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A Tale of the Past - Una favola del passato. (Capitolo due parte due) Versione Italiana

                                                                   RITROVANDO L’AMORE MATERNO 

                        CAPITOLO  2 parte 2   

 

 

Siamo arrivati a Nadi, due settimane fa ed ho notato con piacere che mia madre sta ritrovando la gioia di vivere. Viviamo in un appartamento da cui godiamo di una vista stupenda su questa magnifica baia delle Fiji. La spiaggia sottostante forma un largo arco di sabbie bianche, sul quale si nota un’ininterrotta linea di palme curvate dai venti che mollemente seguono la spiaggia. Le acque marine sono estremamente chiare e limpide ed è possibile vedere il continuo sciamare di pesci multicolori che guizzano tranquilli nel pallore bluastro del mare, che al riverbero del sole sprigiona riflessi stralucenti e cristallini sopra i diversi velieri che si trovano all’ancora nella baia.

La mattina in genere usciamo a passeggiare lungo la spiaggia, tra lo sciacquio delle onde, ma quando il sole, innalzandosi verso lo Zenith, si va riscaldando, troviamo riposo in una delle diverse oasi formate da alte palme che si alternano un po’ più all’interno, sotto le quali si fa sentire la piacevole frescura della brezza marina. In questi luoghi si trovano tavoli e panche per riposare. Trovo che questi esercizi mattutini aiutano molto mia madre a rigenerare le sue forze.

Sin dal primo giorno qui, ho lasciato che mia madre si godesse il piacere di essere in questo luogo incantevole, e solo casualmente abbiamo accennato al passato. Aspetto che nasca in lei il desiderio di parlarmi di nuovo di quei giorni lontani e delle epiche storie famigliari.

Spero che qualora quei ricordi riaffiorino nella sua memoria possa farli rivivere per me nei suoi coloriti racconti e in modo di poter conoscere altri particolari della sua vita passata che mi è tuttora sconosciuta. Penso che così potremo abbattere l’apatia nata in lei da quando Angelo è morto.

Ieri inaspettatamente, Mama mi ha chiesto un quaderno e una penna, “…così posso scrivere appunti come mi tornano in mente. Episodi del passato che per me sarebbe difficile rivelarti a voce. Così un giorno, quando avrai modo di leggere quanto ho scritto, potrai conoscermi meglio. Ti avverto sin da ora però, non dovrai stupirti di com’ero da giovane.”

A cosa mai voleva alludere mia madre? Forse a segreti della sua vita che avrei scoperto il giorno in cui non sarebbe stata più con me?

~*~

Sino ad oggi abbiamo parlato solo casualmente del tempo passato. Desidero che prima si rinvigorisca, e poi lasciare a lei l’iniziativa di rivangare quei giorni lontani e far sì che la sua narrazione nasca spontanea e piena di quei lucidi e interessanti dettagli che lei sa trovare con facilità nei suoi racconti specialmente su quanto riguarda i giorni passati dei Tullio di Nimis.

Desidero che questo avvenga in lei nel modo più semplice senza traumatizzarla e possa rivivere per noi quei giorni buoni e gioiosi nella sua vita, giorni nostalgici e felici che ora dormono nel suo pensiero stanco, e farci conoscere quelle persone da lei amate in Gioventù. Mama ha più che mai bisogno di avere nuovi interessi nella vita. Ha bisogno di stimoli che la aiutino ad apprezzare le innumerevoli cose che la circondano e che ancora possano darle piacere. Quello sarà la molla capace a creare una naturale reazione alla vita odierna e riportarla in una più lunga, salubre e felice vita. Avrò la gioia di rivederla nuovamente parte della mia vita come agognavo in quei giorni di gioventù e ci sentiremo nuovamente uniti come una famiglia.

~*~

Durante le scorse settimane mi sono inoltrato pure io nel ricordo di quei giorni lontani, quando si stava formando la mia vita adulta. Mi sono rivisto come ero allora, un ragazzino giovane che cresceva rapidamente e sentivo il desiderio di chiedere quell’aiuto morale che solamente lei, mia madre, poteva darmi.

Si era allora negli anni critici che precedettero la guerra.

Il tempo di mio padre a quell’epoca era diviso tra la sua ideologia politica, le riunioni clandestine del partito comunista di cui era portavoce e l’ubbidienza incondizionata agli ordini imposti dal partito. Poi, come ultima cosa c’era il suo amore incontrollato per il vino.

