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il cielo sopra la Calabria

Per me è la prima volta in Calabria. Gli occhi attenti ad individuare il confine. Dove finisce la Basilicata e dove inizia questa nuova terra. I miei compagni non sanno rispondere né il cartello mi convince: *”il confine è d'aria e luce”.
 
 
Andiamo alla quattro-giorni di un festival culturale: “Il giardino delle Esperidi”. Si tiene a Zagarise in provincia di Catanzaro. Il titolo è stato ripreso dallo scritto di un inglese del secolo scorso. Tale Gissing. Come al solito gli occhi dei forestieri vedono meglio di quelli logori degli abitanti.
 
 
Sono con Donato Laborante. Emar Orante su fb. Lo conosco da poco più di un anno, con lui ho sentito da subito una vicinanza animica. Mi chiama “poeta” ed io “maestro”. Una volta gli ho detto che era un “fanfarone ispirato dal cielo”. Confermo.
 
 
Porta uno spettacolo. Il titolo è “Tessere o non tessere”. Il sottotitolo è “Omaggio alle tessitrici del villaggio neolitico di Jesce”. Mi ha tirato dentro dandomi una parte. A distanza, telefonicamente.
 
Ho accettato affidandomi, con incoscienza.
 
 
Conosco la mia emotività e mi preoccupo. Faccio una ricerca in rete guidato dal titolo e sottotitolo. Individuo due poesie sulle tessitrici. Una anonima del popolo Navajo, l'altra di Pietro Sotgia, un poeta sardo. Gliele invio per carpire l'umore. Nessuna risposta.
 
 
Ad una settimana dall'evento mi decido a chiamarlo. Spaventato dall'ignoto sono intento a rinunciare. - Se, poco poco, riesci a fare da solo!- gli dico. Lui cade dalle nuvole e non capisce il mio tormento. -Vieni ad Altamura che ne parliamo!-.
 
 
-Buongiorno, maestro!-. -Buongiorno, poeta!-. Usciamo dalla stazione ed entriamo in macchina. Di tutto si parla tranne che dello spettacolo. Le sue contingenze sono la raccolta delle mandorle su intimazione della madre (badessa come la chiama lui), “La notte dei poeti”, una manifestazione imminente in Altamura e il “ Salviamo l'uomo di Altamura” il cui teschio lo vogliono a Roma per studiarlo.
 
 
Le mandorle sui rami sono poche ma di alberi un tot. Fosse per me la lascerei sull'albero, disposto al sacrificio se il gioco non vale la candela; e il gioco è spostare il telo e la candela è una mandorla. Quando la sollecitiamo a cadere sul telo, Donato la prende e dice:- questo è l'occhio di Dio- alludendo alla sua forma. La cosa mi imprime e mi fa pensare più ampio:
 
- cogliere in ogni cosa il volto di Dio-.
 
 
All'interno della manifestazione “La notte dei poeti”, Donato ha ottenuto di proiettare un film, “Shephards in the cave”. Il film racconta il recupero, per mano di volontari, della masseria Jesce che ora è sotto la tutela di Donato. Un atto di accusa alle sovrintendenze e alla disattenzione delle amministrazioni locali. Nella presentazione Donato è molto aspro, sembra Giovanni Battista. Un giorno gli taglieranno la testa.
 
 
All'incontro “Salviamo l'uomo di Altamura” non sono andato. Donato mi ha riferito dettagliatamente. Mentre l'intento del comitato era quello di salvare il teschio e l'attrattiva turistica annessa, Donato ha preso spunto per parlare della salvezza dell'uomo odierno di Altamura, sradicato dalla sua cultura millenaria, superficiale e senza valori se non quelli del consumo. Insomma, continua la predica nel deserto.
 
 
Alla vigilia della partenza per la Calabria, mi faccio coraggio e chiedo a Donato se sia il caso che io sappia qualcosa dello spettacolo che portiamo al festival, quale sia la mia parte e se prevede una prova. Donato risponde con la sua solita simpatia :- i meloni si provano!-.
 
 
Fa teatro estemporaneo, nemmeno lui sa cosa andrà a dire. -Il teatro deve essere vivo, l'attore deve cogliere l'emozione del momento e l'energia dei convenuti, niente di confezionato e prevedibile, solo l'ebbrezza dell'incertezza- dice.
 
 
A Zagarise grande organizzazione e professionalità. Alla reception han preso i nostri dati e ci hanno consegnato un pass. Donato gode della simpatia e della popolarità conquistata l'anno precedente. Io mi attacco alla coda del suo frac e mi adagio all'ombra dei riflettori puntati su di lui.
 
