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L'estraniamento e la presenza - Corale

Essì, partirei dalla giostra, da questa giostra di nomi e assegnerei un tema, un piccolo tema, direi ad esempio: ma che ci sto a fare qui? E mi risponderei, ma in sottovoce: è che devo anche io vivere la mia virtualità, quella di internette, che poi è così libera.
Libera anche quando stai da solo in casa – ed è preferibile – e sorseggi quel tuo caffè, solo poco smosse le labbra scambiano parole, le mutuano sulla punta del mouse graffiandole di umor patrio perché, oltre all’italiano, non conosco altra lingua, sennò, immaginati cosa combinerei…nel mondo.
La combinatio sarebbe dunque questo mio piccolo tema. Combinatio negli scambi sociali e globali di internettomania.
Rispose la nonna: Cosa?
E io: Ci vorrebbe Ferdi.
Tu conosci ad esempio la Stefania Stravato? Non dirmi di no, ora. O anche la Manuela Verbasi?
E dai, e dai, provaci, su provaci.
A proposito, qui su internette, come si posta il corsivo?
Mi suggerisce, nel sottoposto, la Verbasi - quella ke dovresti conoscere - che occorre cliccare sull'editor.
E dunque è la parentesi che crea il corsivo: Una semplice "i" tra due parentesi tonde, declamerebbe Ciranò, se fosse ancora vivo.
Azz, e mò la cediglia in maiuscolo dove la trovo?
 
Il "ke" al posto del vecchio "che" attribuisce quasi una patente breve all'utente internet quali noi ancora non siamo ma ci accingiamo, sin da subito, a diventarlo.
A questo punto potremmo anche parlare del Che, ed inventarci questa nuova rivoluzione mediatica quale aspirazione delle masse a potersi rendere in mobilità permanente.
E' che oggi il posto di lavoro è così difficile da trovare che - e ci voleva ke: altro errore del giovane utente - vi si rinunzia a favore di una modica tastiera la quale ci rende salubri anche negli amori a distanza in quella televendita del nostro proprio sé.
A proposito: Tu hai un sé? hai saputo conquistartelo o anche costituirtelo di sana pianta?
E ci paghi anke l'Ici? (vedi il progresso della k?)
Ah, rispose lei, io di imposte conosco solo quelle delle finestre e dei balconi che pulisco ogni giorno. E, a dire il vero, non evadeva mai le tasse, pensionata ke era, e sottoposta così a ritenuta alla fonte.
Ogni cosa ha dunque una sua fonte, mi suggeriva in quel momento il pensiero. Solo che la fonte di questa strana giornata non riesco ancora a trovarla, mi rispondevo. Eppure era già tardi. Meno male ke ancora non sono le cinque, aggiunsi. 
Kissà poi perché (questa volta il che viene usato volutamente in tono anticato) proprio le cinque e non magari le sei?
A dire il vero ancora non avevo creato il mio profilo FB (Facebook, per i neofiti) e la cosa mi handicappava non poco con i miei amici. Amici che, per l’occasione, avrebbero scritto: “poko” con la k, sulle loro pagine di FB.  
Avevo sì tracciato nella mia mente il viatico ma ancora non mi sentivo in grado di poterlo agevolmente attraversare.
“Attraversa sempre sulle strisce”, si raccomandava mia madre da piccolo, e lì le strisce evidentemente non le avevo ancora trovate.
 
Certo Ferdi avrebbe potuto agevolare il cammino anche su Rosso, ma è che ancora non arrivava, e così', nell'attesa, intrattenevo la nonna.
"E che cos'è Rosso?", chiese.
Ahè, pensai, vaccelo a spiegare cos'è un multiblog.
Tu certo conoscerai le giostre, ecco: il multiblog è come una grande giostra. Nella giostra girano i cavallini, nel multiblog girano i topic. Da non confondere con i topi.
Il topic è come un manifesto che tu esponi al mondo intero.
Ci sono manifesti per le ricette di cucina, dove anche tu potresti inserirti.
"Inserirmi?"
Essì: Inserirti, cioè scrivere la tua ricetta del giorno.
Ci sono manifesti per la politica.
Ci sono manifesti letterari.
Ricordi quel giovane svedese che prima di ammazzare 100 persone scrisse in dettaglio il suo piano su FB?
Ebbene lui espose il suo manifesto politico.
"Bel manifesto", aggiunse lei.
 
A questo punto la nonna prese sonno e io, non sapendo cosa fare, cominciai a girare – rectius del giovane cibernauta: navigare – su Rosso.
Era un pomeriggio qualsiasi e il menù del giorno si presentava grosso modo così:
 

Post recenti

 

 

Certo, scoprire due nuove pagine è sempre bello.
"Il fardello, la figlia, quando lo fanno quelli, il sangue blu, stellasenzacielo".
 
Ecco: la stella senza cielo provavo ad immaginarla ma non mi riusciva.
Avrei potuto chiedere, se ne avessi avuto il coraggio.
Nel blog si può chiedere in tanti modi tra cui anche col semplice silenzio.
Il semplice silenzio è paragonabile ad una stella senza cielo, mi chiesi?
 
Ultima ci dà un senso di fine.
Un senso che non puoi andare oltre.
 
Chissà se scrivendo qualcosa potrei spostare questo ultimativo senso di fine un pò più in là.
Ecco l'arcano del multiblog.
Almeno così pareva in quelle ore del senza fare.
Spostare un pò più in là il limite di un blog. Quasi un nuovo Archimede: Datemi un topic d'appoggio e vi solleverò un blog.
 
Una donna avrebbe percepito ed annotato diversamente questa attesa.
Noi uomini, o anche: noi maschietti, siamo portati più alla oggettività del sostantivo mentre le donne, o anche: femminucce, sono proiettate più sullo stato umorale degli aggettivi.
 
La Stefania Stravato, annotava, che avrebbe così proseguito: “Quelle ore erano appiccicose come caramelle sputate, me le sentivo addosso, cercavo di staccarle, ma mi rimanevano attaccate alle punte delle dita. Mi servivano le dita, cavolo e come mi servivano, mi friggevano dal bisogno di provare i brividi che solo la tastiera del mio pc, sapeva procurarmi. Così trattenni il respiro e mi infilai le dita in bocca. E succhiai avidamente quello schifo semi-disciolto, fino a che non restò più alcuna traccia di quei resti disgustosi e precipitai la mia tachicardia da scrittura, davanti allo schermo del pc.
Finalmente avrei potuto tentare, oh si, certo solo tentare, di spostare un pò più in là il limite di un blog.”.
Avendone le capacità ci sarebbe da scrivere un trattato di psicologia femminile su questa presa (d’atto) della tastiera da parte della donna: Il succhiare il mondo attraverso il semplice con-tatto tra il dito e il tasto. Era quell’attimo della connessione, o meglio: del piacere della connessione. E la connessione in parte è maschile ma in gran parte è molto femminile.
Connettersi all’altro, quella combinatio tra l’intimo dell’animo e la fisicità del corpo proiettato nel suo altrove e viceversa.
Una vis che esplodeva espandendoci in una miriade di frammenti oltre quelle mura non solo della stanza ma dell'intero nostro, e fino a quel momento captabile, mondo.
 
“Così trattenni il respiro e mi infilai le dita in bocca”. Come, dove e quando iniziava,  dentro di noi, quell’ irrefrenabile erotismo dell’internettomania?
Una indagine da condurre a chat aperta.
E cos'è la chat? e come è che si apre? avrebbe chiesto la nonna se fosse stata sveglia, ma, per fortuna, ancora dormiva.
Ferdi, nel frattempo, ancora non arrivava.
 
