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Corale da Salotto - ormedelcaos&noi

Atto I lettura di Ezio Falcomer

Raccontiamoci di storia, raccontiamoci di Manu.
 
Manu è sociologa, no, Manu è statistica. Certo che non basterebbero i tuoi sondaggi a farmi cambiare idea. Manu è oggi una donna, direi in primis. Et in secunda, e senza assecondarti per nulla, Manu io la amo direbbe qualcun altro.
Ah, la ami pure tu, mi si potrebbe confutare se non fosse tardi, questa mattina, e così mi toccherebbe uscire senza poterla neanche salutare.
 
E dove vai di bello, dove vai di bello, mi si potrebbe anche chiedere.
 
Manu è Manu, aggiungerei io. Io seduto al primo banco.
 
Lei, Signora con la spesa, cosa ne pensa di Manu, a sera?
Io penserei, così su due piedi e senza spesa in mano, che Manu è sempre Manu.
 
Avrei da aggiungere anche io qualcosa, direbbe lui al secondo banco. Sentiamo, sentiamo, sentenzieremmo noi, qualora avesse anche la voce un pò più seria. Se lei si alza in piedi noi l'ascolteremmo anche meglio, aggiungerebbe lui terzo di nostra giuria.
E' che siamo in cinque a giudicare, aggiungerebbero gli altri quattro.
 
Manu, nel frattempo, si alza.
 
Ah, è lei la modella, ci dicono dal fondo sala.
 
- Nel silenzio io l'ammiro, l'ammiro Signorina!-
 
Siamo esseri storici, esseri che ci svolgiamo nel tempo. e da cui il divenire.
Lo dico io, e lo dico seduto.
ùh!
 
Lei è Cose Così, diremmo noi. Cose che:
 
"Assetandoti di labbra
il bacio è un grano di sale
sulla punta della lingua".
 
E già la lingua, la lingua batte dove il dente duole, oseremmo anche dire se non fosse l'ora del pranzo.
 
Dovremmo meditare a lungo sui passanti, sporgendoci magari dai finestrini e dire: Eccoli lì.
Siamo in tempi di carestia si direbbe nei sogni del faraone, ci sarebbero le sette vacche grasse e poi le sette magre. Anoressie e bulimie, si direbbe ai nostri giorni, ai giorni dopo il duemila e di cui alle pagine che si scorrono sui giornali anzicché sulle enciclopedie, sui web delle scienze e sui forum del nomade pastore.
Hai preso un pò d'acqua, hai preso dei tubi per la privatizzazione?
 
Lei vedetta con minigonna larga, cosa vede di lassù dalla palificazione?
C'è il nemico, c'è lo stalliere, c'è l'indifferente sotto l'albero?
 
Ma poi torna il pensiero e dici: dovremmo parlare di Manu, e cosa c'entrerebbero queste divagazioni. Dov'è la giuria, dove sono i commensali? Hai visto per caso qualche suo scritto?
 
Glielo porgerei, se non fossi solo il giovane profano divenuto da poco anche il giovane lettore ed aspirante tra non molto a giovane scrittore, chissà, chissà, ci dice lui.
 
Apra il quaderno allora, ci mostri quei suoi appunti.
 
"Senz'appigli, avanti, e avanti risale le caviglie disegnandole di resurrezione. Quel sorriso che mi salvi, trema, così ben nascosto in un fermo immagine sull'orlo delle ciglia già sul fondo.
Gira intorno al cuore, lo trafigge, intessuto di tuono che rimbomba, rinato in un abbraccio. Sono sua".
 
Ah, notiamo che lei ha appuntato la parte che le interessa, la parte che ritiene di sua esclusiva, quelle sue deduzioni attraverso le quali la dolce Signora si pronunzierebbe a suo favore affermando, in fine, di essere "sua".
Dovremmo credergli, signori della giuria, dovremmo credere agli appunti del giovane profano ora anche giovane lettore e probabilmente domani anche giovane scrittore?
Se in sala c'è qualche altro pretendente ai versi della nostra dolce Signora si faccia avanti e ci mostri i suoi appunti, indagheremo fino in fondo, ve lo assicuriamo, ve lo assicuriamo. Lui aggiunge: State sicuri, state sicuri!
 
Io sono quello della terza fila che mi alzo e mi sto recando verso di voi, verso il tavolo della giuria, recando con me questi miei fogli in cui ho trascritto ciò che a me parrebbe una altrettanta sua intima dichiarazione. Non è che sia io, proprio io, l'uomo dei suoi desiderata?
 
