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iscrizioni
 
 

Niente intorno

 
[1]
Colti nudi come sponde
pensiamo, forse, a quanto scorre lenta
la legnosità del tempo
la nervatura dell’ora. Contorti,
nella torre dello scambio, e con
piccoli seni.
 
La corolla della stanza chiusa,
il fiore del soffitto appena maculato dall’umido
la diffusione dei respiri dai balconi
il vuoto, nel punto comprenso del busto
- un deserto a volte
con l’insopprimibile duna del corpo
mossa
per rimuovere le notti.
 
Dal ventre lanci come una barbarie
di picche.
 
 
[2]
Leggiamoci, leghiamo prima le scarpe a terra.
Sciolte nell’affondo o il salto
stesso il librarsi a due figure.
Vale solo ai teoremi il mezzogiorno se non lascia ombre.
 
[3]
Penso a come ti poggi
all'immenso pianeta che ti viene addosso
al cuore dell'aria che ci respira
alla lama della lingua che devasta l'epoca
del bacio:
 
il colpo proprio dove insiste ribalta la ferita.
 
 
[4]
eppure il tempo è così veloce
 
ma non qui
parco il nostro dare
il nostro darci
privandoci di un ascolto
facendolo scorrere sui fianchi
 
 
[5]parliamo di nei sulle distese della pelle
uniamo i punti in profili ideali
 
quel muro che stacca il sospirarti dal mondo
s'ammanta di rose rampicanti e di boccioli
 
[35]
di certo il neo
non guasta
chè il tuo "unir"quei punti
disegna
mappe celesti :
costellazioni
e lembi di sospiro
sembrano prender corpo
e il muro che s'adorna
è un arco trionfale.
 
[6]
Ti ricordo alla grazia del vento.
Ricordo la scintilla: innestata la talea del
fuoco nella carezza del ramo, sbocciò l'eco
con un tremore incauto
alle barriere.
 
Nessuna pelle dall'esterno
trattiene il muscolo tenero del verbo
se non combatte prima l'angelo
l'illusione del silenzio.  
 
[34]
...né mai vi fu rigetto.
 
Ardente la talea
altro fuoco germinò
nel vento
 
e furon suoni
e canto
a rompere il silenzio.
 
 
[7]
a calici sbocciano là dove posa i piedi,
le stagioni a vestirla ed adornarla
i piedi a salirle al collo,
linea continua che nessuno spezza
 
di lei, ad ascoltare, stormi d'aria
e tortore
 
 
[9]
ma i calici, e le coppe, /e il tentar d'ali che avvolge e corrompe/ non s'erge mai nudo, come foglia astrale che fugge solitaria nella notte, e come il tremebondo cielo ha virgulti d'ossessione antica,/ di nero ruggine e riverberi nodosi,/ anche il nostro spasimare lucente sbatte contro luminarie spente/ e s'ammazza di solitudine al primo accenno di vita che le salga dalla gola a corromperle il seno nudo
 
[10]
credi al segno che esegue il tendine,
la ribellione incessante degli occhi,
l'udito più fragile del tuo cristallo vero:
un capello mi scivola sul petto
e la sua seta impone il mare
in un profondo fremito.
 
Non c'è altra scena nel luogo
che ti accoglie, se non l'agilità
che hanno le tue ciglia
e un capriolo.
 
[11]
dal fiore al fiore
specchiando l'eco di un centro
 
nell'accogliere un pensiero
sono le dita a dire
a dare il tocco che scorre
la curva protesa
 
e muove e torna
in richiami proiettati
appena sopra il suono
 
[33]
...saranno attese vane
prima che torni il giorno
 
nè vi sarà richiamo
che induca al ritorno,
 
se guardi le tue mani
vi leggerai
nascosta
la nota
antica storia
senza risposta
ancora.
 
 
[12]
Così ti accolgo, tersa o concava,
acanto o incenso,
inventata loggia che impone
l'orizzonte di telluriche innocenti:
movenze da cielo nel mistral;
le nuvole vanno indietro
e tutte le vette ai piedi
di quel marmo che ti innerva. 
 