 
Mezz'ora prima dello spettacolo ottengo da Donato la concessione di ordinare le poesie che avrei dovuto recitare. Lo spettacolo inizia, io sono gomitolo, l'unità primordiale, serbo tutti i desideri inespressi, tutte le trame dell'universo; il Padre-Madre tessè l'universo con un filo di luce, il filo di luce è la sostanza di tutte le cose.
 
Donato inizia col parlare delle zie tessitrici. Affabula, coinvolge, marca con espressioni dialettali. Io ho un grande gomitolo in mano di colore rosso che lui srotola. Ad ogni suo cenno parto:
 
 
“Mentre la carne cuoce al fuoco, mentre lievita il pane, mentre i miei figli conducono il gregge e il mio uomo li segue a cavallo, filo la lana. Molte matasse per molti giorni, molti giorni di sonno e cibo, molti giorni di pascolo e caccia che il tempo consuma. Con fuso e filo siedo al mio telaio su una pelle di agnello. Penso al motivo insegnatomi da mia madre, me lo ricordo bene, lento lo vedo crescere. Ne farò una coperta come quella che fece mia madre e la madre di lei; lascerò un piccolo buco per il Ragno Divino che insegnò alla prima di noi ad usare il telaio; così la Donna ragno potrà sapere che la gente ricorda e non dimentica mai. E tutto è bellezza, tutto è bellezza, tutto è bellezza.
 
Poesia Navajo
 
 
E' fatta! La fiamma dell'accendino trema oltremodo mentre accendo la sigaretta. Tanta voglia di allontanarmi, di stare solo, di allentare le difese, di silenzio. Eppure è fatta, comunque sia andata. D'ora in poi possiamo goderci il resto del festival.
 
 
Il femmineo prevale trasversalmente. La poesia è il comune denominatore. Fotografia, installazioni, concerti, teatro, trekking. Rimarco tra le presentazione di libri, “Appunti di meccanica celeste” di Domenico Dara. Cogliere la regia dell'invisibile nel sensibile non è da tutti. Intuire la perfezione del Disegno è il passo successivo.
 
 
La direttrice artistica è Maria Faragò. Gentilezza e dolcezza. Spigliatezza e perspicacia. Nel discorso di chiusura del festival annuncia le sue dimissioni motivandole con problemi familiari e fa un bilancio delle tre edizioni. La voce tremante e i fogli inquieti fanno pensare ad altro. Salutiamo e ringraziamo di cuore.
 
 
Abbiamo trovato un passaggio per Catanzaro da una amica, Daniela, una prof di inglese di Corato che si è trasferita a Riace. Innamorata del progetto del sindaco, si è messa in aspettativa per dare il suo contributo al sogno.
 
 
Alla stazione di Catanzaro la Calabria inizia a rivelarsi. Per ritornare in Puglia dobbiamo aspettare le ore 8,00 del giorno successivo. Faccio enne tentativi alla biglietteria automatica poi mi arrendo. L'orografia non giustifica tanto scollegamento. Daniela ci porta con sé a Riace.
 
Fino ad ora siamo stati in una bolla elitaria. Cultura e personaggi di spicco. A Riace entriamo nella carne viva. D'impatto mi ricorda Londra. Un microcosmo in un paese di Calabria. Una sessantina di etnie vicine di casa. I Riacesi supportano il sindaco, l'accoglienza è anche sviluppo locale.
 
 
E' la festa patronale. Cosma e Damiano. La leggenda narra che siano sbarcati a Riace dalla Siria. L'accoglienza sembra essere nel destino di questo paese. Il prete, però, ci dice che non sono mai arrivati in Italia e che la loro devozione sia stata portata dopo la loro morte da dei monaci siriani. I pellegrini arrivano a piedi nudi da i paesi limitrofi. Una tradizione che resiste nel tempo che, per certi aspetti, sembra essersi fermato.
 
 
Daniela è più famosa del sindaco. Si è conquistata la gente del posto e la fiducia degli emigrati, soprattutto dei bambini. Difficile che riesca a fare due passi consecutivi senza abbracciare, baciare, fermarsi a chiacchierare. Ha puntato un personaggio variopinto, tale Mimmo, venuto per la festa. Si presenta come presidente del cazzeggio e tiramisù della gente comune. I suoi colori invitano al sorriso. Daniela lo invita a pranzo.
 
 
Io e Donato ci sganciamo. Vogliamo reperire informazioni per il viaggio di ritorno. Davanti al municipio incrociamo una ragazza intenta sul cellulare. Ad occhio e croce del nord Europa, in evidente difficoltà. La perdiamo di vista quando ci fermiamo a parlare con il vigile. Pare che ci siamo incastrati ulteriormente, i mezzi non circolano durante i tre giorni di festa. Decidiamo di rilassarci.
 