La Franca, intendo la Franca Figliolini, è una poetessa e, oltre ad essere una brava poetessa, le piace giocare con le parole:
“il blog - continua, fluisce
sempre
indipendente e ferreo nella sua logica della dimenticanza. per esistere bisogna esserci. io non ci sono: non esisto.  lasciatemi qui, come una cosa.... “, e subito dopo vi aggiunge:
 
“Ho addosso una stanchezza d'altri tempi
che avrebbe meritato fatiche consone
come scavare pietra dalla roccia
o lucidare ginocchioni un pavimento
invece di questo meno di niente
ma più di quanto si possa sopportare
 
sopravviveremo. si sopravvive a tutto, nei blog. assenze, fughe, liti, scomparse, ostracismi: niente esiste, niente resiste all'esistenza del blog. “.
 
Cominciava così il dialogo interattivo tra l’io e il noi di un multiblog in una giornata qualsiasi di avanzato autunno. Era l’anno 2011 d.c. (bella scoperta)
Quel “qualsiasi” sarebbe rimasto ancora tale o avrebbe assunto, in prosieguo, altre significanze più dirette e magari personali che un semplice, e forse anche smemorato, ricordo?
Afferra l’attimo, il carpe diem, avrebbero suggerito i Romani, con i loro papiri.
Loro, con i loro caballus, a trasportare a tempo di galoppo, e scritti appunto su papiro, le loro leggi e i messaggi all'interno del loro vasto impero e noi qui, senza muoverci da casa e sorseggiando anche un buon caffè, con un semplice click avremmo comunicato in tempo reale (cazzarola: 360 mila km al secondo!), e finanche in video, a tutto il mondo, nessuno escluso, i nostri, certamente oggi più complessi, desideri, con anche la possibilità, nei topic,  dei già-di-lato-pronti (una forma di fai-da-te), e finanche molto accorti, smile sulla comunicazione, per immediatezza di immagine, del nostro intimo stato umorale; o magari solo la nostra noia.
Questi tempi, tra l’ante e il post meridiem, di una giornata di fine novembre.
"Ci vien ke ridere!", avrebbe sospirato il navigato viandante.
Al monologo sull’animo il poeta rassicura, assicura di nuovo la sua partecipazione,
partecipazione fatta di parole
 
l’uccellìo
il movimento del pendolo
 
ahi feri giorni
ahi
 
E' che forse c'è un poeta in ognuno di noi e il web ci aiuta a metterlo fuori.
 
Deduzioni, deduzioni, in fondo la virtulità è questo nostro dialogo con noi stessi, con quella coscienza che il fare ci aveva messo da parte. E' il monte pegni della speculare nostra finanza nello scambio di titoli tra noi.
A me il Bpt, grida lui - le famose borse alle grida -, a me il Bto, strilla l'altro. Io vendo i bund tedeschi ché voglio salvare il nostro paese.
Tutto è scambio, tutto è solo parola. Tutto è un interesse da pagare o da pretendere, in questo nostro mondo.
C'è sempre, si direbbe ai nostri giorni di rating, uno "spread" da colmare. E forse il web ci aiuta a colmare questo spread tra noi e noi stessi.
Un rating sull'Europa? un rating su un nuovo entrato (per i non neofiti: una new entry)  nell'agorà di Rosso?
Ecco il giudizio universale che ti piomba addosso. E l'ombrello, anche se nuovo, ti aiuta ben poco.
 
Avevo scelto un bell'ombrello, cioè un gran bel nick con cui coniugare me a me stesso in quella grande e virtuale piazza.
 
Mentre la mente si dimenava in questi oscuri meandri sociofinanziari ecco lo spread invadere di colpo il silenzio della stanza facendo sobbalzare gli altoparlanti del pc fino ad allora taciturni.
Era la Manuela Verbasi: “Ho appena fatto fuori Jim Morrison...
mi sa che ci stava a pijà p'el cesto, mi sa che non solo a noi pijava. In rete tanti pesci pacco, taluni infiocchettati, altri senza neanche le mutande a coprire le vergogne, nemmeno le basi elementari della grammatica e del rispetto per chi deve sorbirsi i vaneggi delfuori di turno. Gli Unni, come li chiama Ferdi quelli che parlano sempre col megafono sennò nessuno li ascolta, ma anche i visigoti e gli ostrogoti, e se sono veneti, gli ostregheta, i mona, mona, mona! E mona non ha sinonimi: è mona è tanto basta. Dite a un veneto che è mona, vi arriva un tir in faccia.
Ho fato secco Jim, ma non soffro, mi sa che nemmeno lui, e penso alle zecche, ai pidocchi, ai mosconi e ai luoghi in cui hanno svolazzato troppo liberi, non nel cielo come i bravi insetti e i coleotteri, ma in questo mare profondo rosso.”.
 
Mistero della fede, sarebbe stato da aggiungere. Annunziamo la fine del tuo sonno, oh cara nonna, e proclamiamo formalmente il tuo risveglio.
Ora, finalmente, l’hai conosciuta, pensai.
 
Eggià, perché questo nostro mondo virtuale è un mondo che non condividiamo con gli altri componenti la famiglia. Ognuno ha un suo proprio mondo che cura esclusivamente dal proprio pc, o appunto: notebook. Non c’è scambio di mondi virtuali all’interno della famiglia. Si parlerebbe, in fisica, di sistemi chiusi. Sistemi che non interagiscono tra di loro. Leibnitz li definirebbe delle monadi.
Le monadi, le imposte dei balconi e delle finestre, il sé, quante cose che richiede questo mondo a noi. Uno spread sempre più grande da maturare lungo tutto il percorso di vita.
 
A dare corda alla Verbasi ci pensava la Stefania, sì, la Stravato, nonna: “evvvvvvvvvaiiiiiiiiii.
Si, sono certissima che ci stava a pijà p'el cesto”, accompagnava.
 
E Ferdi ancora non arrivava.
 
La Stravato, riprendendo il tema del succhiare le dita innanzi a una tastiera,  iniziò a scartocciare un’altra delle sue caramelle: “Eh già...ad avercele le capacità, chissà quali misteri si potrebbero svelare: verrebbero squarciati i pesanti veli in cui è celato quell'universo oscuro che è la sessualità femminile, indagare, addentrarsi pericolosamente nei meandri caldi e umidi della psiche di una femmina, per cercare la fonte da cui sgorgano quei torbidi scrosci che rumoreggiano lungo i gangli nervosi e inducono una bella personcina, tutta acconcia, a succhiarsi le dita per correre a soddisfare le proprie pulsioni sulla tastiera del pc.
Ad avercele, ma non ce l'abbiamo. Io ad esempio, ho solo una normale intelligenza, una normale cultura, una normale vita (oddio, magari, normale proprio proprio, forse no), con il normale carico di problemi, angosce, rotture di balle, ecc ecc. Un trattato di psicologia, no davvero non potrei scriverlo, ma nemmeno un articoletto, del resto, ho studiato tutt'altro ( più o meno ....'nta anni fa...). Comunque, psicologia a parte e categoria ''anta'' a parte, mi ritrovo e francamente nemmeno mi ricordo come fu, ad essere un'internettiana, malgrado me, malgrado tutto. E allora succede, si succede, accidenti, che me le ritrovo addosso quelle maledette caramelle appiccicose, quelle ore vuote, immobili, di un qualsiasi pomeriggio di fine autunno (a proposito, ma st'autunno non finisce più?! ...oh cavolo, c'ho voglia d'accendere il camino, ma ancora non fa freddo abbastanza, uff) e quindi si, il buon vecchio libro, si i miei pennelli, si i miei colori, si tutti gli altri cacchi e pernacchi, ma poi da qualche parte, nella plancia di comando, lampeggia un led, non è verde, è rosso, quel tipo di rosso a cui non si può proprio resistere. 
E poi, madò...ma quando arriva Ferdi?!".
 