[13]
porgere un ciglio alla bruma
salva di innocenza ogni gesto
da qui a domani
e in ogni poi
 
dove resta morbida l'ombra
spiccando di riflessi umidi
sul viola
e non cerca alibi alla voce
 
[14]
questa voce che simula il rudere di un sentimento,
la struttura del non sei qui.
Ma chi saggia l'angostura di suoni poggiati
che profuma la notte
dalla sua luna abbattuta?
 
L'essere - il tuo essere moneta e luogo,
prezzo e conquista - come una fragranza di luci
(non scossa, non improvvisa, nè auspicata)
che attraversa la breccia del primo cielo decaduto:
in precedenza, solo l'angelo poteva trafiggere le visioni. 
 
[31]
ci sono fiori scuri tra le crepe
passaggi troppo stretti per le ali
cadere insegna il luogo
e dal basso ogni suono si raccoglie
 
sul palmo spazio alle voci
e il labbro curioso del sapore
 
la piega stanca ama i crepuscoli
e ne fa luce modulata al senso
 
[32]
e pure tra le crepe
saprai aprirti un varco
 
cogliere i fiori scuri
e d'un sol balzo
volare
verso il Cielo !
 
[15]
tutto arriva come vento
a fecondar di semina
ogni cosa.
L'oscura terra
apre alla saggezza il cuore
e inizia la luce
a scavar di tenebre
il suo seme.
 
[16]
ora dimmi come s'apre il tuo ricovero.
Dove la delizia trova riparo
e, se sale il tetto,
quanta vetta in te si coglie.
 
Dillo alle mani,
dillo senza parole.
 
[24]
di faccia al canto
di marea gli occhi
qui
fronda di ciliegio
che smuovi:
a gocce, oblique alla schiena nuda
che s'imperla
tremando di cielo, i voli.
 
[25]
lenta scorre
sulle vie del cuore
l'onda di piena
dello sguardo tuo
e luce porti
come se fosse Sole
 
e ancor più in alto
vai
tra lembi di cielo
e caldo, dolce fuoco
 
mentre s'arresta
e placa
dell'animo il tumulto.
 
[17]
..possano star mute
 le parole
e dire di pensiero
al tuo pensiero...
sali con me
dove non è più ombra
e ferma lo sguardo tuo
verso il sole.
 
[36]
e il sole ti raccoglie
e spande al cielo
le tue scaglie
dorate
 
non serve più
il rimpianto
delle tue cose andate.
 
Or tutto è pensiero
e la parola cede.
 
[18]
caldo e freddo
                       voglia e ritrosia
 
pianticella al vento della frenesia
                        pianto eterno
 
della colpa mia
 
amarti al sempre della fantasia
 
-niente intorno-
                      questa nostalgia
 
foresta senza foglie: vita mia.
 
 
[19]
dì tu, se d'un fior di gola si possa
farne fatto, smemorarci
dillo, tu se hai fede nel sembiante
o forse no
 
forse erano voci
lanciate da uno specchio all'altro
come fanno ragazzi
che si vogliono parlare
 
ora però, qualunque cosa stata
spingono le sere 
molli i sostare prima della toppa
dopocena, profumo, boulevard
 
[26]
forse diluvi di coralli
a sperdere le vene della notte
allungate a delta
di sontuosa superbia,
forse spini
accesi, a leccare
ombre di baci
sulle caviglie nude.
 
[20]
molle e traverso
il pensiero sfugge alla sigaretta
parla di languidi sguardi bistrati
e tocchi  lenti
 
era la porta sul viale
erano le scale
a perderci prima dei sospiri
 
devo ancora averne la chiave
 
dovrei
 
 
[21]
eri così bello
di luce piena, australe
soffuso 
come vento le parole
le mani
 
volerti, volermi
è questo
 
nel segreto del corpo
è racchiuso il senso
 
[27]
e tra le mani 
che si sperse
il vento
 
cercammo invano
l'eco di parole
andate
 
e invano
rincorremmo
le ombre del ricordo
 
[22]
Dunque, la corrispondenza delle foglie
per ramo e per costola
entra nel suo autunno di messaggi
spargendo indifferentemente tutta la ruggine
che colora le parole della terra
e, in fondo, tranquillizza i lumi.
 
La zolla che ti ha fa seme
può l'opera di una pianta certa
e nasce da sè, con più forza della forza con cui
commenta il vento l'opposizione
della veranda alle sue entrature. 
 
