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A strati di sole - poesia collettiva

Una polifonia di voci che che si rincorrono con grazia. Cifra essenziale l'eleganza della forma e protagonista una natura rarefatta descritta in moltissime sue sfaccettature; pari a uno splendido poemetto.
 
 
[1]
Corolle blu scuro 
a strati di sole
 
fantastica vista
la tela tessuta 
in merletti di spuma
e schiuma rabbiosa
 
Braccio di foglie
ciuffi d'alghe indaco
sopra i gerani
 
Il capo adorno
 
rivestita soltanto 
di risacca lieve
 
[2]
Un ricciolo di mare
cinge il viso
e solo un velo d'onda
ti nasconde.
 
[3]
È un rigoglio la spiaggia battuta
di vita minuta,
fragile di conchiglie
poliedri e rose
 
[4]
è sintomo di asindeto
incapace di coordinarsi
mentre polvere e calore
danzano nel seminero
d'una notte forzata
con le gonadi aperte
al sorriso d'un amico...
 
[5]
una manciata d'erba in tasca
una zolla tra pietre nude
petali e odori stinti
fango sudore di cavalli e sterco
un breve sorriso di tracce arcane
fili mossi da mani che non vedi
tra crudeli geometrie ti perdi
e di tale perdite
vivi...
 
[6]
Urla alla luna il mare
dammi la marea
tu luna non sparire
tra la notte e il giorno
 
una nave, dammi
 
[7 ]
Marzo apriva i suoi giorni
scandendo le ore in labbra di sillabe
-sto bene, ogni giorno di più-
 
Le margherite del cielo aprivano il manto dorato
consumando la notte
e il sole sgorgava dentro i miei occhi
 
[8]
... in un istante
tutto fu chiaro:
l'antica fenice
sorgendo dalle sue ceneri
donava all'alba
la sua  luce dorata
e nella storia che si ripete
rivisse la sua vita
ed iniziò a sorridere...
 
[9]
sgorga e ride delle sue sembianze
il comprensibile fino a scomparire
tingendo le dita d'abbandono
ruscellante in atonale corsa 
nell'ora che cerca e che chiede
 
[10]
...e nel silenzio
ascolterò le voci dell'acqua
da leggeri spruzzi
a cascate rombanti.
Facce diverse,
d' un miracolo che si ripete
che dentro la sua terra muore
e come amante aspetta
l'ultima sorgente al primo sole.
 
[11]
scosse da brividi 
alla ricerca d'un riflesso
danzano fate
sulle tue mani aperte
alle ansie e alla ragione
 
[12]
Avrò mai pace...
Sincopati, logori e strabordanti pensieri
si adagiano senza lacci sul letto sporco
di sangue mentale.
Avrò mai requiem...
Certezze senza corposità ballano su
fuochi e cenacoli scoppiettanti di
volgarità riflesse e non vissute.
Sarò in coma...
Radiose come lucciole senza ali
le mie inesperienze si prostrano lente
e orgogliose su filanti labbra vogliose.
Perché tutto questo espletare...
Mi chiedo annusando.
 
[13]
Scaturiscono i densi effetti
le gemme che osano
trascorrere il dedalo
di morte e di vita
fino al vegliare
distese di sensi
fruscianti  l'aria
dal verde rinascere
della madre il sogno
d'un eterno incanto
come musica che scroscia
nel midollo del tempo
 
[14]
e come un fiume di lava
lento scorreva lungo il ventre
della terra imbronciata,
cercando emozioni
che più non rammentava.
Eppure, sapeva, che al di là
degli ostacoli l'universo pulsava
della vita che tanto bramava.
Dalla crisalide una farfalla
allora nasceva e spiegate le ali
verso Orione s'involava.
 