Ce li mostri, ce li mostri allora, o li declami nel mentre noi cercheremo i nostri occhiali che sembrerebbero spariti dai nostri occhi.
 
Li declamo in modo titubante perché sono alquanto timido, così come ci dicevano da bambini: si fa rosso in viso guarda dall'altra parte, e da cui avrei con me solo mezza voce in quanto l'altra metà sarebbe occupata dalla mia timidezza:
 
"Adorarti attraversarti
amarti
è vivere
in fiumi di tenerezze
dove annegano mani
sprofondi affondi intero
la pelle a bersi
tralci
aggrovigliati sparsi
liquefatti
i tuffi dentro
uno ad uno
accanto ai soffi, i baci
... oh i baci!
morsi di mela".
 
Signori, qui sembra parlarsi di morsi, anche se di morsi di mela - e già sappiamo dove si vorrebbe arrivare se non fosse che al giorno d'oggi tutti i nostri mercati sono ben zeppi di mele e mele di ogni specie -. Io, seduto in quarta fila a cui è stata concessa la parola, insinuerei pertanto un ulteriore dubbio, un dubbio diremmo polacco, un dubbio da film quasi giallo, ma che l'argomento morso mi richiama. Voglio dirlo, voglio dirlo?
E sì, signori, io ci sto tentando, ma lascio a voi le deduzioni.
 
Io sarei il più solerte a captare le deduzioni, che ne dite: Ci provo, ci provo, che già avverto, stando in piedi, qualcosa?
 
Non ci dica che lei, con l'ombrello in mano, sia un decoder di seconda generazione, lei signore deputato a captare le deduzioni, lo vediamo di viso e non sembra a prima vista incorporarsi in lei tale nuovo modello di ben alta tecnologia e di cui il nostro paese andrebbe tra poco fiero di averlo introdotto su tutto il territorio.
Ha con lei qualche Premium, qualche canale Sky, o una Rai di terza generazione?
Ci introduca i suoi parametri prima di ogni altra sua documentazione.
 
Signori, ci dice lui, sempre ben attento, in seconda fila, qui stiamo smarrendo le directory e propagandando i files.
E dobbiamo tenerne conto, tenerne conto per non smarrirci, ci suggeriscono gli altri che sembrano con lui.
Del che la nostra ardua decisione non dovrebbe farsi attendere.
 
Decidere su cosa, ci chiede la nostra signorina daltonica?
 
Io proporrei un ordine del giorno, se voi siete d'accordo, un ordine del giorno che si rifaccia al numero dell'ultimo Magazine, al Magazine N. 7 di Rosso Venexiano, e di cui vi anticiperei la lettura.
 
Mettiamo ai voti la proposta, mettiamola ai voti, tu commenta se contiamo bene.
 
Io, seduto in penultima fila, proporrei a questo punto una mozione d'ordine, lor Signori.
Una mozione d'ordine che partirebbe da lontano, che intenderebbe analizzare prima la validità del commento stesso per poi passare al commento dei voti.
 
Signori, io direi che non è più il tempo della poesia, io direi che s'è fatto tardi.
 
Il giovane profano chiede spiegazioni, ascoltiamolo, ascoltiamolo.
 
Io, da giovane profano, vi chiederei se il "tardi" udito in sala poco fa, "il s'è fatto tardi", si riferisca alla poesia o come, da un più attento e meditato ascolto, possa riconnettersi solo alla ora di oggi diventata tarda.
 
Chi vuol fornire spiegazioni, chi vuol fornire spiegazioni?
 
Mi alzerei io al quarto banco, se non fossi anche un pò svogliato, e suggerirei di analizzare bene la sintassi e la grammatica della frase udita poco fa e a cui, secondo me, parrebbe mancare anche mezza virgola se non, addirittura, una virgola intera.
 
Signori, vorrei rammentarvi, che qui non siamo nei talk show ma siamo nei salotti, ed in particolare in quello di Rosso Venexiano, e di cui alla nostra dolce Signora.
 
ps
Io sono un suo ammiratore.
 
 
 
Atto II
lettura di Ezio Falcomer
 

 
Signora, dolce, lei: dolce Signora, cerca qualcuno, qualcuno con le tre A, quasi dovesse avere il rating di Moody's, e lei, nuova Diogene, con la lanterna in mano?
 