 
[23]
Rigurgito di vomito/bocconi di vita mai digeriti/che bruciano le labbra oramai mute e sorde/ai baci corrosi dall'abbandono/ignorati dai sentimenti e ignoranti l'amore/bruciati in un forno privo di calore/senza fiamma o ricetta le ciambelle lievitano/ prive di sapore intorno al buco in cui precipita il condannato alla giusta pena/per aver respinto la vita dalle proprie viscere traditrici.
 
[28]
non c'è che da accogliere l'amaro inganno/ che il nostro fiero arrenderci alla vita/ o al suo bugiardo simulacro/ ci ha indotto/, ma la vita è cose belle,/ è la tenerezza che ci assale/ è l'infiorarsi tosto della natura che s'erge a maggio/ lungo le tappezzerie spoglie / di autunnali specchi e d'inverni lunghi, / e barbagli d'eleganza solo apparenti,/ m'arrendo,/ se ci state,/ ma solo alla vita che mi scelgo,/ ogni a ttimo,/ indispettita dal sentire accorate difese di quanto sia vita/ taluna cacca che ci circonda
 
[29]
Nulla...niente...sciocchezza...inezia sono.
Ai tuoi occhi...alla tua bocca...ai tuoi gemiti...al tuo bisbiglio
non riesco a dare pace.
 
Da qui...
 
Ti ascolto mutando il cuore...
 
 
[30]
a corde di fuoco, sospesa:
i polsi nudi, morsi a carezze
da infiorescenze d'ibischi
dilagando in vena
lingue di curaro,
oltre le curve di calce viva,
tagliate nel buio, in assenza di vero.
 
[37]
Di questo ti faccio padrona: del patto
tra tremori. Del mormorio incauto che ostenta
la nuca, la morbida piega che dal capo
riverso sembra muovere pareti e fionda
capelli e resine come un bosco
o più semplicemente il presagio
di una mano turbolenta e dolce
dissolve la pelle nella sua onda più profonda.
 
[38]
…e guardali
questi rami
che non son parole
c’hanno perduto il seme
e le radici al marcio
… e sentili
questi lamenti
sono i figli miei
che non son mai nati
… e toccali
questi dolori
senza sangue alla corteccia
assenza dell’amore
che ti sei scordato. 
 
[39]
a fili, l'oro
s'insinua di trame
e sfarfallii tra broccati fiorati
- uccidimi d'illusione -
oh si, accecami annodami
cavalca i margini neri, passa
oltre
i fragili archi di stelle
- amo i fondi senza luce -
dove annega la sua veste il cielo.
 
 
[40]
Bendami gli occhi, accecali,
fa che la pupilla s’offuschi
che l’iride s’oscuri 
nel tunnel del vuoto e del tetro.
 
Imbavaglia la bocca,
azzittiscila, fa
che le labbra tacciano,
che la lingua sprofondi
nel pozzo delle bugie, 
delle falsità.
 
Legami gli arti, immobilizzali, 
fa che le mani intorpidiscano,
le gambe paralizzino nel ghiacciaio 
della solitudine e dell’insensibilità.
 
Rubami l’intelligenza, rapiscila, 
fa che la conoscenza bruci,
la sapienza s’incenerisca nel vulcano 
della vita e della futilità.
 
Seppelliscimi il cuore, tumulalo, 
fa che la passione s’infradici,
che l’amore marcisca nella tomba 
della stitica e ottusa razionalità.
 
 
[41]
che sia ferro o selce
la punta sul piccolo gambo
basta non resti sola
a conficcarsi nella voce
 
uno sciame di nodi
un tremaglio lanciato alla cieca
che torna a mostrare la caccia
 
e con le mani nude cerchi sangue vivo
 
 
 
[42]
Come potrebbe qualificarsi fiore
alle porte del prato la paura? Il desiderio ha
foglie adatte e decreta dall'esplosione
di colori dove contaminare l'incontro
tra il giglio dei glutei
e la valle dei talloni.
Ma la paura è un calesse tirato dal dubbio
e completa la sua avventura di freno
bloccando le tempie allo strapiombo del ventre.
E' evidente che cadere è volare anche di poco:
questo lo sa la foglia appena il vento chiama.
 