Anni più tardi mi fu detto, da parte di uno zio che ben lo conosceva, che mio padre era sempre vissuto così, sin da giovane, essendo ben presto diventato un accanito attivista politico. Erano quelli gli anni roventi immediatamente dopo la prima guerra mondiale. Erano gli anni in cui il Fascismo stava nascendo e il Comunismo dal canto suo istigava alla rivolta i lavoratori delle fabbriche.

Quelli furono gli anni che mio padre fu battezzato al credo Comunista. Il Comunismo, divenne la sua religione e Stalin ne fu il Profeta. Era un seguace fedele, uno scrupoloso osservante degli ordini impartiti dal Cremlino. Vedeva, amava, agiva unicamente per favorire il proletariato Comunista. Era indottrinato alla grande utopia Comunista che aveva il simbolo della falce e il martello, sulla bandiera rossa del partito.

Pensai che questo fu sempre il maggiore ostacolo tra noi. Ero allora troppo giovane per comprendere le sue ideologie politiche, di cui lo sentivo fiero.

Ero incapace di capire il suo sogno visionario. L’unica cosa che desideravo da lui era l’amore paterno che lui inconsciamente mi negava. Così in quei giorni nacque in me la completa indifferenza di qualsiasi propaganda politica. Mi rifiutai di ascoltare i suoi indottrinamenti, ancor più dovuto a fatto di vederlo spesso annebbiato dai fumi dell’alcol.

Lo sentivo quando arrivava a casa a notte inoltrata, dai raduni o dalle osterie. Era rumoroso e parlottava in modo sconnesso tra se` e se`. Molto spesso, quando era ubriaco, vomitava e cadeva in mezzo a quelle vinacce maleodoranti uscite dal suo, stomaco.

Sento ancora oggi vivido in me il ribrezzo di allora. Come avrei potuto essere fiero di un tale padre? Compresi che mai mi sarebbero venuti da lui quegli insegnamenti paterni che avevo bisogno nel crearmi una delineata visione della vita adulta che mi aspettava. Era solo capace a ripetermi quegli insegnamenti politici di cui non avevo alcun bisogno, ma quelli purtroppo erano quanto aveva imparato da quel suo libro rosso emanato dal Cremlino, che era il suo credo e la sua bibbia.

Ero allora troppo giovane per comprendere i credi politici che dominavano sopra noi italiani e che dividevano il paese.

~*~

  Mi trovai presto tra due utopie opposte. Il Fascismo, vigente in quei giorni e il Comunismo, elogiato da mio padre. Successe sin dai primi giorni di scuola, Quando noi ragazzi ricevevamo la nostra prima  indottrinazione Fascista. Ci parlavano di Mussolini e ce lo presentavano come un dio. Lui era il salvatore dell'Italia. Lui era il fondatore del Nuovo Impero Romano.

Tutto era null’altro che una continua ripetizione, e quanto ci insegnavano a voce era anche scritto e illustrato sui nostri libri scolastici. I libri usati per la nostra educazione, non erano null’altro che una parodia della propaganda Fascista. Un continuo ripetere Mussolini qui, Mussolini li...

Forse molti di voi non mi vorranno credere, perché fortunatamente siete cresciuti in tempi diversi, ma questo era il metodo usato in quei giorni all’insegna del Littorio Fascista.

  Il fascismo ci amava, e così creò per noi Il Sabato Fascista. Era il giorno i cui noi ragazzini dovevamo vestire la nostra divisa di Balilla e radunarci nel cortile della scuola o nel vicino campo sportivo, e là  con un moschetto di legno sulla spalla ci insegnavano a marciare nel cadenzato Passo Fascista. Poi seguiva una lunga indottrinazione a glorificazione del Fascismo da parte del nostro Centurione Fascista.

Non mi sentii mai attratto di quelle noiose riunioni, anzi mi sentii ben presto a disagio nelle parate del Sabato Fascista e per le litanie sulle virtu` Fasciste.

Era troppo per me. Da un lato mi sentivo sospinto da mio padre verso la sua ideologia Comunista, mentre sul lato opposto ricevevo l’indottrinazione Fascista, che ci veniva ammannita sui banchi scolastici e in quei raduni paramilitari.

Nacque in me un’inconscia ribellione verso tutte le ideologie. Divenni refrattario alle voci di qualsiasi colore politico e incominciai a diradare le mie presenze alle adunate del sabato Fascista.