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E noteremmo, a ben leggere, che la sua ricerca è anche "membro" da ben sei settimane! Non ci dica, a questo punto, che la sua ricerca è trans, anche se veste solo in virtuale.
Sa, di questi tempi, di profeti e coadiuvanti, sapesse cosa si racconta, e cosa si videa in quel di via Gradoli, che, poi, a ben vedere, una buona via non è. Sapesse di Moro, sapesse di Marrazzo.
Neanche la MaLaLingua ci mette la sua lingua, ma annuncia, dall'altra stanza, che legge e ci sorride. Sorride a lei, sorride a noi? Cerca, da occhiello, solo la vista o anche un semplice contatto?
Lei, la nostra vedetta semilombardamaquasidipiùveneta.
 
Per dire che occorrerebbero almeno due o tre strategie, per dire: è la parola o no?
 
Io la prenderei con le pinze, la analizzerei nella sua filigrana e poter dire solo dopo: è una parola nuova, l'ho visto alla tv.
 
Ah, io, se fossi in lei, le farei prima una bella ecografia a veder se partorisce un maschio o una bella femminuccia e da cui darle poi anche un bel nome: facciamo un nastrino rosa.
 
Io sarei di nuovo daltonica a questo punto, prenderei i miei occhiali e li chiuderei in tasca, non si può sempre mentire e dire: Ho visto un cavallo rosso.
 
Cavallina che vien dalla campagna quando è sera e la notte s'avvvicina, se non fosse l'ultima amante di quelle parole messe assieme e che chiamasi poesia, diremmo noi della fila avanti.
 
Io, invece, sono allergica alle parole, mi sento sottomessa alla g, e quando le udirei mi otturerei anche le tube per non prolificarle ancora, così, a distanza anche se on-line. Siamo tutte paroladipendenti, si direbbe. Occorrerebbe formare un sindacato delle parole ancora vergini. Di quelle mai pronunziate e conservarcele strette strette per i tempi bui.
 
Manu. Dalla mia postazione, da brava vedetta anche vedette per l'occasione, vedo che il post è stato letto già xxx volte, o meglio, i commenti sono stati letti ed ogni qualvolta si clicca per leggere, il contatore sussulta e si gratifica da sè. Lo scrivo per garantire xxxx che ogni suo post crea il caos, questo poi divertentissimo, raggiungerà alte vette, ve lo dice la vedettapernientelombardamacertodipiùveneta.
 
Iry. Ma il sud che è il nord del sud , così si vocifera dell'area mediterrania, leggendo grida:
<beddha matri santissima chiddha u 'zufulu avi te gambi aaa!.... mii focu meu e undi su pignau!
Non certo nel tè o a me, agli altri s si si si così si siiiiiiiiii; tre minuti di conversazione la tariffa 60mila euro.
Che botta ragazzi!
Cambia gestore telecomunicazioni.
 
Qui sembra girarci attorno il mondo, sembra girarci da est verso sinistra.
Signori, un momento di attenzione, un momento di attenzione, stiamo per passare all'Atto terzo.
 
 
Atto III
lettura di Ezio Falcomer
 

 
Manu: Arrivo solo ora e sono le 16.30, giusta l'ora del tè. Ma io che sono bastian contrario prenderei un caffè, nero e poco zuccherato. Ma quanti siete?
 
E già, vorrebbe saperlo, vorrebbe saperlo, dolce Signora, guardando magari in aria.
Lei all'ora del tè, dovremmo giusto dire, se il giusto potrebbe anche comprendere l'imponderabile della sua presenza/assenza all'ora del tè stesso, così, magari in minigonna.
Lei se lo tiene il suo salotto, se lo tiene ben stretto, o potrebbe anche cederlo magari per una sola ora, quella che passa per Greenwich alle 22 e zerotre, in punto? Sa, a noi le longitudini ci piacciono, e considerata la sua altezza sulla sedia già anch'essa ben alta potrebbe, lei, anche farci da vedetta, la dolce vedetta veneta, oseremmo quasi dire, considerate le sue origini d'oltre padania.
La padania è un coricello basso basso, terra terra, canterebbe a voce assai alta il basso del Barbiere di Siviglia. Ci piglia, ci piglia?
 
Nota per il lettore. Si vocifera che la Signora è nata all'estero, chissà, chissà.
 