[51]
rossa d'autunno dismette timori
e accorda il salto allo scrirocco
ne segue l'improvvisare ogni via
con un sorriso nel nervo
 
si rilascia all'ultimo tepore
guardando e sapendo
dall'alto la terra e il fango
 
ultimo respiro umido
 
 
 
[43]
di schiena, s'attende la neve
nuova, invano
 
le chine, molli
non reggono i passi
agli amanti
 
ricordi?
- domani non ci appartiene -
al vero, solo
scintilla di luce nera
sui lamenti della notte.
 
 
[44]
la schiena che attende la neve
è tutta la pelle esposta ad un bacio incurante
che il piacere si sciolga. Un pericolo che la luce non mostri
per intero il suo cristallo in quel luogo
la sua caratura di splendore.
È la condanna che la rosa del pube
è messa alla gogna dall'ombra. 
 
[45]
...ricordo quel domani
e ricordo anche la neve,
sporca sui miei passi
prima di vedere il sole.
Amante e non Amore
inganno di certezze
mai vissuto,
sogno mai reso
unico buio di luce.
 
[46]
Possano un giorno muri, di luce
annullarsi, farmi
vedere cos’era, possano le voci
del fiume, dirmi:
il perché dei guanti
se una mano al caldo di una mano
può, lontano
far consumare il sasso
il soffio all'ala
stare, in una curva
 
[47]
e leggere istantaneamente la rotta dei semi
la scia che rafforza il loro volo
fino alla chioma
la volontà dell'acqua che appare nella goccia
e il trasparente e il molle
dove costruisce per prima la nota
poi ogni altra manovalanza del suono.
E si saprà dei sentieri chiamati dalle orme
che non ebbero il nome.
 
[48]
cenere di pietra, sarà
mantello d'incedere, passi
su pendii di martirio
e ghirlande di cieli senza sole
poseranno, a unghiate
le lune malvage
 
avremo sognato
d'esser vivi,
nudo splendore di paradisee.
 
[49]
Poseremo, unghiate, le lune
sulle assi concave di questa volta
compresi tra due fronti immani
l'eterno e la finitudine
incapaci di mantenere l'appiglio
alla gronda di una stella inattaccabile:
come esplode, come insinua meteoriti
in questo corpo con tanto spazio!
 
 
[50]
ma né l'eterno né la finitudine stessa
saranno limite e confine
all'incessante trasudare
che tutto involve
e nei portali
del multiverso
germina e cresce
 
[52]
coglimi, l'oro
dei chiodi
ai palmi
se ti dimora, la fede nella luce
 
lecca, questo
sangue trafitto di sale
che borda, nero
i petali malati d'autunno
 
m'appare, talvolta
la svanita sembianza
d'un sole.
 
 
 
[8]
...l'oro sui chiodi resta,
come abito regale
si scioglierà trafitto
sui germogli a Primavera.
 
 
Danzeranno i boschi
e le nuove stagioni,
e non avrà tramonto
il nuovo sole.
 
 
 
[53]
Primavera ancor così lontana
è tanta la neve
a ricoprir l'intorno
in questa notte d'inverno
pungono gli occhi
lacrime di freddo
troppe le stelle
sembra più buio il cielo
nessuna luna a turbare
ricordi e rimpianti
niente è intorno
nell'aria senti l'anima
del mondo.
 
 
[54]
Pur nella neve
nuovo
nello splendore suo
antico
rinnovato afflato
sale
e se chiudi gli occhi
men buia
t'apparirà
la notte
e l'anima del mondo
avrà, per te,
sorrisi dolci
e amore.
 
 
 
[55]
larghi d'ombra
a piombo delle ciglia, flagellano
la linea curva del bacio
 
d'insostenibile nero sversa
la linfa, al fiato
e dunque: di un taglio
feroce il filo, che recide
ma sia, tra le pietre, segnate
di sole.
 
[56]
tra quelle pietre
che il sole incide
dormiente scorgerai
odor di inquieta speme
 
avvertirai,
tu, pallida
portatrice di luce
nell'ombra
che cupa
incombe
la sorgente della linfa
che cercavi?
 