Quasi si era nelle stesse condizioni di Samuel Beckett col suo Godot.
 
 
 
                                                   
                                                       La connessione
 
 
 
Manuela:
Eh lo so, lo so che nonna non sente il rumore ticchettante delle unghie di Prin sull'Iphone che non ha le parole accentate, solo apostrofi. Non sente nonna la sassarola che batte, B A T T E, BAT TE  in velocità tasti neri con lettere bianche o viceversa.
Ma quanto dorme nonna? Sapessi la risposta certo non la terrei nascosta. Nonna si, meglio nasconderla, ha bisogno di un taglio di capelli e una rinfrescata, come la redazione. Qui si dorme poco, si sta in chat le giornate e le nottate, passa la voglia di scrivere, di leggere mai avuta. Passa la voglia tutta, io una volta scrivevo l'eros, e ora? È ora.
 
Stefania:
E sta a vedere che se c'ho voglia di cazzeggiare un pò con la mia solitudine e qualche miliardo di pixel, quasi quasi I'm waiting for Godot....
ma a quanto pare oggi non verrà, verrà domani...seeeee, a bella, aspetta e spera che arrivi Godot. Ormai lo sanno tutti che il vecchio Samuel coniò il nome Godot con ''go'' che vuol dire ''và'' e ''dot'' che vuol dire ''punto'', cioè ''sta fermo''... è chiaro no il suo messaggio?!
la frustrazione dell'uomo nel suo tentativo fallimentere di muoversi, cambiare la sua posizione, bla bla bla. Quindi io starei qui ad aspettare qualcuno che non verrà mai?! E certo, ma per chi mi hai preso, non sono poi così tontolona, non ce l'ho mica l'anello al naso ( brrrrrr), si vabbè che io sto in quel di Terronia, ma lo so che sola sto e sola resto.
D'altra parte, c'è chi fa cose ben peggiori di questa, per non morire di solitudine.
 
Princess
Yodeyma ( che il correttore automatico di i phone quasi disgraziatamente mutava in "tossina", si che me ne accorsi in tempo e ripresi il dito touch che già via voleva scivolare) yodeyma Paris, profumi femminili, profumi maschili), luce pulsata ad alta intensità, vieni a conoscere le nuove promozioni, sicura efficace, veloce, indolore: fotoepilazione permanente, niente di superfluo, trucco semipermanente cromatico, si e' diventato cromatico, nutrilift, abbiamo fermato il tempo!!!
E la nonna si risveglia al detto del tempo e del fermarlo, chiedeva la ricetta, una sua cura.
Mercoledì 30/11 giornata della fotoepilazione azz... m'accorgo che era ieri, e anzi no era pure l'altroieri e Ferdi ha scritto un suo su questo, che riporterò se posso.
La cliente e' entrata prima di me, ha ordinato al cell lo smontaggio di una gru, la Renata si scusa con me, che m' e' passata avanti
E' una che non si lascia parlare quella. Si si - dico io- non ti agitare, e' di quelle che non si lasciano parlare... Tranquilla che io aspetto anche se mio figlio mi chiama.
Fra poco tocca a me entrare
Speriamo che non si scarichi il cell, e muoia la connessione.
 
Orme
Se la nonna si fosse presa l’onere di leggere queste confessioni in topic si sarebbe forse resa conto che queste sue giovani ma consimili donne erano su un pianeta molto diverso dal suo a quella loro età.
 
Franca
la techno non si spiega, si fa, ma vallo a spiegare alla nonna
 
Anonimo venexiano
Tempi! Iphone.
“Siede con le vicine/ Su la scala a filar la vecchierella, /Incontro là dove si perde il giorno;/E novellando vien del suo buon tempo, /Quando ai dì della festa ella si ornava, /Ed ancor sana e snella/ Solea danzar la sera intra di quei/ Ch’ebbe compagni dell’età più bella.”
 
Princess
Trattandosi di un venerdì sera, non ancora del sabato, la Corale qui si esplicita, concretizzandosi sull'ipotesi interrogativa: che ci sto a fare qui? Sembra facile come domanda, eppure... eppure... ( mi verra' in mente dopo )
Intanto vorrei riprendere sulla figura della cliente che mi e' passata davanti e che io non ho criticato, in quanto mi trovavo qui connessa. Ecco quindi che già si esplicita una risposta alla nostra domanda: lo stare in connessione evita gli arrabbiamenti su chi ti passa davanti. Diciamo quindi un punto a favore della connessione. Altro punto: questa donna che ordina di smontare la gru il 15 del mese, si fa il trattamento, mentre telefona e pure conclude con un bel massaggio. Deve essere colpa della connessione i pensieri a seguire, su di lei. La connessione quindi, mi dico, fa pure pensare... E io l'ho vista, immaginata, mentre lega il tipo e lo frusta, in quella circostanza, e lo sottomette, per farla breve, ai suoi istinti. Certo qui non si usa, nel nostro caso, un linguaggio poetico, nemmeno prosastico, bensì quello della connessione, un idioma qui improvvisato, che accelera, dimezzandole, le distanze. Oserei pensare che le annulla, forse. Lasciamoci alle spalle le nostre velleità di arte, quindi, che in fondo ci distanziano, e approdiamo al nuovo idioma, dove anche i nostri nickname potranno essere mutati, sciolti, adeguati, al nuovo incedere del tempo! Il Tempo! Quest'entità breve, o lunghissima, effimera, o vitale. Ad es. il nickname ormedelcaos io non l'ho ancora capito. E poco pure il mio, sarei propensa a cambiarlo, magari per una rosatulipano.
Non so... sono tutte cose legate appunto alla connessione. Chissà come la vedono gli dei.
 
 
Sebastiano
 

# 4 della sera

 
(prima lacuna)
 
c’è una certa pace tra i piatti e la bocca lontani dai tumulti sottostanti
cerchi portati giù schiantati tra le cosce dai brillamenti decodificati  e nudi
si accavallano i silenzi nel giogo dell’afa settembrina
 
ti vedo accesa  gemma incendiaria come un tramonto che prevede il vino
mentre sorseggi  il flusso che m’insanguina, vermiglia
 
 
(seconda lacuna)
 
un fitto cumulo di negazioni ammette il desiderio quando l’aria si riempie
d’intrecci ed omissioni maree d’occhi bassi mentre la sera resta dietro la finestra
 
si colora di labbra l’ultimo pinolo e il piano sembra scivolare verso il seno
che azzera le distanze
 
 
(terza lacuna)
 
l’assedio decide l’avanzata senza regole o retorica di carne nel bacio
che precede la caduta degli avori
dietro la pelle fieri animali avvinghiati al battito
 
 
(congruenza)
 
 
Piazzolla continua a girare anche se bastano le mani 
 
 
 
Princess
Rientrando nello specifico, e dopo 27 riflessioni, fermo il punto nella zona d’ombra, molto d’ombra, della “privatezza” della nostra connessione e che, pertanto, come afferma orme sopra, ci distanzia dalla famiglia, ci allontana diciamo, ci segrega qui in un privato/mondo /pubblico dalle molteplici sfaccettature.
 