[15]
ininterrottamente le marine ondate
colpivano il lido
con raffiche di conchiglie bivalve
e di maciullate alghe
che putredivano di abissi inquinati
e lontano sul filo dell'orizzonte
un'ala di gabbiano sfuggiva
sotto le vampe sferzanti del sole
 
[16]
I tentacoli,
della medusa
le risorgive, dense,
rendiconti resti
solitari immersi,
né regno delle sirene né mare delle fate,
solitarie reliquie,
sinodi, resti, dialoghi con te, sotto i mari
sotto le soglie,
cerchi il filo
domani la melodia si muoverà ancora
somiglieranno le tue ore
artificiose, tu lo sai
stai scendendo
mi stai raccogliendo,
la mia melodia,
il vento
 
[17]
Quanto ancora
dovrò aspettare?
quanto intingere
il mio pennello al tuo colore?
Nuvole schiarite
sulle turbolenze del pensiero
e l'orizzonte ritorna
perfetto al suo confine.
 
[18]
avvisata intesa 
in noi era l’andare
fors’anche la stretta
che incupiva il passo
tra le caviglie a cera
 
 
[19]
Indeciso il mio incedere
mi porta al domani
a passo lento
mentre il cielo si squarcia
al primo raggio di sole
a scioglier la cera
per liberare i miei passi
non so ancora
se mi condurranno a Te
o si allontaneranno da un ricordo
che ha lasciato il vuoto,
so solo che
io camminerò...
 
 
[20]
Adorato
mi spinge nell'arco di una luna
velo scuro di un'ombra
impressa da petali nell'aria
tra ricci e raggiere
pieghe dorate di cornici terrene.
 
una mano carezza la fine
il viso perdona all'alba
odore di erba verginella
a colorare il buio.
 
 
[21]
Potrò ancora scendere
sui gradini del cuore?
Potrò  danzare
dove  tutto è desiderio?
Come un Dio immortale
sarai barriera al mio dolore
e sopra sandali di piume
volerò con te.
 
 
[22]
Mi cogliesse 
l'alba
sugli scogli
 
addormentata
 
stella di mare
nuda
 
solo di cielo avvolta
 
mi cogliesse
il respiro
del sole
 
con un bacio
sulle mie labbra
di bianco sale
dipinte
 
e lieve 
d'amore
un'ultima carezza
 
l'ala di un gabbiano
posarsi
sui miei occhi
arresi al buio
dell'ultimo orizzonte.
 
 
[23]
Avvolgo in riccioli
di lana caprina
un filo di vita
che chiede e vuole
solo semplicità.
Non è possibile, mai.
 
[24]
Si stringe, a sera
l’anemone
facendosi il più intenso smeraldo di un viale
 
la ringhiera s’apre
e si chiude
 
 
[25]
Stridono i muri
annusandomi l'anima
nel cuore tira vento
socchiudetemi gli occhi
tanto da non farmi sentire
 
 
[26]
ecco il sogno da sveglia
che il palmo carezza
una mosca di cartone sento 
il contatto del mio palmo
lento alla sua schiena
 
 
[27]
rabbiosa striscio dal mio umido antro  e guardo il cielo stralunato
di un autunno ormai cresciuto, sono nuda senza guscio
e invidio la rosa d'autunno  che si bea dell'ultimo raggio
sotto  un sole sbiadito che osserva 
la pioggia e le sue diafane perle
 
[28]
Quando ci radunammo sulla spiaggia,
fra le concave navi e la pianura
cosparsa di morti insepolti,
che cosa fu allora
ciò che ci fece tremare nel cuore?
Forse fu l'alto grido del capitano,
o lo stridere doloroso dei gabbiani,
o quella luce torbida e tagliente
all'orizzonte, che filtrava da stracci
di nuvole irrequiete, o fu il mugghiare
iroso della risacca?
Mentre ci stringevamo l'uno all'altro
incerti delle nostre anime
quale fu allora il segnale,
chi fu che prese la decisione?
Nessuno lo ricorda: solamente
che con il cuore gonfio di presagi
salpammo per l'oceano infinito,
e quel mattino, e quella luce inquieta
non li abbiamo mai più dimenticati
 
 
[29]
..e adesso
che di parole sono stanca
vorrei  ascoltarti muta.
Dove nascondi il respiro?
dove sentirò il tuo profumo?
Scendo ancora
dove l'acqua è cristallina,
dove ogni cosa
è purezza e meraviglia insieme,
dove trafiggere il tuo sguardo
sarà necessario.
 