Ci chiede il nuovo ultimo arrivato se potremo, tra non molto, considerare anche lui tra gli ultimi lettori, e precisa, in nota semiscritta, anche l'assiduo, ché non si sa mai, a dirla sempre con lui. Del che, prendendone anche ufficialmente atto, demanderemmo il compito anche a lei nostra nuova vedetta semilombardamaquasidipiùveneta, lo immaginiamo, lo immaginiamo.
Lo vede da lassù, lo vede, il nostro nuovo ultimo arrivato?
E che colori ha, e che colori ha, il nostro ultimo arrivato? E' in mp3 o in file di risonanza?
 
Ai nastri di partenza una nuova iniziativa di Rosso Venexiano: il laboratorio di grafica, uno spazio di incontro dove attraverso tutorial, guide, risorse saranno presentate alcune tecniche grafiche: collage, blend, colorize, retouch, etc...
Tutti i materiali saranno consultabili in linea ma anche prelevabili in pdf.
 
E' sera e la Signora giace oltre i suoi muri, oltre la Torre Antica:
 
"Pensavo... e non era la prima volta in vita mia, che dovendo mantenere un certo stile, dignitosamente ci si deve comportare. Potevasi supporre che, la mia naturale predisposizione all'accoglienza, fosse talvolta eccessivamente palesata da una posizione assunta, supina in alcuni momenti, in altri, carponi, che trovavo scomoda e poco confacente alla mia persona.
Non dico che la stessa mi sia del tutto sfavorevole (dipende da chi mi trovo dietro), dico però che può somigliare allo stare dei quadrupedi, io che nacqui bipede e che essendo donna faticosamente ho guadagnato in anni e anni di vita, la posizione eretta.
Vi state chiedendo quale vaneggio io stia scrivendo? Beh devo arrivare ad un punto, che poi sarà la chiusa, e dev'essere ad effetto. Ci sto arrivando. Un attimo, non abbiate fretta che la vita è un lampo".
 
La Signora ci accarezza, la Signora ci lega il viso.
Oh Signora, tu con le tue ali, e profane e sincere,
due in ogni mano, ci assidi, ci assidi sui tuoi scanni?
E noi prenderemo d'assedio i muri, li prenderemo all'imbrunire,
li prenderemo anche a Guantanamo.
Comandaci, comandaci e noi saremo con te immacolati e vergini,
come le prime volte, come un pdf ancora sgombro o un semiword
dove la cediglia in C ed anche la dieresi su quella O che ancor non si scolora.
 
Manu: la Signora ci lega il viso?
come fa?
 
 
Di viso, uno sguardo, e a legarci gli occhi,
così, su due mani, dove il filo ancora scorre
ad incunearsi all'amo,
l'amor che al possidente inebria il suo domani
e che a noi, slegati come siamo, ancor non s'appalesa
in quei suoi fili,
l'uno in rame e l'altro di corallo.
 
Manu: azzzzzzzz diremmo.
 
E lo direbbe bene, lo direbbe con quelle sue, di labbra.
 
Io che starei anche per alzarmi, prima di recarmi alla mensa della Signora nella sala adiacente al Salotto, vorrei declamare questi altri suoi versi:
 
"un lamento sciolto addosso
incatenato tra le cosce".
 
Sia fatta la sua volontà, saremmo portati a dire,
ma Signori, non spogliamola, non spogliamola del tutto, almeno, altrimenti cosa ci resterebbe per la discussione del pomeriggio intero?
Vorremmo per caso rivederci alle tre?
 
Io voglio assaggiarla, ci dicono gli altri: io voglio assaggiarla sulla punta della parola tradita. La parola che, in vettovaglia, la tradisce nei suoi desideri tra la scrittura, ansiosa, e i fatti del giorno, quando è sera. Avete per caso anche un blue a sottolinearla mentre transita tra un post e l'altro, mentre ci azzecca i suoi Vernissage tra l'avantreno e l'acceleratore?
 
Mute, mute noi siamo, ci dicono le Parche.
 
Noi, verbalizzandolo, ne prendiamo atto, soggiunge il consigliere anziano, quello col cappello tra le mani mentre si gira a nota a margine.
 
Io ripartirei daccapo, ci suggerirebbe l'ultimo arrivato, ma noi non possiamo, noi ribatteremmo, in quanto la seduta è già aperta da un bel pezzo e non vorremmo che ci sopravanzasse qualora si svegliasse d'immediato anche un altro ultimo arrivato che ancora non arriva.
 