In primis, propenderei alla beatificazione della nostra Manu, sperando che stavolta lei accetti, che già a suo tempo aveva rifiutato, quando noi di tutto cuore e d’animo, tentammo a grida acute di trasformarla tale! Una beatificazione oltremodo meritata, sofferta, tribolata, alla quale solo una beata, pari lei, può agognare. Sappiamo peraltro quanto lei ne sia restia, ma avendo qui noi, assieme a lei, ormai da anni, consumato le unghie e pure gli occhi, per non nominare d’altro, a far sì che la connessione persistesse e si vivificasse sempre di più… ecco, persi il filo. ('sti congiuntivi suonano un po' così, magari qualche prof. qui volesse correggermi).
 
Riprendendo l’inizio, sulla privatezza pubblica della nostra connessione e il lì giacere assai, chi più chi meno… il trattato verterebbe ora sul suo aspetto più profondo e significante. In altre parole, e come seconda ipotesi interrogativa, potremmo chiederci: Perché è così privata e diciamolo pure, in larga misura, “tenuta nascosta alla famiglia d’origine” l’adesione nostra, parziale o totale al mondo webbico?
 
 
Franca
Niente finisce, tutto fluisce. un rosso fiume circolare. il quinto cerchio, ira e accidia: beh, è un caso, un balzo delle sinapsi, ma non trovate che si attagli alla situazione? 
l'ira si diffonde come un'onda, sul blog: post su post che si accavallano, lunghi, sempre più lunghi. un riconrrersi di voci che non s'incontrano mai.
 
 
Anonimo venexiano
La casa dei doganieri
 
"Tu non ricordi la casa dei doganieri
sul rialzo a strapiombo sulla scogliera:
desolata t’attende dalla sera
in cui v’entrò lo sciame dei tuoi pensieri
e vi sostò irrequieto.
……..
.........
Il varco è qui? (Ripullula il frangente
ancora sulla balza che scoscende ...)
Tu non ricordi la casa di questa
mia sera. Ed io non so chi va e chi resta.
 
 
                                
                              Monologhi , giri di giostra, dediche, sviolinate
 
 
Partecipate Signori, partecipate. Non c’è ultimo giro, non c’è ultima corsa.
 
 
 
Leopold Blom
Ke mi frega, butto di botto il contenuto da un nick, nel blog, col topic, poi mi metto in un angolo, a bordo schermo.
Mi presento, sono l'autore del mese, lì sulla destra a metà del foglio, dello schermo, docente, esimio scrittore e bugiardo. Butto lettere nei blog, come da ragazzini si buttava i gatti dai palazzi, per vedere se cadevano in piedi, quella curiosità morbosa verso il distante, tu sopra il palazzo, il gatto sotto, rintronato e dolorante. Pigio tasti, compaiono segni, li spedisco e attendo l'impatto, posso sentire il sibilo, fiiiiiiiiihhhh... bong, come bong, splat, boom, ma non bong. Si perchè sono pixel, una diversa disposizione di puntini colorati, un puzzle, no, un mosaico, che puzzle con quel fastidioso onomatopeismo, si dice così? Mi è spuntata l'ondina rossa, ma questo solo, non è sintomo di errore, fossi un docente lo saprei, cara la mia Stefania, l'università più vicina quaggiù, è a due giorni di diligenza, se hai i cavalli freschi, per il ricambio, posso mandare pixel a migliaia di Km, ma se chiedo al ferramenta del paese uno switch a tre vie, mi risponde che non esiste, non che non ne ha mai sentito parlare, che non ne ha in magazzeno (questo è un errore voluto, dopo approfondisco) ma semplicemente non esiste.
 
 
 
Blinkeye62
Le zecche del blog saltavano impazzite e per le caramelle succhiate della Stravato e per i deliri di meta-cyberspazio dell'etere...Beh, un bel gioco...non c'è che dire davvero. Mentre il povero Blinkeye62, attraverso il suo vomito letterario, cercava in qualche modo di riuscire a grattarsi vanamente in un punto inarrivabile, nella stanza a fianco gemiti sommessi fuoriuscivano. Con grande auto-disciplina il buon Franz si concentrò sulla lettura di Rosso e si sa che leggere attraverso un monitor non è sempre azione facile, ma nonostante ciò si addentrò nelle volute elettroniche di quel tardo pomeriggio...Scostò lievemente la rotellina del mouse e, scorrendo lentamente, si fermò su uno scritto che in quel preciso momento s'era avviato alacremente. Il fautore era Orme, il buon e silenzioso Orme, che, ruotando spaziando nell'onde della rete, aveva deciso d'aprire una corale...Tutti o gran parte dei lettori che in quel frangente si trovavano collegati al sito prendendo visione aprirono le danze. Il bello della danza, oltre al fatto di poter dare accettate senza direttiva, resta l'aspetto della simultaneità dell'accadimento...In pochi istanti si era tessuta una trama. La Verbasi si era sporta dalla finestra e da lì aveva mandato segnali al mare, forse al peschereccio che giornalmente le fornisce la razione di pesce. Poi, qualche ambito più in là si sono viste Princess, Franca, Stravato e gli altri astanti letterari che si disponevano per una danza strascinante...Le pipes emisero prima sommessamente ma in seguito forte il ritmo martellante che animò il luogo...Ohhhhhhhh, perbacco...cosa vedono i miei occhi. Donne saltellanti e con vesti colorate trasparenti.......Ho un impercettibile fremito. Apro gli occhi e devo convenire d'essermi addormentato...e il monitor e lì ancora che fluttua su Rosso..Un gran bel salotto.
 
 
 
Stefania
E intanto che il pomeriggio dell'ultimo di novembre scivolava, uggiosamente piovigginoso, sull'anonimato di un sabato pomeriggio, i cavalli nella stalla, sommamente scocciati, si chiedevano, chi mai fosse quel tizio dal nome altisonante, (ehilà là, nientemeno che Leopold Bloom, ma guarda questo, è andato a scomodare addirittura Joyce, mica ciccio cappuccio...) che vagheggiava la possibiltà di fargli fare una bella tirata attraverso i contadi borbonici, per consegnare un cadeux di pixel... in diligenza poi, manco a dire una sgroppata a briglie sciolte, figuriamoci, giusto per la bandita del sud; avesse detto la Verbasi, pure pure....eh, già la Verbasi, che donna quella, di cui la Princess, (che detto per inciso, non l'aveva mica mandata giù la faccenda di aver dovuto chiudere fuori dal salot rouge la nonnetta sua, dietro ordine perentorio di quel bel tomo dell'Orme nostro) chiedeva a gran voce, la beatificazione. Meritatissima eh, beninteso, malgrado l'ultimo suo efferato assassinio. Ma si sa, il fine giustifica i mezzi.
Anzi, a questo proposito è bene dirlo, per amor del vero, che la Manu, lassù, ovvero a parecchie leghe da quaggiù, versava in uno stato di profonda prostrazione, vittima di un devastante senso di colpa, per l'omicidio del tal Jim, si si , sempre quello, il sedicente Morrison, che ce voleva pijà tutti pel cesto.
Comunque nell'attesa di Ferdi (chissà poi che gli sarà successo al povero Ferdi), più o meno alle stesse latitudini di Manu e nelle medesime ore, il Blinkeye, giaceva affranto nelle sue malinconiche frustrazioni, ovvio effetto collaterale, per aver alzato un pò troppo il gomito a pranzo ( e dire che non so nemmeno quante volte gliel'ho detto che con il carpaccio di bresaola, è sufficiente una nastro azzurro zero venti!).
Insomma, se poi vogliamo metterci pure che ero seriamente preoccupata per la pesantezza delle gambe di Franca, ecco nel salotto aleggiava un'atmosfera di si grande scoramento, che proprio veniva voglia di augurarsi un bel fulmine, di quelli che fanno saltare la corrente.
Già, perchè in fondo quello era l'unico sistema per uscire dal salotto.
Ma non prima, per carità, che Leopold avesse svelato il mistero del magazzeno.
 
