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Il matrimonio è fatto di bugie - Lauren Groff

<< Era rimasto su una duna per secoli. Che freddo, il vento. Che strano, il mare. In lontananza, iceberg di spazzatura grandi quanto il Texas. Ruote per il gioco della bottiglia, infradito, fascette, patatine di polistirolo, boa, teste di bambola, ciglia finte, finti animali imbalsamati gonfiabili, gomme per bicicletta, chiavi, parafanghi, libri da remainder, siringhe da insulina, sacchetti antispreco, zaini, boccette di antibiotico, parrucche, filo della pesca, nastri della polizia, pesci morti, testuggini morte, delfini morti, uccelli marini morti, balene morte, orsi polari morti e un viluppo brulicante di morti.
I piedi graffiati dalle conchiglie. Aveva perso il pezzo di sopra del pigiama. Soltanto la biancheria intima lo proteggeva dagli elementi.
Avrebbe dato la sua fortuna pur di placare il dio adirato che lo aveva portato qui. [Ridicolo! Il denaro è per gli sciocchi.] Allora avrebbe dato la sua opera, pensò. La fama. Le pièce, be', non “Le Sirene” però. Ma sì, anche quest'ultima, la più nuova, la favorita, una storia di ego femminili sepolti, la sua migliore finora, se lo sentiva. Anche “Le Sirene”. Che si prendesse le pièce, lui avrebbe vissuto una vita umile, ordinaria. Che si prendesse tutto ma lo lasciasse tornare a casa da Mathilde.
La luce scintillò ai margini del suo campo visivo, il che di solito era presagio di emicranie. Le scintille si avvicinarono, si trasformarono in luce solare, nel kumquat del giardino di Hamlin. Il sole filtrò con raggi obliqui dal muschio spagnolo; ai margini del prato, un boschetto di vite americana e, sotto il boschetto, la casa dei suoi antenati regrediva allo stato di terra della Florida, minacciata dalle bocche fameliche di milioni di termiti o dalle grandi fauci di un uragano. Le ultime finestre rilucevano all'ombra della vita.
Alle spalle di Lotto, la casa costruita da suo padre nella proprietà che sua madre aveva venduto un anno e un giorno dopo la morte di Gawain, trasferendo tutti loro nella triste casetta sulla spiaggia. In questo confuso mondo dell'infanzia, suo padre si ergeva sul lato opposto della piscina. Guardava Lotto con tenerezza.”
“Papà,” sussurrò Lotto.
“Figliolo,” disse Gawain. Oh, l'amore di suo padre. Il più dolce che Lotto avesse conosciuto.
“Aiutami,” disse Lotto.
“Non posso. Mi spiace, figliolo. Forse tua mamma può. Era lei quella intelligente.”
“Mia madre era molte cose, ma non intelligente.”
“Morditi la lingua. Non hai idea delle cose che ha fatto per te.”
“Non ha fatto nulla. Non ha amato nessuno se non se stessa. Non l'ho più vista dagli anni ottanta.”
“Figliolo, vedi le cose in modo distorto. Ti amava moltissimo.”
L'acqua della piscina si increspò: Lotto guardò, vide un'oscurità di un marrone verdastro, rami di quercia ricoprivano la superficie. Una forma bianca simile a un uovo che emergeva, la fronte di sua madre. Gli sorrise. Era giovane, bella. I suoi capelli rossi lambirono il pelo dell'acqua, erano intrecciati a rami dorati. Sputò acqua scura dalla bocca.
“Mami,” disse. Quando sollevò lo sguardo, suo padre non c'era più. Ancora quel vecchio dolore, sordo e insistente, al centro della sua persona.
“Tesoro,” disse sua madre. “Che ci fai qui?”
“Dimmelo. Voglio solo tornare a casa.”
“Da quella donna che ti sei sposato, Mathilde. Non mi è mai piaciuta. Mi sbagliavo. Queste cose si capiscono solo da morti.”
“No. Avevi ragione. E' una bugiarda.”
“Che importa. Ti amava. Era una brava moglie. Ha reso la tua vita bella e tranquilla. Ha pensato alle bollette. Non ti sei mai preoccupato di niente, tu.”
“Ventitré anni di matrimonio e non mi ha mai detto che era una puttana. O un'adultera. O entrambe le cose. Difficile dire. Un immane atto di omissione.”
“Immane è il tuo ego. Terribile che tu non sia stato il suo unico uomo, eh. Quella ragazza scrosta il tuo cesso per ventitré anni e tu le rinfacci la vita che ha fatto quando ancora non ti conosceva.”
“Ma ha mentito.”
“Ti prego. Il matrimonio è fatto di bugie. Bugie innocue, perlopiù. Omissioni. Se dessimo sempre voce a quello che pensiamo del nostro coniuge, ridurremmo tutto in poltiglia. Non ti ha mentito. Ha solo evitato di parlarne.”
Un rimbombo; tuoni su Hamlin. Il sole si spense, il cielo si fece grigio come il feltro. Sua madre si immerse finché il mento non venne coperto dall'acqua torbida.
“Non andare,” disse.
“E' ora.”
“Come faccio a tornare a casa?”
Sua madre gli toccò il viso. “Povera stella,” disse, e si immerse del tutto.>>
 
(Lauren Groff, “Fato e furia”, trad. di Tommaso Pincio, Milano, Bompiani, 2016, pp. 240-42)
 
 

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