    Ma le mie assenze furono notate ben presto dal Centurione Fascista e tempestivamente riferite ai quartieri della Gioventù Italiana del Littorio. Sebbene fossi giovane mi aspettava una punizione. Venni convocato alla presenza del comandante il quale, al mio arrivo, stava leggendo alcuni documenti dattilografati in fronte a se. Poi con tono autoritario mi disse che ero della stessa stoffa di mio padre, a loro ben noto come sovversivo. Mi ricordò quali fossero i miei obblighi come Giovane Fascista e il mio dovere di partecipare puntualmente alle riunioni del sabato.

Alla fine non mancò da parte sua un sentito sermone politico e concluse dicendo che qualora non mi fossi attenuto ai suoi ordini dovevo aspettarmi una severa punizione che non avrei scordato mai più.

Questo è il modo i cui sono cresciuto. Ci volevano succubi ai loro ideali fascisti e si doveva ubbidire ciecamente agli ordini da loro impartiti.

Fu in quei giorni che precedettero la guerra che mia madre decise di separarsi da mio padre. Per noi iniziarono giorni ancora più difficili e mia madre pur di vivere dovette adattarsi ai lavori più umili. Ma mai si arrese. Coraggiosamente lottò contro le avversità. Poi, col passare del tempo, ottenne un lavoro all’ospedale locale ed ebbe pure la possibilità di iniziare il suo tirocinio come infermiera.

~*~

Quelli furono i giorni che diedero inizio a un periodo lungo e doloroso.

Vedevo mia madre soffrire in silenzio e la vedevo lavorare ancor più ostinatamente, poiché sapeva bene che la nostra esistenza dipendeva unicamente da lei.

Un giorno trovai l’ardire di chiederle, “Perché tutto questo sta accadendo proprio a noi?”

Mama stette lungamente sovrappensiero, e notai i suoi occhi si inumidivano, ma le lacrime furono ben presto represse.

Mi rispose con una certa durezza, "Questa è purtroppo la vita, Carlo. Dobbiamo essere forti e continuare il nostro cammino. Dobbiamo essere capaci di sopportare il peso del nostro dolore...”

La vidi turbata e il suo sguardo era sfuggente. Non potrò mai dimenticare quel giorno. Da allora non ebbi più il coraggio di porle altre domande. Rinchiusi dentro me stesso quei pensieri e quelle parole di affetto che avrei voluto dirle. Non volevo vederla piangere nuovamente ponendole inutili domande.

Ora finalmente tutto ciò è solamente un ricordo lontano. Mi sento felice di essere qui, in questa località tropicale, assieme a lei, mia madre. Siamo nuovamente uniti e tra noi sta rinascendo quella intimità che era rimasta assopita per troppo a lungo.    

Misticamente sento rinascere in me il bisogno giovanile di allora, di esserle vicino e di ricevere il suo calore materno, con la stessa intensità con cui la desideravo allora.

Sono arrivato a comprendere una grande verità Ora sono certo che non importa quanto siamo vecchi, in noi rimane pur sempre la necessità impellente di sentire vicina la propria madre. Comprendo come lei, per una vita intera è pur sempre stata capace di donarmi tutto, il meglio di se stessa, poiché è dovere della madre proteggere l’amore.

E` naturale quindi il mio desiderio di ricambiare l’affetto che mi è stato trasmesso attraverso il cordone ombelicale e che è sempre stata la fonte capace di mantenere vivi tra noi i desideri nati nell’infanzia, il piacere di ricevere le sue tenerezze. In questo modo per mia madre non invecchierò mai: rimarrò per sempre quello di allora, il suo piccino.

A quel pensiero, destatosi in me improvvisamente, vidi come il desiderio dell’amore materno fosse stato represso per troppo a lungo e mi sentii sospinto verso di lei.

Le presi la mano dicendole, “Sono felice di averti vicina. I love you so much, Mama! Lo sai che è un’infinità che desideravo potertelo dire?"

Mia madre mi guardò sorpresa. Forse non comprese completamente il motivo di quella mia improvvisa effusione di affetto, poiché non poteva leggere cosa stesse succedendo nel mio cuore. Ma vidi un raggio di luce nei suoi occhi mentre mi concedeva un dolce sorriso. Allungò la sua mano verso di me. La presi tra le mie e sentii qualcosa che mi giungeva da lei. Sentii che non vi era bisogno di parole inutili, come d’altronde non ce n’era mai stato bisogno. I nostri cuori avevano incominciato a comunicare in silenzio e direttamente. Mi sentivo ritornato nuovamente piccino, quel ragazzo che sempre aveva adorato la sua bella mamma.

~*~

Fine Capitolo due

 

 

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