 
Taglioavvenuto
 
Vendesi ad una ad una
a pezzi
siori
le sette gambe nel cassetto
là, nell’angolo
sotto l’ombra
del
cuadro
vendesi noccioli
frantumati
 
Fagliele assaggiare
toglile di bocca
aRRocinante questo
giro. Sancho
sputa. Maledetto.
 
 
 
Manuela
Sì, siamo in un giro di giostra, io prendo il fiocco. Taglioavvenuto dietro mi spinge con tutta la forza che ha nelle gambe, ma non ci arrivo. Se fosse lui seduto davanti e io a spingerlo, arriveremmo certo al giro gratis.
Sente Anna che sono in crisi d'astinenza da fiocco alias coda di puzzola (no no, non Anna! il fiocco!), nella mitica giostra a catene, la calcinculo (ora orme mi toglie culo come ha tolto cacca, che a lui le volgarità danno noia assai, e mi lascia i calci, quelli si).
Gio ha un lecca lecca gigante che ha un disegno a spirale, di quelli col legnetto, l'ha preso su ebay; è lì forse aspetta che il giro termini per salire. A vedere Gio, così felice col lecca lecca mi viene voglia di zucchero filato, nocciole tostate e la ciambellona con lo zucchero in grani.
Vado al banchetto per prendere le cose ma non c'è più niente. Chi è, Luccardin che s'è mangiato tutto?
 
 
 
Stefania
''Io una volta scrivevo l'eros, e ora?'' si chiedeva, torcendosi le mani, la Verbasi.
Ora fai secchi tutti quelli che si intrufolano a tradimento nel salotto. Quelli che vogliono mangiare a sbafo i pasticcini offerti dalla premiata pasticceria Verbasi & soci.
Io invece una volta l'eros, lo facevo. E ora?
Aspetto. Aspetto. Poi aspetto ancora. Nel frattempo, a cadenza settimanale, dò un pò fuori di matto e dico ''no, non ce la possiamo fare così, no no, non sono fatta per le relazioni a distanza...''
Che vita, però. Certo che fa giri strani. Prendi me, per esempio. Se mi avessero detto, ma guarda, mica tanto tempo fa, giusto qualche mese addietro, che avrei passato ore e ore al pc, per sopravvivere alla mancanza di realtà, mi sarei ''proprioincazzata'' di brutto, perchè io sono una che alla realtà ci crede proprio un sacco. Si, a me non bastano le parole scritte e nemmeno quelle al telefono, messenger mi sta sulle scatole, la chat idem, io ti devo vedere mentre mi parli, come muovi la bocca, come sono i tuoi occhi, devo vedere come ti siedi, come muovi le mani...insomma ti devo vedere in carne e ossa. Ci credo al linguaggio paraverbale. Ma intanto la realtà è quella che è, cioè non c'è e gira che te la rigiri, giostra mia, me faccio st'altro giro.
 
 
 
 
Princess
Ecco: della libertà da noi goduta, della navigazione cibernetica, e ampiamente sfruttata a vari scopi, ecco infine che la nonna ne viene qui privata. Accantoniamola, si disse, lei che si approssimava come tremula fanciulla stamane, in ardor di nuovo e fors'anche di novella forza, davanti al display del mio pc.
Accantoniamo la nonna, si disse, nel suo possibile ruolo di interlocutore, nel mondo qui globalizzato.
Mi dispiace, pensai, che lei in veste di Virgilio, avrebbe avuto di sicuro la sua da dire, e magari avrebbe guidato, proprio come neofita purissima, e quindi non inquinata ancora, qualcosa di importante da accompagnare a noi, nel nostro viaggio.
Che la forza sia con noi quindi, e nel frattempo metto su i punti per la nonna, da fare una presina all'uncinetto, per le pentole, nell'attesa.
 
(Questa a te dedicata, mio caro Ferdi)
 
"Corre il vento incontro al capodoglio,
quando annusando il largo spruzza il getto suo,
liberandolo nell'aria,
che sovrasta e dirige il suo viaggio.
 
Così tu mi appari, e ti vedo d'acqua e vento,
di respiro e di apnea.
Tu che cercasti e cerchi, mite, i tuoi anfratti d'animo, assieme ai nostri.
 
Un abbraccio a te a al mare d'inverno e nostro."
 
 
 
Stefania
la cosa si sta facendo complicata assai...
questo pomeriggio a Dio piacendo se n'è quasi andato e pure le speranze che arrivi Ferdi.
Ma non è che questo è parente alla lontana di Godot?
La giostra intanto continua a girare, nonostante il giostraio si sia allontanato, attirato dalla voce stentorea di Taglio che cerca di liberarsi delle sette gambe nel cassetto e dei noccioli frantumati. Eh no, caro Taglio, a me proprio non me li ammolli i tuoi noccioli frantumati, perchè di frantumato qui c'è ben altro che i noccioli.
 
 
Se un amore virtuale possa mai terminare, e con ciò poter poi definire, in generale, cos’è l’amore
 
 
Mancavano le statistiche in merito, né esisteva, nella realtà, un’anagrafe degli amori nati e di quelli morti. E poi: sarebbe stata un’indagine da condurre meglio in gruppo o da ciascun cibernauta isolatamente?
In internette, mi dicevo, il mondo sembra porre molti più interrogativi che nella realtà fattuale del vivere. O, almeno, farne nascere dei nuovi.
L’esperienza della nonna non poteva sopperire agli interrogativi posti. E di ciò si poteva essere ben certi. Esisteva dunque nel mondo qualche certezza, sia essa, come nel caso di nostra nonna, anche solo una certezza per negazione.
(Il principio di esclusione di Pauli era così possibile applicarlo non solo alla fisica degli atomi ma anche, in sociologia, ai componenti di una singola cellula famigliare.)
E, con ciò, si saltavano a pié pari, inglobandole, le questioni precedentemente poste dalla Princess e dalla Stefania, e che, per verità di cronaca, fedelmente riportiamo.
 
Princess

Ecco la verità qui esplicitata con somma spontanea rettitudine dalla nostra Stefania che magistralmente e sommamente si palesa, anzi palesa a noi, assai distratti ormai, sul finire del sabato, in giorno numero 3, il terzo interrogativo che qui assume, a mio parere, grande forza: Che cos'è la non realtà del dimenarsi in rete, e da cui anche in Messenger, e volendo in limitata forma la chat stessa del qui Rosso, la non realtà delle e mail e dei pvt, quando invece e' altra cosa il desiderio umano? Come ben dice la nostra Stefania c'e bisogno di realtà tangibile, visibile, toccabile ardirei a dire, che si vedano gli occhi e il sorriso dell'interlocutore nostro, e le sue mani, e finanche il suo modo di sedersi, proporrei anche i suoi gusti culinari, le sue tendenze sessuali, sempre nel lecito restando. Una totalità sensoriale insomma, che la navigazione in se' potrebbe illusoriamente sottintendere, eppure vi si discosta, tanto e assai. Quindi: che sia meglio accettare la persona del reale, con pregi e difetti annessi, o proiettare nelle rete i desideri e le aspirazioni che dentro a noi, silenziosamente giacciono? Ecco, proporrei una seconda candidata alla beatificazione del giorno per la nostra Stefania, che vive anch'ella dell'eros già vissuto e qui, nelle nostre poesie, finanche idealizzato.