Lei è dormiente, forse? dormiente tra il dire e il fare di spago un dolce legame? una canzonetta che dalla sala a poco a poco si elargisce?
 
Manu è sempre Manu, io suggerirei, e lo suggerirei anche in piedi.
 
Manu io l'ho conosciuta lo scorso anno, ci dice lui. E ce lo dice seduto a tavola: Manu veste di Rosso.
 
A dire il vero io sono daltonica, risponde lei, ma farò uno sforzo per immaginarmi il Rosso. Lo farò senza peso in quanto anche io scrivo sul suo Blog.
 
Azzarola, ha un blog, dice l'inconsueto. Quello che non ama gli usi e i costumi. E neanche i sondaggi: avesse un accidente tra le mani, una organzuola che a poco a poco si elargisce.
 
Madame, io aggiungerei, così tra le riga, altre due parole. A me piace di lei anche quel suo bel collier che si vede addosso: "L'inserzione perfetta", così almeno leggo da lontano:
 
"Caro Autore,
Rosso Venexiano è sempre più grande: tantissimi autori ogni giorno chiedono di aderire e quindi sono sempre di più i testi e le richieste che arrivano in Redazione.
Noi proviamo a dare soddisfazione a tutti cercando di lavorare con puntualità e precisione ma... ognuno deve fare la sua parte".
 
E che parte dovrei fare io, ci chiede, a questo punto, il giovane profano?
Aggiungerebbe: se fossi in sano, che mi si scolora il viso.
 
Ah, le si scolora il viso. Ah, le si scolora il viso!
 
Dicevo a me, non alla Signora, precisa il giovane profano.
 
Sia fatta la tua volontà, sia fatta la tua volontà, risponderemmo noi, se non fosse così tardi.
 
Entra Maria:
Ma quanto devo ancor leggere per prendere la parola. Ogni volta mi tocca passare ore ed ore prima di poterlo fare e spesso mi perdo tra le vostre dotte parole tra commenti che capisco e non capisco, perdo il filo ed ho timore di intervenire fuori luogo.
Ma è della nostra Manuela che si parla vero? E' di rossovenexiano l'anima e riesce a inventarne una al giorno facendola crescere e lievitare tanto che niente e nessuno riesce a raggiungerla. Non bastano le parole, si resta solo ammirati e ci si domada? Quanto cervello contiene quella testa? per farla rilassare un attimo le offro un caffè e la prego di accettare i ciclamini del mio balcone. A primavera le avevo offerto le viole, ora non ci sono più, si intravvedono anche piante adatte a profumare un buon arrosto a preparare un bel pranzetto forse è quasi ora di offrirglielo. Se mi impegno riesco anche a farcela, da buona abruzzese posso anche farle la pasta alla chitarra. Ma vi sto riportando così a terra mentre voi sapete volare così in alto. Io rappresento la parte più semplice che alla Manuela sa offrire affetto ed ammirazione. Era buono il caffè? Io lo preferisco fatto con la vecchia MOKA e se avete pazienza, lo offro a tutti.
A pensarci bene, voglio bene a tutti...un abbraccio Maria
 
 
Atto IV
lettura di Ezio Falcomer
 

"La Signora, vedetta, matrona, dama di cerimonie, poetessa e quant'altro...beh'...che dire...E' la nostra guida, il farò che illumina la rotta, non si può certo dissentire". Blink.
 
Hai visto per caso qualche suo scritto?
 