 
[30]
si seppelliscono i morti,
per i cimiteri
per non staccarsi dalla terra
per un cielo con un occhio solo,
per valicare le colonne d'Ercole
morti quella volta
 
[31]
A nulla serve
fermarsi a piangere sui ricordi,
nella consapevolezza
che il cuore merita di più
il poeta prende il largo
salpando per altri lidi
accarezzando nuovi orizzonti
nella luce di un'alba
che non chiede nulla
se non di esser vissuta
intensamente
fra le rive della Vita...
 
 
[32]
scesa come musica
la pena che spegne i fuochi
l'allontanarsi della sete
incastonata di smarties
 
[33]
Le voci sono insondabili misteri,
affabulano l’anima che dispera,
svuotano i segreti della memoria.
 
Un attimo riconosce e incanta,
senza dismettere i malesseri
l’affanno dei pensieri arrovellati.
 
Il ritmo delle ore innocenti
assedia il cruento pentimento
dei passi amari dentro al cuore.
 
M’innerva la consapevolezza
della sopraffatta volontà,
tace ancora e perdura smarrita
l’indifferenza radicata fonda.
 
Sibila la perfidia delle parole,
incuriosisce il male e si desta
nel labirinto che strangola.
 
M’innamora la cupidigia dei dolori,
se vuoi specchiarti tra le spire.
 
[34]
è in consulta la carica
alle spore
miliardi una volta abbarbicate
lanciate lontano per la vita
 
là un larice, un faggio, un castagno, un pino,
una quercia, solitari.
compositi sospiri le lamelle
i gambi
 
[35]
Sortisce donna come autrice,
ripiega il ventaglio d’avorio,
la nuca china dai morbidi
ruffelli dorati dei capelli.
 
 
E’ notte,
alle spalle i vincoli
della claustrofobia cesellata,
nel palmizio un karkadè fresco
per un frammento d’eternità.
 
 
La testa
In piena luce aranciata,
il corpo appare
buio e azzurro,
uomini parlano di folate,
di vento caldo,
olfatto di sabbia.
 
 
All’ombra di un altare
riposano capitelli,
lucidi di luna,
laggiù in fondo
all’orizzonte
un’oasi di verde cupo,
necropoli.
 
 
Oscilla donna
lenta le gambe,
nasconde il cuore
in seno,
per un tempo
che
promette eternità.
 
 
[36]
 
I gambe si diceva
dritte
schiave, in sella l’idea tubulante
 
 
[37]
cartomante  rispondi a caso
al dubbio degli eventi,
ogni foglia tu accartocci
nel filo dei pifferi mai silenti e
ci disperdi  in quei fragili ricordi.
 
 
[38]
..mi affaccio
dove tutto è stato detto,
Amore, grazia,
speranza e dolcezza infinita
ma anche tormento, rabbia,
delusione e paura.
Restano pochi versi
a chiudere un lento pensiero,
qualche getto ancora
insieme a un sospiro.
 
 
 
 
poeti autori di questa poesia:
 
[1][9][11][18][26][32]©Manuela Verbasi
[2] ©crobiotermi
[3][30][34] ©baluba
[5][15] ©Pinotota
[6][24][36] ©taglioavvenuto
[7] ©Princ3ss
[8][19][31] ©SempreGio
[10][17][21][38] ©Raggiodiluna
[12] ©blinkeye62
[13][16] ©matris
[14] ©Ladybea48
[20][25] ©Marika 
[22] ©Stefania Stravato 
[23] ©Sara Cristofori
[27][37]©ariele57
[28] ©Franz
[29] ©Neroveneziano
[33][35] ©Anghelos
 
presentazione di Raffaele Piazza
gatto
 
a cura di Manuela Verbasi

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