 
Apparecchiamo per il pranzo. In strada, sotto casa. Tavoli di plastica componibili. Mimmo è già arrivato, a capo tavola. Mentre mettiamo le posate, Donato riceve una chiamata, si apparta. Quando levo lo sguardo dal tavolo vedo passare la ragazza nordica. Un saluto cordiale ed iniziamo a scambiare parole in inglese. Donato ritorna e mi fa cenno di invitarla a pranzo. Già fatto!
 
 
Si chiama Katia, è attrice nella compagnia del teatro comunale di Aquisgrana. Hanno preparato delle domande da sottoporre a personaggi che si distinguono in tutto il mondo per idee innovative e visioni. Con le loro risposte intendono creare uno spettacolo. Katia è venuta per intervistare il sindaco Lucano.
 
 
 
 
Oltre non so andare col mio inglese, a soccorrermi e a fare la sua parte è Daniela, titolata sia in lingua che in conoscenza del caso. La conversazione continua durante il pranzo. Daniela le dice che Lucano è a Roma per impegni istituzionali. Racconta delle sue preoccupazioni sul futuro di Riace perchè il sindaco è al suo terzo ed ultimo mandato.
 
 
Katia registra con un microfono portatile e chiede a Daniela di sottoporle le domande destinate al sindaco. Lo fa anche con Donato che alla fine si cruccia per non essere stato pronto nel risponderle ad una. Katia alloggia sul mare, rimane ancora un paio di giorni poi ha il volo di ritorno. Ci beccheremo in giro.
 
 
La festa prevede che i santi vengano spostati in processione ad un convento distante tre chilometri dal paese. Una etnia rom, particolarmente devota, prende in consegna i santi per una notte. Io e Donato non seguiamo la processione, restiamo seduti su una panchina a disposizione del Cielo.
 
 
Prima arrivano Lilian e Piero, conosciuti a Zagarise, anch'essi ospiti di Daniela. Lilian è di origine austriaca, artista, fa gioielli, Piero è di Messina, fotografo, vivono insieme a Firenze. Poi arriva Katia, facciamo le presentazioni. Lilian e  Katia hanno solo l'imbarazzo della lingua per comunicare.
 
 
Nel mentre qualcuno vede Lucano, il sindaco, nel tabacchino di fronte alla nostra panca. Chiedo a Donato di provare a contattarlo. Donato torna col sindaco e gli presentiamo Katia. Lilian fa da interprete, Lucano accetta informalmente e si mette a chiacchierare, sembra l'ultimo dei riacesi, mi ricorda un motto di Guevara “ogni uomo, preso da solo, non vale niente”.
 
 
 
Sospetto assistenza celeste. Il progetto sembra essere benedetto. Katia dice di una associazione nel paese vicino di Camini che le piacerebbe visitare e semmai provare ad intervistare il presidente. La festa di Riace, per quanto ci riguarda, è finita. Io, Donato, Lilian e Piero ci rendiamo disponibili ad accompagnarla. Per Donato ormai siamo i quattro dell'Apocalisse.
 
 
Nel primo pomeriggio arriviamo a Camini. Il presidente è impegnato, ci chiede del tempo e noi ne abbiamo. Un muratore, uomo di fiducia, luce in volto, ci mostra il recupero dei locali. Lo fa ad arte, con rispetto. L'associazione acquista case diversamente destinate alla rovina e ne fa abitazioni per l'accoglienza o laboratori per donne e bambini.
 
Torniamo in associazione. Uno dei membri ci porta in una stanza dove si fa doposcuola. Donato si informa dai bambini presenti dei loro Paesi di origine. Occhi neri e ciglia folte, la maggior parte viene dalla Siria. Donato gli parla di due loro conterranei, Cosma e Damiano, che proprio oggi si festeggiano nella vicina Riace. Un ragazzo ci dice che nel loro Paese “Boom, booom”.
 
 
Il presidente ci accoglie con tutti i membri dell'associazione. Sono compatti, armonici, sussidiari. Colpisce la loro chiarezza e competenza. Lilian traduce, Katia percepisce la loro professionalità, Piero fotografa, io e Donato siamo testimoni. Il modello Riace ha preso a vibrare nell'etere.
 
 
Si riparte. Tutti salutiamo e ringraziamo Daniela, la mecenate. Katia va verso l'aeroporto. Io e Donato prendiamo un passaggio per la stazione di Monasterace da Lilian e Piero che vanno verso Messina. Missione compiuta!
 
 

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