Mi ha rammentato, tale frase, un gruppo di str...aordinari poeti un tempo redattori e le loro gesta infami...
la dolce Manu se si incaz fa come Gesù nel tempio: fuori tutti! -disse fra sè- e chiuse la redazione i primi di gennaio 2007 molto piena di mercanti nullafacenti, - fuori di sè- spocchiosi e auto celebranti fra loro... i "mejo de Roma e der monno" usavano la redazione come chat per dirsi: oggi parto e sto via 4 gg.. ciao a tutti... e viaaa 50 commenti di saluti e cazzeggio, mentre Rosso era deserto, nessuno faceva nulla, solo commenti fra loro imperatori alle loro sacre meravigliose scritture... e villani maleducati con gli autori non della congrega.
Chiudere la redazione fu un passo falso, tolse un peso dallo stomaco alla sottoscritta trovatasi però tutta una redazione di 40 str... aordinarie persone ad avercela a morte... una moltitudine di nemici... unitisi come neutrini decisi a far finire il mondo/Rosso... formarono gruppi di collettivi anti Rosso/Manu ora dismessi o dispersi, o rimpolpando lo stesso pomeriggio del fattaccio (anziché chiarirsi eventualmente) blog già esistenti che non vogliono sentirlo dire ma ci hanno copiato anche il regolamento (per dire) e tutto il resto hanno potuto copiare hanno copiato in modo palese con una faccia tosta da riderci proprio di gusto (noi ridiamo anche, oltre a lavorare) disseminando diffamazione e calunnie di ogni tipo... comunque senza riuscire nell'intento di annientarci/mi... perché per far fuori Rosso/Manu ci vuole tanto lavoro e tanta costanza, diremmo "un culo così", non basta la forza scatenata dalla rabbia che poi sfuma e il vero valore degli str...aordinari elementi alla lunga si è visto quale fosse.
Beh ho divagato, fatto stà che questi aprirono anche un blog : "reduci di RV" riservato a loro str...aordinari, dove fra le varie goliardie c'era quella di prendere i miei testi e sbeffeggiarli divertendosi moltissimo (sono contenta avessero trovato il modo di passare le giornate)... fecero anche il bannerino e lo apposero fieri come un trofeo nei loro blog splinderiani (come chi uccide l'alce e appende la testa con le corna sopra il caminetto, uguale... a tal proposito avrei suggerito di mettere la loro effige, in molti casi le corna erano note e l'alce sarebbe stata più d'effetto del bannerino creato dai mejo creativi di template orridi, i peggiori e pesanti visti in vita mia).
Alcuni mi contattarono in seguito per sputtanare gli altri e seppi le cose di cui sopra, e mi contattano ancora, chiedendo di poter tornare a scrivere con noi... ehehehheh... ma neanche morta... disse di no la "dolce Manu" , quando rispose... o tacque (che è anche peggio) cancellando dalla mente i mega str....aordinari poeti, che per loro grande cattiveria per tutto il 2007 e tutto il 2008 le diedero moltissimo dolore "gratis".
Penso che la gente non sia normale e che Cipolla quando scriveva sui danni che possono fare gli stupidi se si aggregano, avesse in qualche modo preso spunto da questi.
Essere sinceri in un mondo di ipocriti che si dà del "maestro" e "s'inchina alla grandezza di uno stronzo" e come la mafia lecca il sedere a chi serve per qualcosa, per raggiungere qualcosa, non fa per me. Il rosso io ce l'ho anche dentro.
E non penso di aver mai messo una minigonna in vita mia, vesto molto sobria, detesto il kitsch amo l'eleganza. Odio chi parla a voce alta. Peccato non sia più alta di 20 cm con 20 kg in meno, sarei perfetta...
però vabbè mi accontento di come sono.
Scusate le coniugazioni dei verbi, un po' al presente, un po' al passato... se volete correggete voi, scriverò meglio in futuro, prometto.
 
 
 
Strategie e dove la poesia vola - concorso a piè di lista per i non udenti e i trovatelli in cerca di autore. A A A trattasi dei tulipani.
 
Abbiamo notato la Signora sopra la scala, incavolata, ci diceva dei trovatelli, ci diceva dei sette nani. Ci diceva che era stanca delle messe. Orsù, orsù. diremmo noi, e lo diremmo in coro, si trova bene da noi, si trova bene nel Salotto suo?
 
 
Signori, l'argomento è: La tecnologia e la poesia possono convivere assieme? e vi pregheremmo di restare al tema portandoci anche qualche vostra esperienza di forma di scrittura che avete letto e ritenuta troppo tecnologica anche se così vi è apparsa solo alla sua prima lettura.
Faccio un esempio, anche se la poesia della nostra Signora è del 2006:
 
Cuore scolorito
 
Velato labirinto in burrasca
indulgente di romanticherie.
Vita incagliata e solitudine,
cuore scolorito, senza pelle.
Nei giorni confusi disperdo
palpiti d'anima solenne.
Discreta, detestandomi arranco,
incido, graffiando, catene laccate.
 
E faccio notare che già si legge, tra le righe, l'"arrancare".
Cioè una poesia che già arrancava prima che fosse installato nelle nostre case il decoder.
 
Io farei notare il labirinto, e da lì partirei per una novella ancora:
Labirinto che vieni e vai e che non ci dipani il filo, ho io l'Arianna,
ho io un grande Magazzino?
 
