte parole
scivolano in gotica calligrafia
nel raggio obliquo
che s'insinua e s'espande
lungo vaste navate
e tra colonne incupite
su strie consunte
di grosse lastre di marmo
tra i piedi accomunati
di fedeli in ginocchio
chini di fronte all'altare

Lama affilata di splendore
tra un filo breve di fumo
su un bianco cero spento
accanto ad un messale
le pagine sfogliate
come da un improvviso
soffio arcano di vento

Maggio 2007

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