 
 
Stefania
Viola ribadisce e non partecipa. 'Zzarola, c'ha grinta 'sta ragazza. Per ribadire usa pure le maiuscole. E fa bene, caspiterina, le maiuscole servono. Tu vuoi mettere se scrivo  Stefania Stravato invece che stefania stravato? embè, ahò, è tutta un'altra cosa....
Bisogna ribadire, sempre, perchè chi non ribadisce è fregato. Prendi ad esempio, la corale in divenire: qui lo stiamo ribadendo, eccome, che i cibernaviganti sono degli sfigati, che non fanno l'amore o lo fanno poco, che al massimo c'hanno le nonne in vena di video giocare, che hanno nomi banalmente inverosimili, che augurano diarree perenni a uomini pessimi, che hanno memoria di rose leccate di sole ( ma che vor dì?!), che c'hanno ali, ma ali proprio vere che volano da sole, eh, cari  miei...ce n'è per tutti i gusti, un campionario completo.
Però, porca di quella miseria, com'è che dopo tanto ribadire, sto ancora qui?
Comincio a preoccuparmi seriamente. Insomma, fino a che non avevo assaggiato i pasticcini marca Verbasi, tutto sommato, ero una persona quasi normale. Si, mi sto veramente preoccupando.Soprattutto da quando mi è arrivata voce che Princess mi propone per la beatificazione.
A Princess...ma beata a chiiiiii?!
 
(Dibattito - il talk show)
 
Princess
Messer orme, qui stamane c'e una svista valutativa che mi appare enorme, veramente enorme e che fa riferimento al nostro quarto punto interrogativo, da lei oggi sopra esposto e riguardante l'amore. Come si può dire " se l'amore virtuale potrà mai terminare?"
Ma scherziamo?! Qui si mette il carro davanti ai buoi?
Semmai potremmo formularci oggi cosi: " Può un amore virtuale avere inizio? Destreggiarsi e librarsi in volo?"
Cosi mi chiederei, anche riflettendo su questo punto essenziale: "Se l'amore e' un sentimento nobile, come da tempo si ritiene, può conoscere il suo limite nella virtualità o invece, proprio per la sua caratteristica ed essendo quindi sentimento e' e sarà  sempre Reale, pur usufruendo dello instrumento internettiano?
Ecco miei cari il pensiero mio del mattino, poco prima di inoltrarmi in doccia. Voi continuate pure con comodo.
 
 
Paolo Giannini
L'amore si scatena nella mente e poi raggiunge gli altri organi della persona. È l'innamoramento della mente ciò che scatena l'amore virtuale idealizzando peraltro l'oggetto scatenante che non si può vivere fisicamente. Tutto questo scrivere d'amore e passione è la prova tangibile della necessità d'amare ed essere amati al di fuori dalla quotidianità che poco somiglia, fra scadenze impellenti, multe per divieto di sosta, spese da fare, alla poesia dolce semprepersempre e nonostante.
L'amor platonico che non si concretizza mai, ha una forza in sè che si fortifica se il feeling delle menti è forte e... fa la fortuna degli alberghi poiché tanto caricarsi di elogi e passione, prima o dopo si deve liberare in un incontro diretto. La sorpresa è la trasformazione che subisce il rapporto una volta che si è tolta la nuvola del mistero: se amore è, ha necessità di toccare e respirare, non solo di supporre, e diventa sofferenza se non si può vivere nella sua interezza. L'amore è vero solo se ci fa soffrire, altrimenti è un'illusione.
 
 
Baluba
Qui finalmente il nocciuolo del problema è stato "eviscerato". Qui un uomo, un simile, non una vestale, ha detto che l'amore è in noi, che non inizia e non finisce, dura per l'intera esistenza. sono gli eventi, solamente quelli, a poter accendersi ed estinguersi. :)
 
 
Princess

Oh... Meraviglia, ecco qui concretizzarsi la preziosa collaborazione degli utenti nostri, e sono maschi! Maschi immaginate! O maschietti come direbbe orme.
E' con gioia che accolgo le parole Vostre e dentro me le introdurrò poiché vere sono e veri spunti offrono alla nostra sempre più intensa e partecipata corale dell'Estraniamento eppur Presenza. Mi asciugo i capelli da vestale, Voi dite il vostro dire, in misura e forma che Vi aggradi.

 

 

Orme

Paolo parla di un completamento reale di quell’amore nato nella virtualità.
Dà dunque per scontato che l’amore virtuale possa nascere in se stesso.
Dovremmo, sempre seguendo il suo dire, poi chiederci se il completamento dell’amore virtuale con quello fisico possa affievolire l’amore virtuale stesso.  O, in termini visivi e geometrici, se alla funzione dell'amore "completato" sia applicabile la curva di Gaus, la curva, così detta, a campana del consumo di prodotti.
Nietzsche già avvertiva che col possesso scema il desiderio. E dunque il problema potrebbe meglio esplicitarsi col chiedersi se l’amore virtuale comprenda in sé un’idea di possesso, il cui uso, nel tempo, possa poi farne scemare gli effetti. E, di conseguenza, come possa nel virtuale esercitarsi il possesso.
E poi, in generale, chiederci se la morte di un amore è conseguenza degli effetti del suo uso (o abuso) oppure è solo un germe insito nella stessa sua funzione di amare, cioè del suo doverlo (?) mettere in pratica.
E da cui, sempre seguendo l'interrogativo postoci, se si può “praticare” un amore virtuale, e, in caso affermativo, in quali modi.
 
ps
Noto Mylady che lei, quale donna, non tralascia nel virtuale la sua arte seduttoria (“Ecco miei cari il pensiero mio del mattino, poco prima di inoltrarmi in doccia....", ” Mi asciugo i capelli da vestale, Voi dite il vostro dire...”), e da cui le chiederei quale profumato invio, o ritorno, erotico possa procurare in quei luoghi, quale questo, in cui la fisicità vi mancherebbe.
Sarei, nella circostanza, solo malizioso?
 
 
Bisinidem
Che cosa sia l’uomo e cosa le sue scarpe, non è apprezzabile differenza se li si guarda dal centro della Terra.
Ben altro apparirebbe se:
 
1)      osservassimo entrambi dalla somma delle verticali fin qui fatte per sollevarci;
2)      leggessimo le orme dovute ai convitati nel caos;
3)      lo cercassimo da Google a sera, contrariando i gomiti poggiati;
4)      ognuno sta solo sul cuore della poltrona mentre viene trafitto da un raggio del monitor: ed è subito mouse;
5)      i dubbi battono le certezze che replicano a parole grosse;
6)      in quest’ora - e solo in questa - l’uomo è nudo ai piedi e le scarpe nude dell’uomo stanno ferme (occorrerebbe capire se le scarpe mantengono aderenza al loro destino, legandosi a quello dell’uomo, o se, da sole, fanno passi da gigante verso una liberazione definitiva dal fango);
7)      l’uomo ha in sé un fiume capace di estirpare l’acqua da radici proprie;
8)      camminare non è certo andare quando per andare si usa taggare;
9)      le scarpe denunciano i suoli per abbandono delle suole, questo fa dell’amore un argomento che permette di volare e di schiantarsi senza rendersi conto di quanto realmente accade ai piedi di lei;
10)  chiunque si privasse dei piedi di lei, non potrebbe fare molta strada in compagnia;
11)  in cauda venenum: ai piedi della montagna, che scarpe si usano?
 