Io, invece, mi soffermerei sull'"anima solenne", e mi chiederei: può ancora aversi nei nostri animi di oggi una solennità?
La troverei forse di più nei miei telefonini che nell'anima mia di oggi.
Quei miei telefonini dove i miei sms, il pervenirmi di messaggi come quello di poco fa: Avessi te, sarei una furia.
A vedersi una furia sembrerebbe animarsi tutta una foresta.
 
Invece a me piace il risparmio energetico nella nostra epoca poco ecologica e così  scarico col mio download tutte le frasi lì bell’è pronte.
Mi si dirà:poco poetica, essì, ma efficiente assai.
 
Ecco, la Signora ci introduce all'efficienza. E verrebbe quasi spontaneo domandarsi: può una poesia essere efficiente?
Come dovremmo misurare tali parametri? Prendere tutte le sue cifre in sillabe o solo quelle di cui alla sua fine? Rectius: .. o solo quelle di cui al suo finale?
 
Io, a dire il vero, prima dell'efficienza introdurrei l'efficacia. E chiederci, così di primo acchitto, cosa si intenda per efficacia di una poesia. Che raggiunga il cuore, che porti su una via, che insomma ci renda qualcosa di immediato?
 
Io, invece, mi fermerei on.line e mi domanderei: Cosa stai facendo, prima di pronunziare ogni altra parola.
Mi si dirà che forse sono romantico, che amo i silenzi, che amo anche le assenze, o solo che richiederei il rispetto verso la parola? Specie verso quelle non pronunziate ancora?
 
Il Signore ci presenta un rebus, l'abbiamo sentito, l'abbiamo sentito, ma la parola, diremmo noi, non è un rebus, e noi ne sappiamo qualcosa.
 
Io, invece, seduto in terza fila, assumerei un altro concetto e che, cioè, con tanti poeti che abbiamo la poesia è tornata nell'anonimato.
 
Io mi soffermerei anche sui "giorni confusi che disperdono" pensieri, e mi chiederei, a questo punto: dove sono finiti quelli di ieri? Quelli dei cd. "straordinari" che la Signora poc'anzi ci enucleava?
Sta a vedere che non li troviamo più, neanche tutti qui a girarci intorno?
 
Bisognerebbe "graffiare catene laccate", come dice la Signora.
 
Eccola, sembra che stia scendendo dalla palizzata.
E' al gradino di cui alle rose, diremmo noi, diremmo noi oggi.
 
Manu: xxx letture in questo istante a post ed ai commenti...
per dire che il pubblico c'è e segue... potrebbe anche partecipare no?
 
Non si preoccupi, Signora: Il Poeta ha paura, ha paura di sbagliare.
Anzi, se lei ce lo consente, apriremmo un altro atto, un atto da appendice al testo, magari in dimensioni anche tascabile, e dal su detto titolo.
Partiremmo dai suoi versi per dimostrare l'assunto. Per rifletterci tra le parole sue e il mondo nostro.
 
 
Atto V - o anche Appendice tascabile.
Il Poeta ha paura, ha paura di sbagliare.
 
lettura di Ezio Falcomer
 

C'è qualcuno che intende prendere la parola su tale argomento, ci chiederemmo, prima di porre al centro, bene illuminate, tali parole?
 
Io mi soffermerei piuttosto sulla paura, e vi chiederei molto prima di illuminare le cotal parole se la paura è da intendersi paura delle parole stesse o timore di altri stratagemmi messi in atto dalla nostra mente ed interagenti tra il testo uscito e il probabile lettore attento.
 
Io sarei solo in sesta fila e, ricordandomi di questa nostra società, intenderei stabilire una interazione tra il testo e queste mie poche osservazioni che già avevo in tasca, appuntate come sono fin da questa mattina mentre mi recavo da voi con l'autobus 84.
Le leggo così alla rinfusa:
Io entrerei nei rapporti sociali, e suggerirei così:
 
Una società che sfugge, una società segmentata,
una società a cui manca una visione d'assieme.
Una società senza più poesia.
La poesia unifica il disordine, oggi invece c'è solo
il diniego. Il diniego dell'ordine.
 
Non desidero applausi, mi raccomando!
 
Il signore si è raccomandato, c'è qualcun altro che intende chiedere la parola?
 
