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Caldana venexiana de luglio

Xè s-ciopà un caldo che  ne copa.
Rivo ai Tre Ponti
e so già tuta  bomba,
svoltà par fondamenta Minotto
gò la lengua fora
e a san Pantalon me core l’acqua
da i scaggi.
No posso  farve na poesia romantica
co sta gran caldana.
Intanto che la vècia  sìora
la se fa fresco
menando un gran  ventaglio
a la finestrela del  mezanìn,
penso a le dame del setesento
serade  ne i busti  duri
e in gran paruca
co' bocoli de bombazo
e cipria  fina in volto.
Dove mai   'ndavele
co tante  còtole
le  povarasse?
Co’ drìo  la  serva col sesto
 e in  calcagneti?
Forse un gireto in gondola
sul far de la   sera,
fasendose ninolàr  sensa    vògia,
bèvar limon co aqua
respirando l’  aria stagna
e  imaginarse un moroso novo
pena rivà coi mercanti da Zara.
 
 
E' scoppiato un caldo che ci accoppa.
Arrivo  ai  Tre Ponti  è sono fradicia,
girato per fondamenta Minotto
ho la lingua fuori
e a san Pantalòn
mi cola acqua
dalle  ascelle.
Non posso farvi una poesia romantica
con  questa gran calura.
 
Intanto la vecchia signora
si fa fresco agitando  un gran ventaglio
alla  finestrina del mezzanino.
Penso alle  dame del settecento
costrette nei  busti rigidi
in gran parrucca
con i boccoli di cotone
e cipria fina in viso.
Dove andavano
 con tante gonne
le poverette?
Con appresso la cameriera
con il cesto
e gli zoccoletti?
Forse un piccolo giro in gondola
verso  il tramonto,
facendosi cullare senza voglia,
bere acqua e limone,
respirando l'aria soffocante,
ed immaginarsi un nuovo innamorato,
appena giunto con i mercanti da  Zara.

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