 
Princess

Essi', lei sarebbe nella circostanza soltanto malizioso, a sua attenuante pero' ci sarebbe che quell'aspetto seduttivo che lei mi imputa, corrisponderebbe a una innata predisposizione tipicamente femminea e, come nel mio caso non intenzionale, manifestata nelle relazioni qui dialogiche soltanto. 
Mancandomi la nonna, da lei cosi crudelmente messa al bando ieri, devo per necessita' vitale, restare con un piede sempre nella mia scarpa ( e da cui ricordarmi che sono nella vita reale e che mi faccio la doccia e mi asciugo poi i capelli, e che per fortuna di domenica cucina mio marito ecc.) ecco, portarmi appresso quello che si direbbe il nostro bagaglio di vita, per non trovarsi infine e malauguratamente cosi confusi e avulsi, sai dal contesto reale che da quello virtuale.
Debbo leggere questo ps. come un appunto o critica? Nel tal caso le faccio presente che, le mie care compagne Manu e Stefania hanno qui espressamente nominato l'eros, di scritto e fatto e lei signor Orme nulla ha avuto da eccepire!
Quindi... non mi faccia pensare a una discriminante per me anche perché... Ora lo dico, da quando mi ha bandito la mi' nonna, io le farei lo scalpo, crudo, proprio alla moda degli Indiani Apaches.
Comunque la perdono.

 
 
Orme
Ecco Madame, il signore delle scarpe, che all’apparenza non sembrerebbe esserne un venditore, chiede se la funzione sia insita agli oggetti o se essi ne vengano investiti solo dopo e per di più in ragione ad altri che potremmo denominare soggetti, e, dunque, la funzione sarebbe solo strumentale rispetto al loro demandato uso.
Saremmo noi, estendendo tale tesi, oggetti della rete o dell'amore e dunque non più soggetti, così come quelle singole scarpe ancora non taggate e di cui non potremmo conoscere, senza il piede del soggetto portatore o trasportatore o titolare, quel loro andare?
Sarebbe tal viandante un novello darwiniano?
E in tal caso il nostro cammino nel senza luogo dove andremmo a collocarlo?
 
Mica potremmo solo rispondergli che di domenica a casa sua cucina suo marito.
 
ps
La ringrazio del perdono.
 
 
Bisinidem
Lei scrive molto bene, Lei. Mi piace come scrive quando scrive. E mi piace pensare che lei pensi quanto pensa di scrivere. E scrive che mi fa pensare di scriverLe, quando scrivo che Lei scrive molto bene. Così penso e scrivo. E come sa, prima della scrittura occorre un pensiero, che, diremmo, soccorre la mano: è questo il modo di camminare delle dita per tasti un ondulante sarcofago di parole che s'apre e, permetta, ci apre. Quindi noi siamo adesso a pensarci scrivere e scriviamo che ci pensiamo giust'appunto poco, giacché tutto dentro tenemmo e teniamo (un po' temiamo, convenga). Perciò a me s'approssima la porta delle mani e s'apre il browser, dove il non luogo è posto senza dimensioni altre che il non esserci luogo, ma idealità. Da ciò, mio buon figlio del big bang di cui è identità il nick, sa anche Lei che potrebbe l'idealità essere indicata a puro pensiero,  il che permette a noi di cigolare ora in esso come portali estraniati, avulsi da materialità onnivora ma pregni, intinti nella virtude, quindi, nella conoscenza. Conosciamo? Ci?
 
 
Orme
Ecco, Lei portatore sano di platoniana ecumenica, ed uniti ispirati a quell’in alto mondo dell’idea dovremmo proclamarne il verbo, quell’esserci da sempre, detto mondo,  prima dello stesso demiurgo a cui un giorno, alla sua mente, potesse giungere l’idea del gesto, e, in quell’istante, con fango, ricavarne l'uomo, onde di quello stesso cibo (della mente) anche questi potesse ornarsi, e, in particolare, che di quelle sue figlie, fino ad allora in solitudine, si prendesse cura.  E tutto ciò in libertade.
Aspetterei però prima la Madame a che, lei, con faccende di oikos sovrano, in economo di verbi ne declinasse ogni matassa.
A dopo, dunque, mio Kanosciamo, Ci: quel noi che lega, a più di uno, ogni movenza.
 
 
Bisinidem
Scusi, sa, Signora Prin, questa mia tacca (sono n'uovo abba stanza - come cantare ad esempio: the winner takes it all): lei parla di scarpa come intendo io più sotto, ai piedi del suo testo, dico, alle sue piante, ai balconi delle ciglia: il suo fusto? Con quel senso, cioè, fetid... feticistico/voyueristico tipico del Vate? O c'è dell'altro ancor presenza, come il cercato, l'ineffabile, il detto e non detto, l'arioso: ostro go to? Mi sovvenga, La prego, so, venga...
 
 
Princess
Ecco un tuffo al cuore, un tuffo grande e immenso pure, la leggo qui, lei nuovo utente, eppure m'agito tantissimo e sa perchè? Mi dica di sì la prego, la scongiuro, perchè mi sento quasi male. Ma tragga a sè ogni sua forza, quella del mare e quella del suo capodoglio e infin m'illumini: E' forse, dico e chiedo, e con sincerità di cuore lei risponda, è lei forse il nostro amatissimo amico nostro che di nick averva un Ferdi, che noi tanto giorni addietro aspettammo e invocammo affinchè tornasse qui.
Mi dica in sincerità se lei lo è, o se la mia sia soltanto e unicamente pazzia.
Nel frattempo la saluto, ma poi risponderò con mente aperta e cuore sottostante.
 
 
Bisinidem
Egregia S'ignora, Lei può pensarmi come ritiene io possa essere, ma non ciò che io non dichiaro, se del dichiarato volessi assumere non già l'identità virtuale, quanto la mia non inclita realtà contestuale. Osservi il nick, con il suo sapere. Vede un tag, un link che la rimanda a pagina tot, all'argomento in essere? Io fui altro, laddove mari e capodogli mai giacquero insieme, o non ancora, se non prestati a turpi giochi di spiaggiamento dei lemmi. Sa dei lemmi? Parassiti imbrattalingue, che inoculano la gola di timori, ansie, gioie e quant'altro avvenga nello sterno, nelle rotatorie delle vene, negli incroci dei tendini, nei. Sono nei, i lemmi, che lei sappia? Chiediamolo in giro, ad altra voce, per diverso gusto: a Lei che lascia tracce confuse, Ormedelcaos, sono nei i lemmi per noi o siamo noi nei lemmi per?
 
 
Anonimo venexiano
 
(Rosaura, sola.)
 