[57]
sospendo, ora,
il giudizio
 
abbiamo infranto
gemme di luce
 
pur quelle
che ti brillavano
in viso
 
quando torneremo
a correre
sul ciglio
sospesi
fermeranno
gli astri
il corso del cielo
 
e nell'azzuro
anche il nulla
sarà denso
di significati
 
[58]
...si!
torneremo a correre..
sospesi sui sentieri
e il cielo si aprirà
sulle gemme di luce.
Tieni la mia mano
daremo senso al nulla,
oscureremo nuvole
e al sole
non diremo bugie.
 
[59]
Che l'inestinguibile fornace sia testimone
del vero, non è per la continua dichiarazione
di chiarezza cui mi rivolgo,
quanto per la processione d'ombre
che si sviluppa dal gioco
di sostituirti all'orizzonte.
 
[60]
se fosse adesso l'urlo
adesso lo schiudersi dei segni
la libertà del ventre espansa al suono
allo scompiglio dei capelli
 
come sapere se sia il ritorno voce o eco
 
perché  non basterà alla mano nuova  
dirsi frutto
né il paludarsi di riscossa al vuoto
 
[61]
All'improvviso quindi il segno e il suo rumore
la comparsa del tratto dà profilo al lampo del nome
lo incatena nella visione. Pensato come arrivo della grazia
scopre il suo inferno di interrogazioni.
E quando l'incendio delle tempie si estingue
lascia deserto il simbolo e di cenere
il suo colore abbattuto.
 
[70]
era il presagio a stringere i nervi ai denti
la carne all'assolo senza cornici
 
ma una venatura sempre si apre
a saettare nel dubbio un desiderio
 
ora il muscolo ritrova il ritmo freddo
e sfilati i resti agli interstizi
soffi il grigio oltre la soglia
 
vaticini il prossimo pasto in passaggio
dalla bocca al grembo
peso minimo
e nemmeno una vibrazione a sinistra
 
[76]
Era il presagio del pane, la ressa della farina
il tumulto che degrada a fame
il desiderio delle tue calme.
Ora sale a gradi
la torre del nome di cui spero i merli.
 
Perciò vieni come una primavera segreta
ma vieni con un sintomo di garbo per lo stelo
sei qui: lasciati i venti, derisa la nuvolaglia
vieni nascosta in un capriccio
di gennaio dove accatasto ombre, vuoti e sete
al molo e all'acqua.
 
battezzare il niente pare propizio

[84]

bisognerebbe indossarsi
senza scegliere stoffe d'occasione
senza riti ad ingraziarsi la dea

senza temere la malattia del mare
che dopo l'onda fertile alla sabbia
torna sempre a sé
confondendosi in silenzi d'altura

 
[63]
La folata, là d'aria - la pietra
il declivio, la pozza - altro nel fianco della gabbia
dove il tronco esprime il braccio,
è chiamare gli occhi,  
chiedere come mai non ci scorga
chi pure dallo sguardo
precedente al nome, estende in desiderio
il turbine che ti scuote.
 
[64]
ancora, si erge
la vetta, di limpido
amaro,
eterna
dall'abisso, nel suono
del fragore che sputa, fiotti
ardenti, di silenzio.
Ho perso, gli occhi
tra le braci di neve
che cadde, a tumulo
sulla sorgente muta, d'acqua. 
 
[65]
..ma se rincorri
l'ultimo frammento
di quell'arcobaleno
che d'acqua
si rifrange
e ti dipinge
il viso
di luci colorate
a mille
raggiungerai la vetta
sconfiggerai il silenzio
 
[66]
ed il silenzio
cieco
tomba sarà
a quell'ansia
che t'opprimeva il cuore,
e, tinta,
di nuova luce,
di tutto il nulla
intorno
tu
romperai
il muro
 
[67]
a ombra, a specchio
è sempre piena la movenza
e del nero, rorida trasuda
in volo, d'uncino che fa strage
sull'innocenza delle gemme.
 
 
[68]
e non son capinere
quelle che
entro la bruma
scorgi,
gemme tinte
di sangue
e ferro
crudo
che d'uncini
cinge
la prora.
 
Ora...ascolta,
cala
sul mare
ancor più nera
notte.
 
[69]
Perciò
io piansi
al Cielo,
e non vi fu luce
a scaldarci
il cuore.
 
Negli angoli
perduti
d'una galassia
nuova
anche il Dio
piange
e ne scolora
i nembi.
 
