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Ladri di tempo

 
Si sente nervosa all’inizio, cammina in fretta pur sapendo di non essere affatto in ritardo, ed improvvisamente però prende per una strada traversa, come dopo aver cambiato l’idea che aveva in principio, forse decidendo di tornarsene indietro, o magari indirizzandosi da tutt’altra parte. Poi rallenta e alla fine si sofferma, si incuriosisce della vetrina di un negozio e più avanti di un’altra, forse cercando qualcosa in quella sua faccia riflessa, o forse sperando che qualcuno tra i pochi passanti la trattenga un momento anche per qualche motivo senza troppa importanza, quindi infila una mano per frugare nella sua borsa, si soffia il naso come se avesse voglia di piangere oppure come se lo avesse già fatto, ed infine ritrova il coraggio che per un attimo le era venuto a mancare, si scuote di dosso le sensazioni negative che l’hanno accompagnata finora, e riprende con metodo la sua camminata, anche se adesso è ben più lenta di prima.

Non è lontano il caffè, lo sa benissimo, eppure gli ultimi metri sono terribili, faticosi, estremamente duri da essere affrontati. A casa ha lasciato suo figlio apparentemente intento a studiare nella sua cameretta, ed anche pensandoci ad Anna non le sembra proprio di aver tralasciato anche soltanto qualcuno tra quei suoi impegni che quotidianamente sa di dover affrontare, quelli che si ritrova di fronte in pratica ad ogni momento per mandare avanti la casa e la sua famiglia; e poi ad essere sinceri non ci impiegherà molto a togliersi quell’impiccio di dosso: sarà come una piccola parentesi insignificante nella sua giornata densa di cose da fare, qualcosa che lei sa benissimo non sposterà neppure di una virgola ciò che più le sta a cuore.
Infine Anna è arrivata, ed all’improvviso le sembra che sia troppo presto o magari già tardi, ed in qualche maniera anche pensandoci a fondo non riesce a deciderlo, fino a quando non vede che Andrea è subito lì che già le sorride, bello come sempre, oggi senza la sua solita tuta da carrozziere, ed è subito carino con lei, ed anche cortese, accogliente, tranquillizzante. Si siedono ad un tavolino, si guardano senza insistenza come studiandosi mentre iniziano a parlare tra loro, in un modo come non hanno mai fatto per ovvie ragioni, e cercando di spiegare in qualche maniera ognuno se stesso a quell’altro che sta proprio di fronte; poi si fanno servire un caffè, si confidano ancora qualcosa, e lei poco a poco si scioglie, in breve tempo si sente già molto meglio, poi perfino abbastanza bene, e dopo qualche altro minuto decisamente benissimo. Le loro sensibilità si assomigliano, qualcosa di superiore sembra a tutt’e due possa essere scambiato, ben al di sopra delle parole che riescono a dire, e poi c’è un magnetismo forte e evidente che crea attrazione tra loro, anche se basta ad ognuno di loro voltare la testa un momento per riprendere appieno la personalità che sa bene di avere.
Mi piaci molto, le dice Andrea; anche tu, gli risponde subito Anna. E forse vorrebbero piangere per delle affermazioni così semplici eppure complicatissime. Invece sorridono, con gli zigomi caldi di chi sa perfettamente che ci si deve accontentare di poco: perché non c’è proprio altro che possa davvero venir fuori dalla loro situazione, se non un caffè praticamente rubato ai loro giorni imbevuti di tutt’altre cose.
 
Bruno Magnolfi
 

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