Signori, dopo la brillante relazione che l'oratore ci terrà, se mi sarà consentito, vorrei riferirvi delle mie ultime esperienze sui forum di poesia del web, certo di poter così contribuire a questa nostra causa comune, e, salutandovi sin da ora distintamente, nell'attesa aspetterò il mio turno.
 
Vedremo se sarà il caso e l'ora, attento poeta alla sociologia del web, ringraziandola fin da ora per aver posto alla nostra attenzione queste nuove problematiche che attraversano la vita del poeta moderno fin dal mattino.
 
Io direi prima: Mi presenterei, Il cavaliere che naviga sul web con nick ancora de definire
non avendo allo stato trovato un buon name che adeguatamente lo soddisfi, e poi aggiungerei per mia, naturale, indole:
 
Amarsi così su due piedi, diremmo noi,
amarsi così tra la rosa e il tulipano ad aspettare l'alba,
e le stelle, e le stelle come quando ci è sera.
Dove sei tu Giulietta, dove tu, Romeo?
Diremmo ai sepolcri, diremmo che siete morti.
E qual cotal sfortuna alle nostre amate vicissitudini
se la Pasqua è vicina e i campi sono in fiore?
Diremmo Amleto, sapendolo a memoria,
diremmo: Questa è la questione, la questione del nostro tempo.
Abbiamo sì i nostri orologi ma ci mancano le scale,
le scale per salire dalla nostra bella.
 
Avrei anche un ps:
Non desidererei troppi applausi ma solo quelli di cuore e di cui si sentirebbe lo schiocco delle singole dita.
 
Aggiungerei che io non ho paura.
 
Io sarei la daltonica, la compromessa della situazione, se mi verrà qualche idea sarò ben lieta di chiedere la parola, confessandovi che mi impegnerò a pensarci. A pensarci fin da adesso.
 
Apprezziamo il suo impegno, Signorina, e quando vedremo illuminarsi il suo viso capiremo il sopraggiungere del suo nuovo eureka e saremo ben lieti di concederle immediatamente la parola, convinti come siamo fin da ora che ci illuminerà sui presagi da lei ricevuti e di cui ci farà dono. Rectius: ...e di cui ci farà gran dono.
 
L'oracola, si direbbe, l'oracola, da non confondere con l'orata da mangiarci coi funghi questa sera. Attento cultore in quinta fila.
 
A questo punto, Signori, non ci resta che prendere atto di tutte queste precisazioni e passare alla discussione del tema posto all'ordine del giorno.
 
Ci sarebbe qualche relatore in sala. Un relatore magari arrivato all'ultima ora?
 
Si alza il giovane profano, ed agitando le mani, chiede la parola, ed avendola ottenuta, impettitosi, inizia così a dire: Signori, a questo punto mi cadono le braccia, e mentre tutti a guardare a terra per cercare di aiutarlo, prosegue: Come è mai possibile un relatore dell'ultima ora, vorreste spiegarmelo?
Non vorrei che si parificasse il tutto a una formula dell'ultimo minuti, comprendendo anche che l'ultima ora, come del resto tutte le altre ore , di minuti ne avrebbe anch'essa 60.
Grazie.
 
Io mi sacrificherei a fare il relatore dell'ultima ora, e inizierei così:
Signori non vorrei partire da troppo lontano, non vorrei attraversare il Manzanarre e il Reno, non vorrei transitare sui dubbi che affliggono il giovane profano, non vorrei con me possedere delle risposte certe, ma vorrei interpellare solo la parola e chiederle, dolcemente, da chi preferirebbe farsi consumare in "tempi di povertà". E, a tal punto, invocherei l'anima di Holderlin, il mio poeta preferito, il Poeta che così scrisse su di noi, tra cui anche noi qui ora seduti in sala: "L'uomo, poeticamente, e all'aperto abita il mondo".
E domandarvi immediatamente dopo: Può un uomo "all'aperto" aver paura?
Potremmo rispondere anche sì: Sì, potrebbe aver paura dei clandestini.
Ma qualcun altro potrebbe, a questo punto, aggiungere: I clandestini sono più "all'aperto" di noi. Noi chiusi, di sera, nelle nostre case. E, perciò, "al coperto" in tali ore della notte.
Saremmo, dunque, poeti anche di notte?
E, in tal caso, i sogni, i sogni continuerebbero anch'essi ad essere poetici?

 

continua: "Le prospettive"

 
12 maggio 2009

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