Magari non lo sapessi!
Dio mi aiuti! Chi potrebbe,
con prudenza ed accortezza,
comportarsi saggiamente
in un simil frangente?
Ci sarà qualcuno al mondo
che l’inclemenza del cielo
combatta con più disgrazie
e insegue con pene maggiori?
Che fare in un simile intrigo
quando impossibile pare
trovare un’idea che aiuti
o un aiuto che consoli?
Dopo la prima sventura,
non c’è più un avvenimento
che non sia nuova sventura;
è un succedersi continuo,
sono eredi di se stesse.
Come l’araba fenice,
l’una dall’altra nasce,
vivendo di quella che muore;
e il sepolcro, eternamente,
brucia delle loro spoglie.
Diceva un saggio che sono
codarde, perché non vanno
mai da sole; io dico invece
che sono assai coraggiose,
perché vanno sempre avanti
senza mai voltarsi indietro.
Colui che con sé le porta,
tutto può osare, sicuro
che qualunque cosa avvenga
esse mai lo lasceranno.
Ben posso io dirlo, che tante
nella mia vita ne ho avute
da non restarne mai senza,
e, ferita dal destino,
la loro brama mi spinse
nelle braccia della morte.
Misera me! Che fare
in un simile momento?
se dico chi sono, Clotaldo,
al quale debbo la vita,
l’onore e la protezione,
potrebbe restarne offeso;
poiché a suo avviso il rimedio
verrà solo col silenzio.
Ma se non dico chi sono,
e Astolfo arriva e mi vede,
riuscirò a dissimulare?
La lingua, la voce, gli occhi,
sapranno fingere, forse,
ma l’anima parlerà.
Dunque è inutile pensare
quel che farò; so già prima
che per quanti sforzi faccia
preparandomi a tacere,
in quell’attimo il dolore
agirà per proprio conto.
Sulle proprie sofferenze,
nessuno mai può aver dominio.
E se l’anima non osa
dare un consiglio a se stessa,
oggi voglio che il dolore
raggiunga il suo punto estremo,
e che la pena, toccando
il suo fondo, esca dal dubbio.
Ma fin quando questo avvenga,
Cieli, prestatemi ascolto!
 

Calderòn de la Barca - La Vita è Sogno
 
 
Princess

Lo scrigno della sera

{[Quando parla dell'amore, lo scrigno della sera si apre, lentamente. Puoi intravedere i mari freddi e burrascosi che battono implacabili le coste dell'Irlanda, le baie calde del mare del Marocco, che tiepide come letti di piume ti aspettano, puoi scorgervi le altezze delle Montagne Rocciose e la vita invisibile della Death Valley in California. Se attendi un po', in questo scrigno si aprirà la luce e ti mostrera' la magnificenza dei templi dell' India e della Cina, la luce rossa delle lanterne accese, la fissità del sorriso su quei volti che non temono il tempo che scorre. Se sei paziente scorgerai le nevi già cadute e ancora candide delle cime alpine e udirai quei canti, che sono nati li', e generati dalle rocce. 
Nello scrigno della sera c'e il silenzio dell'amore, che trasporta in se' tutti i luoghi del mondo, le sue voci e i suoi colori. E' un amore senza realtà e senza virtualità quello che trovi di sera in questo scrigno. Un amore per te, e per la Terra tutta. Un amore grande.]} Flaming Youth alias Princess alias Lu.

 

 

Baluba

Qui si balla, si salta, si gioca, si prende l’oggetto e lo si lascia in sospeso, lo si stringe d’assedio dai quattro cantoni  dimenticandone la flessibilità come se la gravità, la forza del nucleo non fosse sensibile altro che al ferro. Ma uno degli autori, certo birindin a me pare, la niù entri, ad angolo acuto bene ha provato, fisicamente provato, che anche il cuoio, si il cuoio, la pelle dei bovidi, bue e/o del vitello che si dica, le gomme, siano quelle naturali che quelle sintetiche, ed anche i polimeri non hanno forza repulsiva più simile che contraria che altrimenti tutti voleremmo; forse non saremmo più qui, forse, o sventoleremmo come bandiere attaccati ai rami degli alberi, i più attenti, i più pronti, più previdenti. O alle case. O alle auto. O ai treni. O alle gonne.
Allora che senso ha chiedersi cosa sia questo ‘a more, che senso se Rosaura era bionda? E Colombina? Come viene dipinta, rappresentata Colombina?
Che significato recondito attribuire alla doccia? Dimmi quando.
Io sarei per stare coi piedi a terra.
Le regole del gioco sono poche e possono essere cambiate durante la partita da ogni giocatore.
Rimasto, leggo, circa un mezzo chilo di olive già snocciolate che, tranne la parte deteriorata dal tempo, si offrirebbero intonse, lucidamente intense, di color d’ambra come pietre preziose già lavorate.
ps: tali pietre le posseggo anch'io, sono ulteriormente frazionabili ad li bi tum. Potrei inviarvene un campione. Il prezzo è il migliore che potete trovare sul mercato. A vs. carico le spese di spedizione, di trasporto e di assicurazione anche del campione.
 
 
Franca
ora io vorrei proporvi questo: che la realtà è tutta virtuale, che non c'è differenza tra dentro e fuori, che se mi rivoltate come un guanto è sempre me che troverete: sempre, dico. il blog è il luogo del tutto, laddove il resto è estroflessione. 
qui nasce l'amore vero, eterno, quello per sé stessi. un se stesso ideale, sinanco nel nome, scelto a sigillo della propria avventura.
ah, sì, vi amo, mie estroflessioni paradigmatiche: voi che mi spiegate perché sono e come sono, nel vostro dire si si, no no, con la semplicità che si addice al nulla.
 
 
E questo era quel mondo.
A chi non vi credesse tornerebbe opportuno svegliare, oltre tutto per far contenta anche l'Emanuela (“Mò che Fè è tornato, direi che s'ha da sveglià:)” la nonna, e ricominciare così il gioco.
Ferdi era arrivato, tranquillizzando anche la Stefania, e tutto riprendeva come prima. Anzi più di prima.
Questo, in fondo, è il virtuale: Stai a casa e digiti quando te ne tiene. Un nomadismo da salotto. Appunto: L'estrianamento e la presenza; che si presta anke (e questa volta con la k del teeneger), come titolo, ad altre, e molto più intimistiche, ermeneutiche.
Occorrerebbe un bel finale e, all’uopo, si potrebbe, stando alla prassi webbistica del multiblog, lanciare un bel concorso intitolandolo magari: La perla della settimana.
Molti utenti ittici (sempre per restare nei topic della Casa: "Giuro vostro onore, l'ho pensato anch'io nel leggere che Prin s'andava a far la doccia, che così avrebbe lasciato la scia femminea, dall'intervento in poi, chiunque avesse letto, nulla avrebbe memorizzato tranne che la doccia.
Ora vorrei dirvi che io l'ho appena fatta, e che la cosa del lavarsi non è per nulla virtuale: il pc non ha naso, non ha occhi, ci si può piazzar davanti discinti e sudaticci (vedi i poeti agostani senz'aria condizionata), nella vita vera no, e io domani devo avere il capello perfetto, ora vi lascio e preparo la cena. Cape sante e mazzancolle "aea busara". Anche l'umido ha il suo fascino e profuma)", fra cui noi stessi,  avrebbero potuto abboccare fornendoci la possibilità di chiudere (più) meglio (assai) questa nostra, in ragione di tempo, ultima Corale.
(Visto ke abbiamo infilato anke il pesce, Manuela?)
 
Il bis in idem aveva funzionato. Eppure mia madre, da piccolo, mi ripeteva sempre : Non tenere due piedi in una scarpa…….
 
Una giostra, si disse, appunto una giostra di un gran bel Luna Park, quello di Rosso Venexiano aggiungerebbe il nostro Blinkeye62, rendendo così ancora una volta arcifelice la regina.
 
The Queen, o a tal punto della notte, anke: The End
 
 
ps
Ki avesse da aggiungere qualcosa inviasse il suo scritto in Redazione.
 
 
Hanno partecipato
 
Manuela Verbasi
Stefania Stravato
Princess
Franca Figliolini
Leopold Blum
Blinkeye62
Taglioavvenuto
Paolo Giannini
Baluba
Bisinidem
SebastianoA
Ormedelcaos

 

 
 
 
 

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