[71]
per questo spargo nel vento
i petali delle mie ultime rose
verso mani e bocche sconosciute
e respiri d'immenso
saprò di aver sbagliato
ma non so ricuperare
troppo freddo di neve
a farmi compagnia
quando al vento
offrivo il mio calore
 
[75]
mani e bocca che ti trovai di luce.
Lumi dalle grandi ali inespresse
con più fuochi per raggio che piume
per distanze
nel punto in cui il respiro
coinvolge la marea della pelle
esempio della luna. 
 
[72]
..e non bastò
il pianto al cielo
e ancor la pioggia
alle ultime rose.
Resta freddo il cuore
sui sogni sfiniti
e vivi resteremo
dietro passi sconosciuti
d'inferni come mete
e amori non avuti.
 
 
[73]
oggi m'è sorta, insolita
un'idea
la toglierò, prometto
non appena il cammino
mi siederà all'argine, il vecchio cammino raccontando che:
eh, hai voglia se la carta pesa
pressapoco
non come il tuo cervello
per questo, ti rallenta.
Ricorda. Leggi piano e ricorda
lo vuoi vedere il cielo?
 
[74]
è come (mi) ami, la vita
il senso cromatico del cuore
pigmenta lo scarlatto di blu
e s'erge un po' sopra l'aria
che agita le dita sulle guance
tocca la pelle fredda
il cielo
 
[77]
non è cielo, non
è più neppure il suo ricordo
 
tra le tombe, divelte
 
in un altrove le arterie, vermiglie
fuggono i vaghi profili di concerti muti
e d'ombre.
 
[78]
Anche dopo il ricordo
quando nel sito del corpo vagano ancora
le parole a corda
la caduta del suono vuoto
esprime l'assenza
che la gemma del fuoco
ha richiamato dall'ombra.
 
[79]
Quel cielo lontano
ed assente
in quell'ora un po' dopo il tramonto
un po' prima di sera
quando tutto può essere vero
nell'aria sottile
che parla di promesse
e tu ti perdoni e ti ami
almeno quel poco
almeno al di sopra del cielo.
 
[80]
Quando tutto può essere vero
è un oro sottile, quell'aria, Sara.
Se ovunque le cose sono semplici cose
ed in quell'ora il mistero prepara
solo la notte e l'irrinunciabile posto
che fa vedere l'universo spoglio
è legittimo verificare il cammino del giorno
appoggiati alla porta del sogno.

Oh Sara, quanto spazio da riempire
copre questa piega del foglio. 

 
 
[81]
voglio amarti senza tregua
tu che sei pugno nel cuore.
Fra i silenzi sale una foschia
che copre ogni dolore
sono qui sola
a ricordare il tuo volto
e le tue mani
che sfuggono
come i granelli
nella clessidra del tempo...
 
[82]
Si riempie lo spazio poi dopo nel sonno
crollano di Gerico le mura
nella libertà di dolore e gioia
ricrei tranci di vita tua
oltre la morte ti porta il sogno
senza annaspare in cerca d'aria
per poi trovare sempre il vuoto
dove rotolano bilie colorate
che sono solo sassi.
 
[83]
Siamo sassi
siamo pugni
granelli di tempo..
Vuoti colorati
e sogni.
Siamo vite
strumenti di zolle,
silenziosi
cercatori d'oro.
Di noi restano segni
nelle mani e nel cuore
mappe di desideri e..
strani cieli.
 
[85]
d'inverno sprofondare l’aria lontani dalla costa
con poca carne salata nella stiva
è andare incontro al vero

dal niente al nulla apparente

poi -in ascolto-
forse ricordare che il vento
è meno tagliente e silenzioso
di quanto lo specchio non tacesse

e sciogliere un bacio

 
[86]
mi va d'aggiungere
che non hai ragion d'esistere
animo inquieto,
ti sfalda il capo
il sentimento
che violento
si fa largo
in quell'antro
che non vuoi sia violato
ma lui violento
ti fa preda
con l'inganno
e tu dopo una lotta
persa in partenza
mostri la faccia tonda dell'innocenza
 
 
 
 
 
 
hanno scritto questa corale:
 
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[8][15][17][45][58][72][83]Raggiodiluna
[18][38][40]Marilina Frasci
[21] Franca Figliolini
[23]Andrea Occhi
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[29]blinkeye62
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[81]Gabriella Afa 
[86]ariele57
 

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